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Penelope Abruzzo: «Noi non dimentichiamo», la famiglia: «Jois Pedone non si è ammazzato, l’hanno ammazzato»

A Punta Penna sorgerà un murales per ricordare Jois Pedone, quasi quattro anni dopo continua l’impegno della famiglia e dell’associazione per la verità e la giustizia. Chi erano i tre uomini all’ingresso del porto? E chi c’era nell’auto nera vicino casa? che fine hanno fatto i “figli della luna” dopo la chiusura della chat? Sono rimasti legati tra loro? Chi c’era nell’auto scura su cui salì prima di prendere il taxi?

by Alessio Di Florio
24 Marzo 2026
in Approfondimenti
Reading Time: 10 mins read
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La primavera è tornata anche quest’anno, le giornate cominciano ad essere sempre più di sole e vien voglia di stare all’aria aperta. A divertirsi con gli amici, a chiacchierare e stare insieme. Tornerà l’estate e già molti di noi fremono, non vedono l’ora. A Vasto c’è un ragazzo che non potrà più farlo, per cui non ci saranno più primavere ed estati.

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Si chiamava Jois Pedone e nella notte in cui tanti giovani stavano ballando, cantando, bevendo e divertendosi con gli amici con la tappa vastese del Jova Beach Party, il tour sulle spiagge di Jovanotti, la sua vita è stata spezzata sulla spiaggia di Punta Penna. Quella spiaggia in cui tantissimi giovani, anche in questi anni, dopo la morte di Jois, si sono divertiti, hanno giocato, sono stati al sole. Lì dove la famiglia e l’associazione Penelope lo ricorderanno nei prossimi mesi con un murales. Perché il sorriso di Jois non sia mai spento e dimenticato, perché un ragazzo come noi non sia dimenticato.

«Chi dimentica cancella, noi non dimentichiamo» ha sottolineato la sezione abruzzese dell’associazione Penelope, presieduta da Alessia Natali, in un recente post – relazione elaborata da Claudia Mambella, socia Penelope Abruzzo – pubblicato sulla sua pagina facebook.

Questa la ricostruzione di quelle ore pubblicata dall’associazione.

«La notte del 21 agosto 2022, Jois Pedone termina il suo turno di lavoro presso il trabocco “Le Cungarelle”, a Vasto, in provincia di Chieti, e rientra nell’abitazione dove viveva con la madre e il fratello minore. Una volta a casa comunica alla madre che di lì a poco sarebbe uscito per incontrare alcuni amici. Durante la notte la donna prova più volte a contattarlo, ma il telefono risulta irraggiungibile; contattati telefonicamente, gli amici dichiarano di non avere alcun appuntamento con Jois per quella sera.

Nel tardo pomeriggio del 21 agosto, non vedendolo rientrare e constatando che non si era presentato al lavoro, la madre si reca dai Carabinieri per denunciarne la scomparsa. Le ricerche si concentrano fin da subito nella zona della spiaggia di Punta Penna, poiché l’ultima cella telefonica agganciata dal cellulare del ragazzo risultava localizzata proprio in quell’area».

Il giorno dopo ci fu la tragica scoperta proprio sulla spiaggia, prosegue il racconto di Penelope Abruzzo.

«Il corpo senza vita di Jois viene ritrovato in mare il 22 agosto. Alla caviglia il ragazzo aveva un borsone pieno di sabbia legato con una corda da marinaio, corda che — secondo gli accertamenti — avrebbe acquistato lui stesso».

In tribunale a Vasto tutto è stato archiviato, la morte del ragazzo è stata considerata dai magistrati un suicidio, sottolinea l’associazione, «decisione che la famiglia non ha mai accettato e che continua a contestare, ritenendo che permangano elementi non chiariti e incongruenze meritevoli di ulteriori approfondimenti. Approfondimenti che ancora sta portando avanti».

