Si è momentaneamente fermata la destrutturazione della nostra democrazia e questo è un segnale positivo. Tuttavia se non si elabora una visione di futuro che superi il neoliberismo decadente, che è la causa principale delle tensioni sociali ed internazionali che ci stanno affliggendo, difficilmente riusciremo ad uscire dal declino occidentale.
Nasce l’esigenza di una rifondazione di un’area politica nuova che prospetti nuovi assetti economici e sociali capaci di restituire un vero primato alla politica sulla finanza.
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Lo Stato deve riprendere sotto la sua diretta gestione tutte le aree strategiche a partire dal sistema bancario, energetico, infrastrutturale e sociale.
Questi, che possiamo definire beni comuni, non devono essere sottoposti ad una logica di mercato e di tassi di interesse immediato ma devono seguire logiche di lungo respiro che il capitale non può accettare. Infatti, se analizziamo gli investimenti dei capitali questi si concentrano essenzialmente sulla finanza per avere tassi di interessi alti ed immediati, senza tener minimamente conto della mancata distribuzione del reddito, del valore del lavoro e della reale capacità di innovazione sia per quanto riguarda le tecnologie che per quanto riguarda l’ambiente. I capitali pubblici sono depredati non per dare risposte ai bisogni dei cittadini ma per trarre immediati profitti. Per ogni dollaro che deriva dalla produzione di beni ci sono 10 dollari che provengono dalla finanza, cioè dal denaro che produce altro denaro e non beni. La quantità di ricchezza vuota è stratosfericamente maggiore di quella che deriva da produzioni reali. L’1% della popolazione possiede il 50% della ricchezza totale. È questo il manifesto fallimento del neoliberismo che si è sostituito al keynesismo.
Per cercare di andare in questa direzione bisogna sostituire gli assetti valoriali del neoliberismo di accumulo di ricchezza e potere, con altri valori. Il valore delle persone non deve essere misurato in ricchezza e potere ma nella capacità di pensiero critico, di empatia, di equilibrio relazionale, di coscienza sociale nel comprendere che se tutti tendono a stare in condizioni di autosufficienza diminuiscono le tensioni sociali ed i contrasti. C’è necessità di una società che non si chiuda in un egoismo individuale ma che si apra su una comunità equilibrata ed empatica, esattamente il contrario di ciò che chiede il neoliberismo che vuole individualismo ed abolire l’empatia.
Una lotta reale alla corruzione che non può essere considerata, come ora, un valore positivo dei furbi, ma è il vero cancro che corrode fin dalle fondamenta la società rendendola una vera giungla. Osserviamo come questa è stata sempre più giustificata nell’immaginario collettivo e come la criminalità organizzata sia organica allo Stato.
Il rifiuto organico verso il riarmo e la guerra. Non ci possono essere compromessi in questa visione perché coltivare la guerra ora implicherebbe la scomparsa della nostra specie se viene portata alle estreme conseguenze.
Ripristino di un diritto internazionale su basi solide che cerchino di superare le attuali tensioni e prospettino un reale futuro di pace e di equilibrio.
Ricostruire un’Europa su basi nuove che superino l’ispirazione neoliberista che ha avuto negli ultimi decenni





