Stiamo entrando nel vivo della campagna referendaria in vista del prossimo referendum confermativo sulla giustizia del 22-23 marzo. A votare saranno i cittadini italiani in un referendum, in quanto confermativo, senza quorum. Sono diversi in tutta Italia gli eventi di presenza e online per elencare le motivazioni del SI e quelle del NO. Noi ci siamo occupati di entrambi le posizioni e in questa intervista approfondiamo alcune tematiche relative al SI, intervistando il professore di diritto pubblico all’Università di Catania nonché membro laico al Consiglio Superiore della Magistratura, Felice Giuffrè.
Il percorso iniziato dal 1948
“Votare SI perché questa riforma rappresenta il compimento di un percorso iniziato nel 1948 con l’approvazione della Costituzione Repubblicana. Il percorso è andato avanti anche in materia di giustizia nel 1988 con l’approvazione del codice Vassalli, cioè con il codice che ci ha fatto transitare da un processo inquisitorio al processo accusatorio.
È ancora andato avanti nel 1999 con l’inserimento in Costituzione dell’articolo 111 dei principi del giusto processo, della parità di armi tra accusa e difesa davanti ad un giudice terzo e imparziale, e si conclude con il disegno di legge sottoposto agli elettori che definitivamente sancirà la parità delle parti, accusa e difesa, davanti al giudice terzo. Questo a garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini per una giustizia più giusta.”
Sono queste le parole di Giuffrè per far capire ai cittadini che questa riforma è la prosecuzione di un percorso riformativo che riguarda la giustizia dall’approvazione della Costituzione.
L’influenza delle correnti all’interno della magistratura
“Il sorteggio è un meccanismo necessario perché il peso delle correnti della magistratura, è emerso in maniera evidente nella sua punta durante il caso Palamara, sappiamo che c’è stato un procedimento giudiziario che peraltro è ancora in corso e questo procedimento giudiziario ha rivelato un sistema di negoziazione fra le correnti che portava a selezionare direttivi o a valutare le posizioni dei magistrati non in relazione ai loro merito o ai loro demeriti ma in relazione dell’appartenenza correntizia.
Questa riforma introduce, al contrario di quanto spesso si dice, il sorteggio tanto per i togati quanto per i laici perché mentre ora i laici sono eletti diretti dal Parlamento in seduta comune se passasse la riforma anche i laici saranno sorteggiati in una platea, in una lista, in un paniere formato dal Parlamento all’inizio di ogni legislatura tra professori universitari ordinari in materie giuridiche o avvocati che hanno almeno 15 anni di esercizio della professione o magistrati a riposo.
Quindi si sottrae, dai due CSM, da un lato l’influenza delle correnti della magistratura che tanti danni hanno provocato al sistema giustizia, ai cittadini e quindi al paese.
Dall’altra parte si attenua anche la politicità della componente laica perché, a punto, il Parlamento non potrà eleggere più direttamente i laici ma li dovrà sorteggiare in un paniere così come avviene oggi con la formazione della Corte Costituzionale in maniera integrata quando giudica i reati del Presidente della Repubblica. Anche lì 16 dei 31 giudici vengono sorteggiato in un paniere votato dal Parlamento periodicamente”
Con queste parole il professore ha voluto smontare quelle che vengono definite false accuse che, per chi porta avanti le motivazioni del NO, la riforma serva ad influenzare politicamente, ancora di più, i due CSM attraverso i membri laici votati all’interno di una lista precedentemente approvata in Parlamento.
L’intervista continua trattando tutte le tematiche che riguardano la riforma della giustizia: sorteggio, separazione delle carriere, due CSM e Alta Corte Disciplinare. Oltre a questo si è parlato dell’eventuale pericolo che il pubblico ministero possa diventare un super poliziotto e se questo non sia un definitivo atto di regolamento di conti della politica nei confronti della magistratura.






