«Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Dopo le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro è arrivato – con forte ritardo – il passo indietro della ministra Daniela Santanchè. Non è una scelta tempestiva, non è nemmeno responsabilità istituzionale. Non sanno cosa significa. Diciamolo chiaramente: la ministra è stata costretta dalle circostanze poco favorevoli. La sua decisione è arrivata in ritardo, fuori tempo massimo. Almeno due anni dopo le inchieste, i processi, le richieste dei magistrati.
La zarina di Nordio è stata costretta a lasciare per le sue parole indegne contro i magistrati “plotone di esecuzione”. Però eravamo tutti in attesa della sua partenza per l’estero. Ma sappiamo che Lor Signori parlano a vanvera.
Vicenda Delmastro: nemmeno la condanna in primo grado, otto mesi di reclusione, aveva fatto vacillare la sua posizione. Con la scusa della cocente sconfitta referendaria ha pagato l’inchiesta giornalistica e i suoi “legami” con personaggi legati al crimine organizzato.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto.
Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi.
La pasionaria Giuseppa (Garibaldi) de noantri obbedisce e si dimette. Una buona notizia per il Paese. Non c’è dubbio. Dopo lunghe riflessioni, dopo le pressioni, dopo il rumore, dopo le difficoltà di un governo fallimentare. Troppo tardi per lei e per i prossimi appuntamenti elettorali.
Troppo tardi per farlo rientrare in un gesto di sensibilità politica e istituzionale (sono totalmente ignoranti in questo campo). Troppo tardi per una vicenda che disegna una gestione incerta e affannosa.
Non sono semplici dimissioni. Tutto questa storia rappresenta la resa politica.
Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri.
Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.Cari saluti.
Daniela»
Il governo voleva resistere (termine poco conosciuto e odiato dai suoi rappresentanti) ma la batosta è stata pesante. Serviva un segnale. Anche se totalmente inutile, per loro.
Come ricorderemo la Santachè? Come ricorderemo la Bartolozzi? E come ricorderemo Delmastro? Hanno lasciato solo macerie. Ora, finalmente, questo governo sta perdendo i suoi pezzi (peggiori). Uno dopo l’altro.
Ne restano ancora tanti. Però il castello di cartapesta sta per crollare. Peccato che dall’altra parte non esiste quella credibilità utile per immaginare qualcosa di diverso. Ma resta lo spazio utile per “raccogliere” persone perbene.
La catastrofe degli uomini fidati e scelti dalla Meloni – la vera sconfitta di questo vittorioso Referendum – è solo all’inizio. Ci saranno colpi di coda? Basta guardare in faccia determinati soggetti o rileggere le loro storie personali.
Per adesso si attendono altre decisioni. A chi toccherà nelle prossime ore? Il sobrio (a corrente alternata) Ministro Nordio si assumerà le sue responsabilità? Ieri difendeva la sua zarina. Poi sono arrivate le dimissioni. Oggi continua a dire – in un orario poco raccomandabile per la sobrietà istituzionale – che non si dimetterà. Dobbiamo aspettarci la sua defenestrazione?
Restiamo tutti in attesa delle prossime mosse del governo più fallimentare della storia della Repubblica.





