Si avvicina il giorno del voto per la modifica costituzionale che viene definita separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante.
La prima cosa che risulta strana è l’affermazione, fatta proprio dal ministro Nordio, che questa riforma costituzionale non incide minimamente sui problemi che avvertono i cittadini per i tempi lunghi, per la impossibilità di arrivare a sentenza per le prescrizioni, per la mancanza di personale, per un corpus legislativo pletorico, ecc. Tuttavia si invita a votare sì a questa riforma in occasione di singoli episodi giudiziari come quello del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore e che poi si è visto che aveva inscenato la farsa dell’aggressione per far sembrare il suo gesto legittima difesa. O, ancora, altri casi giudiziari attuali o passati come il caso del povero Enzo Tortora, come se questa riforma potesse andare ad incidere sulla diretta gestione della giustizia. Affermano che la riforma costituzionale non incide su questi problemi ma vogliono convincere la gente a votare sì proprio mostrando casi giudiziari specifici.
Quindi questa riforma riguarda altro. La separazione delle carriere già esiste perché con la riforma Cartabia non è possibile passare dalla funzione giudicante a quella inquirente se non per una volta e con molte limitazioni. Questo passaggio riguarda lo 0,4% dei magistrati e non credo che per questo si faccia una riforma costituzionale.
Il punto delicato, come sostiene anche Barbero, è la separazione dei CSM e la creazione di una terza struttura giudicante. In pratica si frazione l’unitarietà della magistratura rendendola più debole nei confronti della politica. Il sistema dei sorteggi è completamente casuale per i magistrati mentre per non togati, scelti dalla politica avverrà su un numero di non togati predisposto prima e basterà per eleggerli la maggioranza semplice e non i 3/5 come occorre ora. In pratica la sola maggioranza si sceglierá i membri non togati.
I rappresentanti sorteggiati tra i magistrati, anche se non risponderanno alla loro base con le azioni che svolgeranno, non è previsto che possano essere rimossi e non essendo stati eletti, si muoveranno come cani sciolti e facilmente gestibili dalla politica.
In sostanza questa riforma non migliora l’amministrazione della giustizia ma mira a rendere la politica ancora più immune da controlli.
È una riforma pericolosa che vuol costituire un semplice ulteriore muro alla impunità della politica che potrà muoversi ancora più liberamente anche nel commettere azioni indecenti (vedi Santanchè, Cuffaro, Dell’Utri, Formigoni, ecc.).
VOTIAMO NO convintamente e arginiamo questa ulteriore deriva verso l’oligarchia.





