La primavera iniziava a bussare sedici anni fa, mancava una manciata di giorni al suo arrivo, il sole baciava con i suoi caldi raggi quando d’improvviso un altro raggio squarciò il buio. Quel giorno, dopo una lunga e straziante attesa, fu ritrovato il corpo di una ragazza giovanissima a Potenza.
La ragazza era Elisa Claps, scomparsa da diciassette anni. Il corpo della ragazza fu ritrovato nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Era il 17 marzo 2010 e quel giorno l’impegno per la ricerca di una persona cara scomparsa divenne lotta per la giustizia e la verità. Senza mai dimenticare il dramma di chi non ha più notizie di una persona cara scomparsa: il fratello Gildo è stato fondatore dell’associazione Penelope. L’anno scorso, in occasione dell’evento per il decennale della sezione abruzzese, a Pescara si rivolse a noi giornalisti presenti con parole commosse e sentite, che colpirono profondamente nel cuore: «Siete giornalisti? Fate una cosa: parlate, scrivete, di tutte le persone scomparse che nessuno ricorda più, parlate delle persone scomparse sconosciute».
Danilo Restivo è stato condannato per la morte di Elisa Claps. Non è l’unica donna uccisa da Restivo: in Inghilterra c’è già stata una seconda condanna e il mese scorso è emersa l’accusa nei suoi confronti di aver ucciso ancora un’altra.
Ci sono alcuni punti fermi sulla vicenda ma trent’anni dopo la scomparsa tanti sono ancora gli interrogativi, i dubbi, le verità parziali o mancate nonostante il processo che ha condannato come autore dell’assassinio della ragazza Danilo Restivo. Su Censurati.it abbiamo provato a riepilogarne alcuni. Misteri e interrogativi su cui è piombata l’ombra di abusi sessuali in occasione del trentennale della scomparsa.
La Chiesa della Santissima Trinità è stata riaperta al pubblico ed è tornata alla sua normale quotidianità, dopo tredici anni, nel 2023. Nonostante le proteste della famiglia Claps, un intervento del Papa su cosa dovrebbe accadervi, di don Marcello Cozzi di Libera e tanti altri. In occasione del trentennale della scomparsa di Elisa Claps (e del suo assassinio perché le indagini e i processi hanno accertato che fu uccisa il giorno stesso della scomparsa) si è tenuta una manifestazione di fronte la Chiesa. «Io in quella chiesa – ha dichiarato uno dei presenti, Dino Quarantino – sono stato abusato» aggiungendo, riporta il Quotidiano del Sud, dopo che alcuni presenti gli hanno urlato di fare nomi, di essere «indignato da quella targa apposta all’interno che ricorda don Mimì Sabia», il parroco della Santissima Trinità oggi deceduto.
Tanti sono ancora gli interrogativi, i dubbi, le verità parziali o mancate nonostante il processo che ha condannato come autore dell’assassinio della ragazza Danilo Restivo. I primi già sul ritrovamento: il corpo di Elisa Claps è sempre stato lì? Come è possibile che all’epoca, e per diciassette anni, non è mai stato ritrovato? Accanto al corpo fu trovato il bottone di un abito cardinalizio, perché? E quando e come esattamente fu ritrovato il corpo e perché non fu immediatamente segnalato alle autorità? Circostanza su cui divergono le versioni delle due donne delle pulizie e dell’allora vice parroco.
Il giorno della scomparsa di Elisa Claps Danilo Restivo fu accompagnato in pronto soccorso dove sostenne di essersi ferito alla mano cadendo dalle scale in un cantiere. Una versione la cui credibilità venne a mancare negli anni successivi, Restivo fu condannato per falsa testimonianza. Ma fino al giorno del ritrovamento del corpo di Elisa non venne dato seguito alle indagini e non fu ricollegato alla scomparsa della ragazza. Nel 1997 un’informativa dei servizi segreti aveva già messo nero su bianco conclusioni su quanto accaduto. Perché i servizi segreti si interessarono della scomparsa di Elisa Claps? E perché non fu inviata l’informativa alla magistratura lucana e, anzi, ci furono resistenze e rifiuti di inviarla quando ormai la notizia era di dominio pubblico?
Sono questi solo alcuni dei tanti interrogativi, dei depistaggi avvenuti, che hanno portato il fratello Gildo ad affermare che «parte di verità è rimasta sepolta».
Com’è possibile che per 17 anni non sia stato ritrovato il corpo? Era stata spostata in quella Chiesa? E perché? E da dove? O è sempre stata lì eppure, nonostante ci furono lavori nel sottotetto non è stata vista? Se così fosse come è stato possibile?
Perché non fu immediatamente segnalato alle autorità il ritrovamento e come mai divergono le versioni sull’accaduto delle due donne di pulizie e del viceparroco dell’epoca?
Come è possibile che il ferimento alla mano di Restivo non è stato collegato subito alla scomparsa di Elisa, nonostante possibili indizi e le sue dichiarazioni su come si era ferito non furono ritenute credibili? Come è possibile che nonostante tutto questo gli sia stato permesso andare in Inghilterra (con le drammatiche conseguenze che conosciamo)?
La rivelazione pubblica degli abusi, avvenuta in occasione della manifestazione del trentennale, ha mai avuto seguito da parte della magistratura? Ci sono state indagini? Se ci sono state con quali conclusioni? Se non ci sono state perché? Qualcuno sapeva? Qualcuno ha taciuto?
Foto: fonte sito web Rete L’Abuso