Tanti sono i dubbi, gli interrogativi, i “misteri” su quella notte e sulle ultime ore di Jois, sulla causa della sua morte e sul coinvolgimento di terze persone. 

«Quando la notizia della scomparsa inizia a diffondersi in città, un tassista si fa avanti raccontando alla madre che quella stessa notte avrebbe accompagnato Jois proprio a Punta Penna – ricostruisce il sodalizio – L’uomo riferisce di essersi insospettito perché, una volta sceso dall’auto, il ragazzo avrebbe dato l’impressione che qualcuno lo stesse aspettando. Il tassista parla della presenza di tre uomini e, a distanza di tre anni, ha confermato la medesima versione. Tuttavia, le immagini delle telecamere di sorveglianza visionate dagli inquirenti non avrebbero confermato tale ricostruzione».

Il 22 agosto ci fu il ritrovamento del corpo di Jois. «La morte di Jois è stata archiviata come suicidio, decisione che la famiglia non ha mai accettato e che continua a contestare, ritenendo che permangano elementi non chiariti e incongruenze meritevoli di ulteriori approfondimenti. Approfondimenti che ancora sta portando avanti» sottolinea Penelope Abruzzo che ricorda la possibilità di «segnalazioni anche in forma anonima al fine di arrivare alla verità, al numero Pronto Penelope +39 3475922521».

«Jois non si è ammazzato, l’hanno ammazzato» ha sempre ribadito la famiglia. Il ragazzo era iscritto sulla popolare piattaforma di messaggistica Telegram e seguiva l’occulto e il satanismo, era iscritto ai “figli della luna”, un canale dedicato appunto all’occulto e al satanismo. Un gruppo chiuso poco dopo la sua morte. Perché? Gli iscritti ora cosa fanno e sono rimasti in contatto? Alcuni giovani vastesi e dei paesi vicini erano iscritti? Chi c’era con lui quella notte e perché Jois è andato a Punta Penna? Cosa ne dicono e cosa pensano e credono i giovani di Vasto e dei paesi vicini?

Ai tanti “misteri” su quella notte si aggiungono circostanze successive, dalle telefonate e ritrovamenti che appaiono intimidazioni contro la famiglia alla profanazione della tomba – avvenuta in giorni particolari per il calendario satanista – dopo la notizia dell’archiviazione in tribunale. Proviamo a ripercorrerne alcuni, approfondendo anche quelli già citati in quest’articolo.

Come potrebbe (così sostengono i magistrati) un ragazzo della corporatura di Jois aver trascinato un borsone pieno di sabbia, il cui peso era di 40 kg, da solo, esserselo legato ad una caviglia e poi gettarsi in mare?

Perché il gruppo telegram “I figli della luna”, esoterico e vicino al mondo satanista, a cui si era iscritto è stato cancellato poco tempo dopo la morte? Cosa è stato di quel gruppo? Si è ricostituito diversamente? Sono rimasti legati e in contatto i suoi membri? Quanti erano? Quanti abitanti di Vasto e quanti, eventualmente, di altri territori?

Altri gruppi telegram a cui era iscritto Jois Pedone erano “Comunità stregonesca italiana”, “Unione satanisti italiani gruppo ufficiale”, “Tarocchi&Incantesimi”, “The name of Satan”, “La Libreria Esoterica” e “In Romine Excelsi Channel”. Abbiamo provato a cercare questi canali ma non risultano rintracciabili ad eccezione di “The name of Satan”, nome di sette gruppi diversi. Perché non sono rintracciabili? Sono stati cancellati e, se così fosse, perché?

Quanti sono a Vasto gli interessati e i frequentatori del satanismo e delle sette sataniche?

Chi erano i tre uomini sulla cui auto nera salì Jois quella sera? Dove si recarono?

E chi erano i tre uomini visti dal tassista all’ingresso di Punta Penna?

