Le varie mafie non hanno mai avuto una ideologia politica, ma solo uno scopo: il potere attraverso il denaro e il controllo del territorio.
Da sempre, per meglio realizzare il loro obiettivo, hanno cercato un rapporto con la politica e le istituzioni.
Rapporto di scambio in chiave elettorale: favori alle mafie in cambio di voti.
I loro referenti sono stati numerosi, in particolare nei partiti e negli uomini che governano ai diversi livelli, dal Parlamento Nazionale, alle Regioni, ai Comuni.
Ma talora, in misura minore ed episodica, anche in altre formazioni politiche, non esclusi i partiti di sinistra.
Dopo la seconda guerra mondiale, e per molti anni, il partito di riferimento privilegiato è stata la Democrazia Cristiana, poi il Partito Socialista, poi Forza Italia.
Adesso, da qualche tempo, Fratelli d’Italia.
Pertanto non devono meravigliare le varie foto che raffigurano esponenti della criminalità organizzata con Giorgia Meloni o altri politici del suo partito.
Né deve meravigliare che nel partito siano entrati soggetti in vario modo contigui alle mafie.
Il vero tema è verificare quanto tali contiguità possano inquinare le decisioni e le scelte concrete.
In termini generali è un tema complesso e delicato che nessuna inchiesta è riuscita a decifrare sino in fondo.
Solo alcuni esponenti politici e istituzionali hanno subito condanne, ma il fenomeno è molto più ampio di quanto non sia emerso.
In tanti l’hanno fatta franca, qualcuno non c’è più ma altri sono vivi, vegeti ed operativi.
Adesso sembra vi sia un collaboratore di giustizia organico a Fratelli d’Italia, tale Gioacchino Amico.
Saranno le Procure competenti a valutare e verificare l’importanza delle sue dichiarazioni, e solo alla fine sapremo se può esserci una svolta per comprendere quale sia, oggi, il livello di inquinamento dell’etica pubblica nel nostro Paese.
Pertanto, descritto il maleodorante e storico contesto che ha seppellito la questione morale,
non resta che attendere fiduciosi che la Magistratura Italiana, autonoma e indipendente da ogni potere, possa fare chiarezza.
L’appello disperato di Gennaro Ciliberto: “Presidente Meloni, l’onestà in Italia è una condanna?”




