L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Articolo 11
L’Italia ripudia la guerra. Lo dice la nostra Santa Costituzione Antifascista (che questi fascisti vorrebbero pure modificare). È una esigenza (dopo la sciagura della II guerra mondiale) scritta con il sangue dei liberatori e con la paura di ripetere gli stessi errori. Ora, però, ci troviamo di fronte a un governo ambiguo. Dalle esternazioni del ministro degli Esteri Tajani (“il diritto internazionale vale fino a un certo punto”) – per non parlare degli ultimi interventi grotteschi – alle “vacanze” nelle zone di guerra del ministro della Difesa, il gigante Crosetto fino al silenzio (in Parlamento) della miracolata Meloni. Addirittura Presidente del Consiglio. La stessa donna, madre e cristiana che, fino a qualche tempo fa, diceva il contrario di ciò che afferma oggi (non davanti ai giornalisti o nelle sedi deputate).
In Parlamento, ieri, la sPresidente del Consiglio non c’era. Il suo verbo lo ha affidato a una radio. Non è un dettaglio. È un’assenza che pesa, come un macigno. Al banco del governo i due fieri rappresentanti della razza italica: Tajani e Crosetto. Stanlio e Ollio. Peccato, però, che loro non fanno ridere. Hanno offerto uno spettacolo penoso, senza spendere nemmeno una parola sui morti innocenti.
A qualche chilometro di distanza, sempre in Europa, un vero Premier ha mostrato la sua faccia. Pedro Sánchez ha comunicato senza tentennamenti la sua linea: no alla guerra. Una posizione che ha fatto imbestialire l’americano e amico di merende di Epstein (ricattato da Israele?). Ma Trump, lo sappiamo, ha la minaccia e i missili facili. Nelle sue vene scorre il sangue degli innocenti e delle “innocenti di Salò”. L’ultima pellicola di Paolini è emblematica sui raccapriccianti fatti che stanno investendo i potenti della Terra. Quasi profetica. L’intervento in Iraq sembra aver cancellato di colpo lo scandalo più scandaloso del mondo (Epstein files).
Anche Emmanuel Macron ha parlato, ha chiamato alla responsabilità internazionale.
Il governo italiano gioca a scacchi, vuole infondere “tranquillità” ma lascia il campo pieno di dubbi, interpretazioni e ambiguità. Evita il confronto vero, parla di “pace” ma non chiude le porte dell’inferno.
“La posizione del governo si riassume in quattro parole: No alla guerra. No al fallimento del diritto internazionale. No ad assumere che il mondo possa risolvere i suoi problemi a base di conflitti. No a ripetere gli errori del passato”.
“Spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, per guasti tecnici, per eventi imprevisti, pertanto dobbiamo imparare dalla storia. Non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”.
Non sono parole pronunciate dai governanti italioti. Sono le parole chiare dello spagnolo Sànchez.
La guerra arriva a piccoli passi: una frase non detta, un limite non scritto. Per un’assenza. Come quella della premier. La nostra Costituzione chiede responsabilità, il governo dei sudditi risponde con la fuga e con il fumo.






