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Progetto di attentato con la “madre di Satana”, un arresto e sette indagati in quattro regioni

Telegram il filo rosso con il 13enne che ha accoltellato una professoressa la settimana scorsa e vicende di cronache degli ultimi anni, dalle reti pedopornografiche a morti violente.

by Alessio Di Florio
31 Marzo 2026
in Cronaca
Reading Time: 7 mins read
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È scattata alle prime ore dell’alba di ieri la maxi operazione dei carabinieri del Ros, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale dei Minorenni dell’Aquila che ha coinvolto Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Un 17enne, pescarese e residente in Umbria, arrestato, altri quattro ragazzi indagati residenti in provincia di Teramo, sette in totale gli indagati nelle quattro regioni coinvolte.

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L’intervento dei militari ha sventato il progetto di un attentato, una strage in una scuola a Pescara. «Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa» e «detenzione di materiale con finalità di terrorismo» le accuse al 17enne che deteneva anche un manuale per la fabbricazione di esplosivi. Attentato ispirato alla strage di Columbine negli Usa e a Utoya e Christchurch.

L’esplosivo alla cui fabbricazione stava lavorando l’arrestato è lo stesso, noto per la facilità di realizzazione, utilizzato nelle stragi di Bruxelles e Parigi e denominato “madre di Satana”.

L’inchiesta coordinata dalla Procura per i Minori dell’Aquila segue una precedente inchiesta, partita da Brescia, che ha sgominata una analoga rete suprematista e neonazista. Ideologie a cui è ispirato il canale telegram con i cui vertici il 17enne era in contatto.

Non è questa la prima rete neonazista e suprematista, con intenti terroristici, sgominata negli anni in Abruzzo. Sono passati dodici anni dall’operazione che consentì di sgominare l’organizzazione che puntava alla ricostituzione del neofascista Ordine Nuovo. All’epoca il progetto era di attentati contro esponenti delle istituzioni.  

Telegram, canali e chat della popolare piattaforma di messaggistica, per la seconda volta in meno di una settimana torna al centro di notizie di cronaca su radicalizzazioni violente ed estremiste. Vendetta si legge sulla maglietta che indossava il 13enne che ha accoltellato una professoressa la settimana scorsa. Il ragazzo ha trasmesso in diretta l’accoltellamento, l’aveva annunciato la sera prima su un canale telegram. E sono comparsi in questi giorni almeno tre canali, con il nome Vendetta, aperti da un profilo che sostiene di essere stato in contatto con il 13enne. Canali in cui si fa riferimento a Elliot Rodger, incel che uccise sei persone dodici anni fa dopo aver diffuso online anche lui un manifesto.

Il novecento è ormai alle spalle non sono cronologicamente, non solo per l’avvicendarsi delle pagine del calendario. Nella società liquida le ideologie estremiste, violente, radicalizzate hanno compiuto salti di qualità, si sono atomizzate, parcellizzate, si diffondono come veleni sociali, agglomerano giovanissimi (sempre più giovani) e costruiscono ecosistemi di odio, violenza, crimini, efferatezza. Ecosistemi in cui il suprematismo, ideologie incel e simili, emuli dell’Isis o di altre organizzazioni terroriste simili, traffici criminali, incitazioni alla violenza e all’autoviolenza (alla vicenda dell’accoltellamento secondo alcune fonti sono legati anche ricatti ad una ragazzina), pedopornografia e diffusioni di foto, video, messaggi incitanti allo stupro online e fisico.

Nei mesi scorsi l’Europol ha diffuso un rapporto in cui ha posto l’attenzione sulla diffusione di tutto ciò, dell’estremismo digitale e di idee, ideologie, pensieri, violenti di ogni tipo. Piattaforme come telegram sono tra i luoghi privilegiati insieme ad altri come per esempio Signal e TikTok. Tra poche settimane si terrà la 30esima edizione della Giornata dedicata ai bambini vittime organizzata dall’associazione Meter di don Fortunato Di Noto. I report del sodalizio, le frequenti e coraggiose denunce (troppo spesso voce nel deserto) di don Fortunato e di Meter segnalano da anni la diffusione della pedopornografia e dei traffici pedocriminali su queste piattaforme. Traffici che hanno vittime bambini sempre più piccoli, anche neonati, abusati nelle maniere più atroci possibili. E che vedono anche minorenni autori, protagonisti al centro degli stessi. Lo segnala anche la cronaca abruzzese in cui abbiamo visto minorenni accusati di essere gli animatori di reti pedopornografiche nazionali.

C’erano messaggi ben precisi riferiti all’Abruzzo anche nei gruppi telegram pedopornografici, denunciati la prima volta almeno sei anni fa, di cui ci siamo ripetutamente occupati (unici nonostante il clamore nazionale e l’intervento anche dell’Autorità Garante per i minori Marina Terragni) nei mesi scorsi dopo nuove, forti, denunce di Meter e don Fortunato. In Abruzzo c’è chi cercava foto di donne di varie città per lo stupro online, chi ha dichiarato che si fingeva baby sitter per fare video pedopornografici e chi ha rivendicato che nonostante le denunce continuava a stuprare la figlia di dieci anni.

