Nella tarda serata di ieri è arrivata la notizia a fine del Consiglio dei Ministri n.166. Tra i diversi argomenti trattati c’era pure quello relativo ai contributi regionali siciliani stanziati a seguito del ciclone Harry che ha distrutto le coste siciliane.
Nel comunicato, infatti, si legge:
“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato sedici leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione siciliana n. 3 del 30/01/2026, recante “Interventi urgenti per far fronte ai danni causati dagli eventi meteo avversi dei giorni 19, 20 e 21 gennaio 2026”, in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza, violano l’articolo 117, secondo comma, lett. e) e o) della Costituzione.”
La legge in questione aveva autorizzato
“la spesa di 50 milioni di euro, di cui euro 12.500.000,00 per spese di parte corrente ed euro 37.500.000,00 per spese in conto capitale, e nell’ambito delle risorse finanziate con gli interventi in questione si dà evidenza e si autorizza, ai sensi degli articoli 48, comma 2, e 51, comma 2, lett. f del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modificazioni, l’utilizzo del ‘Fondo di riserva per le spese impreviste’ (capitolo 215702) per l’importo pari ad euro 8.000.000,00;”
Secondo il Consiglio dei Ministri la legge regionale viola l’articolo 117 della Costituzione nel suo secondo comma lettere “e” e “o” che recita:
“Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;
o) previdenza sociale;”
Una parte dei fondi era già stata erogata tramite l’Irfis, Istituto Regionale per il finanziamento alle industrie in Sicilia, e suddivisa:
- 20 milioni di euro sono stati destinati alle attività commerciali danneggiate;
- 5 milioni al Fondo di solidarietà per la pesca;
- 5 milioni al comparto agricolo;
- oltre 10 milioni agli operatori balneari.
Inoltre in questa legge era previsto l’esonero per i residenti delle province di Messina e Catania dal pagamento del pedaggio autostradale nei caselli di Taormina, Giardini Naxos e Roccalumera. Per i mancati introiti da febbraio a giugno del 2026 la Regione aveva previsto di versare al Consorzio autostrade siciliane (Cas) 800mila euro.
Tra i punti critici contestati al CDM rientrerebbero:
- la deroga alla regolarità contributiva (Durc) per i beneficiari dei ristori fino al 31 dicembre 2026, in quanto subentrerebbe la normativa europea perché la regolarità contributiva è una norma sovranazionale;
- l’esenzione dal pagamento dei canoni demaniali marittimi per gli stabilimenti balneari, in quanto si potrebbe figurare, nella buona volontà della Regione per aiutare le imprese, il danno erariale.
Ancora bisogna capire se l’impugnazione riguarda una parte o l’intera legge ma questo fa riflettere su un altro tema centrale: quanto può una Regione andare oltre in norma di concorrenza e previdenza senza scavalcare la legge nazionale?
Ciclone Harry: devastazione e distruzione. Ma oltre il danno arriva anche la beffa