Cosa c’era (o c’è, se esistono ancora ma non sono rintracciabili) nei sette gruppi telegram a cui Jois Pedone era iscritto?

Perché la tomba è stata profanata? Da chi? E perché nei giorni in cui i satanisti venerano la “Dea Regina dell’inferno e di questo mondo” e ad un mese dal “Natale satanico”? «Vista l’enfasi con cui i vari culti Satanisti la rivendicano e l’importanza che le danno, in questa data, e nei giorni subito precedenti, sono probabili azioni dimostrative, messe nere, ed altre attività correlate come furto di simboli sacri dalle chiese o vilipendio degli stessi, a fine rituale o preparativo per una messa nera da effettuare questa notte – sottolineò sei anni fa il criminologo F. Delicato, direttore di Criminiseriali – nella notte più lunga dell’anno, nell’oscurità prolungata, il culto Satanico mette le radici, ed eventuali comportamenti devianti correlati sono possibili, e finanche probabili».

Nella notte tra il 22 e il 23 novembre, i giorni della profanazione della tomba del ragazzo, c’è stato un cambio di fase lunare. Ma non solo. La notte precedente nel calendario satanista c’è una festa “lunare per eccellenza” in cui viene celebrata Lilith, la «Dea Regina dell’Inferno e di questo Mondo».

È la «luna dei Tarocchi, dea dell’Oscurità che invita nel suo Mondo». Settantadue ore dopo il «Giorno della Grande Madre», la «Dea Regina dell’Inferno», Lilith appunto, il calendario satanista riporta la venerazione del demone Crocell che i satanisti associano all’acqua che addirittura lui potrebbe riscaldare. Duca del Jinnestan, un grande settore principale dell’inferno, Crocell governerebbe ben 48 legioni di demoni.

Il campanello di casa suonato alle 4 del mattino, la nonna riferisce di aver visto un uomo e che è stato lasciato un segno tipo un drago, telefonate minatorie già nelle settimane successive alla morte di Jois in cui si imitava il verso della civetta, una civetta morta con un filo di erba al collo trovata sulla tomba di una familiare nelle ore in cui Jois era all’obitorio. Sono i tentativi di intimidazioni, gesti che riconducono a modus operandi mafiosi, tentati contro la famiglia. Da chi? A chi dà fastidio la memoria di Jois Pedone? Chi ha cercato di intimidire la ricerca della verità? Sono gli stessi che due anni fa minacciarono la famiglia? Sono i “satanisti” con cui Jois Pedone era entrato in contatto?

Chi era la “sacerdotessa”? Come e perché Jois Pedone ci era entrato in contatto? Quanti altri ragazzi sono entrati in contatto con lei? È di Vasto, è del territorio o è di altro luogo d’Italia? Perché e cosa implicava il “patto di sangue”?

Jois Pedone era entrato in contatto con una setta, si era imbattuto nel satanismo organizzato? Come? Dove? Quante altre persone a Vasto e dintorni ci sono entrati in contatto? Come opera e cosa realizza questa setta? Come lega le persone, cosa modifica nelle loro vite e cosa obbliga a fare? È una sola o sono più di una? Locali o da altri territori con contatti e ramificazioni a Vasto e dintorni?

Nel gennaio dell’anno scorso la madre Mary, lo zio Rino e l’avvocata Federica Benguardato sono stati ospiti della trasmissione «Okkio, oltre la cronaca», condotta dalla giornalista Paola Peluso sull’emittente televisiva abruzzese Super J.

I tre uomini all’ingresso dell’area portuale, ha riferito il tassista in ogni occasione in questi ormai quasi due anni, si trovano di fronte il citofono. Due sembra stiano facendo finta di suonare, un terzo volge lo sguardo verso il taxi e Jois Pedone. Ma, come sottolinea la conduttrice Paola Peluso, non c’è nessuna necessità di suonare al citofono per persone a piedi: la sbarra può essere scavalcata o possono passare per il percorso pedonale. Gli inquirenti, riporta sempre Peluso durante la trasmissione, hanno analizzato i video della zona tra l’una e le tre (quando il cellulare di Jois Pedone smette di funzionare) ma affermano di non aver trovato nessun riscontro della presenza di queste 3 persone.