Visto il silenzio e l’indifferenza generali, a dimostrazione di quanto il livello di tali silenzi sia sconcertante e dovrebbe scandalizzare e scuotere le coscienze riproponiamo gli screen di tali messaggi.

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Un canale che definisce religione la diffusione di questo materiale dato in pasto alle depravazioni e alle perversioni dello stupro online contiene un solo messaggio. In cui si afferma di avere l’intento di «far piegare il governo», parole testuali di un messaggio (l’unico in questo canale pubblico) del 2022. L’autore del messaggio si propone di creare una «Legione» (testuale) che raccolga foto di ragazze che si afferma sarebbero state caricate in un «canale aperto a tutti dove tutti potranno vedere tutte». Una raccolta che si propone di ricattare lo Stato: «Chiediamo il riscatto di 100.000$ in Bitcoin o entro la fine del 2023 il canale privato avrà il quantitativo di oltre 200.000 ragazze italiane. È ora che paghi lo Stato» si legge nel messaggio.

Non abbiamo riscontri e non ci sono state notizie che tale reato sia mai stato, alla fine, realmente perpetrato. Ma un messaggio del genere è più che indicativo del livello di spregiudicatezza, efferatezza e squallore dei soggetti che animano questa rete pedopornografica.

L’estate 2023 è stata segnata dallo stupro del branco di Palermo, ispirato da video porno e i cui accusati hanno rivendicato in diversi messaggi tale ispirazione e il livello della brutalità disumana: «cento cani su una gatta» e «una cosa così l’avevo vista solo nei porno» vi si legge. Nei giorni successivi allo stupro è emerso che c’erano chat, canali e gruppi in cui c’era chi affermava di averne il video e poterlo inviare. Una chat telegram che contava 15.000 iscritti, riporta Il Giornale d’Italia il 23 agosto 2023 in un articolo, in cui era partita la «caccia al video dello stupro» (citiamo testualmente) si chiamava esattamente come la «public room» da noi individuata nel nostro ultimo monitoraggio del gennaio scorso e il cui nome rimanda al gruppo (anzi i gruppi visto il proliferare negli anni).

Si diffondono ideologie suprematiste, maschiliste e di odio violento contro le donne, terroristiche, traffici criminali, si arriva a vicende gravissime come la settimana scorsa. E nel mare magnum sbucano teorie, idee, pensieri, riti satanisti, esoterici, di ogni tipo. Telegram è stato centrale, per rimanere in Abruzzo, nelle morti violente di Jois Pedone e Andrea Prospero.

Il 20 febbraio dell’anno scorso “Chi l’ha visto?” ha rivelato un messaggio girato su un gruppo Telegram riferito alla morte di Andrea Prospero. «Circa due settimane fa è stato trovato morto suicida il ragazzo che aveva queste due @. Vi invitiamo a rimuoverlo da eventuali gruppi e eliminare eventuali chat. La postale ha i suoi 4 cellulari e le sim trovate» si legge nel messaggio documentato dalla redazione della trasmissione di RAI3. Perché l’autore scrive di suicidio? Perché invita a rimuovere ed eliminare? Quali sono i temi di questi «eventuali gruppi» e quali i contenuti di queste «eventuali chat» che lo hanno indotto a questo «invito»? Dopo la pubblicazione di questo messaggio in questo gruppo Telegram si sono cancellate quattro persone, l’autore del messaggio ha cancellato il proprio account. Perché? E alla redazione è giunta un’altra segnalazione con un messaggio su Whatsapp: «Penso di conoscere chi ha scritto quel messaggio che sta girando nei gruppi Telegram, è una persona molto conosciuta nel dark web e stranamente ha cancellato molti messaggi».

«C’è qualcuno che lo ha indotto a entrare in quei gruppi Telegram da cui – come anticipato da Chi l’ha visto – è stato fatto fuori? Gruppi in cui invece certamente i traffici erano illeciti e molto variegati. E il ruolo di Andrea qual era? È da lì che vengono i farmaci che lo hanno portato alla morte e che la famiglia è certa lui non avesse mai preso? È quella la rete che lo ha ingabbiato o lo ha fatto sentire in trappola tanto da avere la necessità di stordirsi?» le domande poste nell’edizione umbra di Il Messaggero il 22 febbraio dell’anno scorso.

Jois Pedone era iscritto al gruppo Telegram «I figli della luna», nato qualche tempo prima della sua morte e chiuso successivamente. Perché fu chiuso? Da chi? Cosa è avvenuto in quei mesi di attività su quel gruppo?

Durante le indagini sono emersi i nomi di alcuni gruppi Telegram a cui Jois Pedone era iscritto: “Comunità stregonesca italiana”, “Unione satanisti italiani gruppo ufficiale”, “Figli della luna” (dal 25 giugno 2022, cancellata e sparita dopo la morte di Jois), “Tarocchi&Incantesimi”, “The name of Satan”, “La Libreria Esoterica” e “In Romine Excelsi Channel”. Abbiamo provato a cercare questi canali ma non risultano rintracciabili ad eccezione di “The name of Satan”, nome di sette gruppi diversi. Perché non sono rintracciabili? Sono stati cancellati e, se così fosse, perché? Cosa c’era (o c’è, se esistono ancora ma non sono rintracciabili) nei sette gruppi telegram a cui Jois Pedone era iscritto?

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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