Video, aggiunge Peluso, non tutti completi, alcuni si interrompono. Altri approfondimenti sulla presenza di queste 3 persone non risultano essere stati svolti, sarebbe stata considerata irrilevante ai fini delle indagini. Il perché è uno dei tanti interrogativi lasciati dal decreto di archiviazione nella famiglia e nell’avv. Benguardato.

«Nel decreto di archiviazione si sostiene che non è necessario investigare oltre perché il tassista avrebbe detto che comunque Jois non fa particolari cenni a queste persone quando le vede, non dice al tassista di conoscerli e non dice niente, questo farebbe dedurre gli investigatori che Jois non li conosceva e quindi non è necessario capire chi fossero – ha raccontato nella trasmissione dello scorso 9 gennaio la legale – innanzitutto il dato non è certo, il tassista non può sapere perché Jois non gliene ha parlato o non fa nessun cenno dall’interno della macchina. Ma soprattutto, può essere che effettivamente Jois non li conosceva, questo non significa che loro non abbiano visto nulla, che non sia importante anche oggi sentirli e sapere cosa stavano facendo lì, se avevano visto qualcosa».

La presenza di queste tre persone vicino il citofono all’ingresso dell’area portuale di Punta Penna (in piena notte!) mentre Jois scendeva dal taxi non è l’unica presenza misteriosa di quelle ore. «È uscita un’altra dichiarazione dai carabinieri di uno che ha visto verso le 10 una macchina nera venire verso Jois, Jois affiancare questa macchina nera, scendere dalla sua macchina, entrare dentro la macchina nera, andare via, poi tornare, scendere, andare a casa sua – ha raccontato a «Okkio, oltre la notizia» lo zio Rino Pedone – quanto rientra non torna subito a casa, va via con la macchina nera, la macchina nera ritorna, scende e va a casa».

«Questa parentesi non è stata riportata dagli inquirenti» aggiunse Rino Pedone ai microfoni dell’emittente televisiva abruzzese.

«Il volto di Jois sarà raffigurato in un murales, non diventando solo un omaggio ma un vero e proprio segno di sensibilizzazione nella città di Vasto: un richiamo collettivo affinché la vicenda di Jois non venga dimenticata e perché la comunità resti consapevole dell’importanza di vigilare, sostenere le famiglie e chiedere verità» ha concluso la recente pubblicazione Penelope Abruzzo.

Nell’ottobre scorso è stata pubblicata sull’albo pretorio online del Comune di Vasto la delibera di giunta con cui l’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Francesco Menna ha concesso il patrocinio all’iniziativa. Che mira «a lasciare un segno duraturo e condiviso, capace di custodire la memoria» e a «trasmetterne il valore a tutta la comunità cittadina, con particolare attenzione alle giovani generazioni» si legge nella delibera approvata dalla giunta comunale. Iniziativa «dall’alto valore simbolico, sociale e culturale» che non si limitano «ad un atto di memoria» ma si configurano «anche come messaggio di sensibilizzazione civica» hanno sottolineato gli amministratori vastesi.

La Giunta Comunale ha stabilito di «autorizzare gli uffici comunali competenti a fornire supporto tecnico e amministrativo per l’ottenimento delle ulteriori autorizzazioni necessarie, comprese quelle di competenza dell’Autorità Portuale di Ancona» e di «demandare al Settore Servizi Sociali e al Settore Patrimonio gli adempimenti connessi alla realizzazione del murales». I valori e i messaggi sociali e civili dei due murales verranno quindi supportati e valorizzati dall’impegno dell’assessorato alle politiche sociali, guidate dall’assessora Anna Bosco.

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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