«Una sola parola: apocalisse». È la sintesi finale della testimonianza di Luigi D’Ettorre, dirigente sindacale del settore edile della Cgil in Molise e residente a Vasto, dell’odissea vissuta martedì sera per tornare a casa.
Il contemporaneo stop alla circolazione ferroviaria e autostradale, unito al crollo del ponte sul fiume Trigno della Statale 16 Adriatica, ha creato il caos con migliaia di automobilisti che si sono riversati su strade alternative. Italia spezzata in due sulla dorsale adriatica e trasporti che sono, di fatto, collassati.
Il responsabile nazionale della Protezione Civile Fabio Ciciliano martedì sera aveva annunciato che potevano essere necessari mesi per risolvere l’emergenza. Dopo un mercoledì di passione e preoccupazione, vero e proprio terrore per studenti, lavoratori e altri viaggiatori anche nei prossimi giorni, ieri sera improvvisamente il quadro si è ribaltato. E oggi, in concomitanza con il volo e la discesa sul territorio ferito, del ministro dei trasporti Salvini, si stanno riaprendo autostrade e ferrovie.
La frana ultracentenaria, che spezzò in due l’Italia adriatica l’ultima volta undici anni fa, si sarebbe fermata. La deformazione di dieci centimetri dei binari ferroviari superata da Rete Ferroviaria Italiana, autostrada con senso unico alternato riaperta.
Tante sono le domande e gli interrogativi su quanto accaduto e su cosa accadrà. Come può una frana, tra le più estese d’Europa, monitorata da undici anni e ultracentenaria (era in corso la Prima Guerra Mondiale quando si attivò la prima volta, corsi e ricorsi storici), portare a questo caos?
Dubbi, interrogativi, domande, circostanze che andranno approfondite. Intanto le riaperture, con benedizione ministeriale, di queste ore non possono farci dimenticare quanto accaduto. Le odissee infinite di tantissimi cittadini. L’ultima testimonianza ci è giunta da una famiglia questa mattina: undici ore per tornare nel vastese da Vieste.
È stata poco meno sfortunata una famiglia di San Salvo che è stata costretta ad un viaggio di 9 ore per tornare dalla zona di Trani. Un tragitto di poco meno di duecento chilometri, due ore circa di percorrenza in condizioni normali. Nelle scorse ore l’Adn Kronos ha raccontato l’odissea di una automobilista che si è persa tra strade di campagna a Frosolone, nei pressi della frazione di Acquevive.
Il tragitto alternativo indicato dal navigatore l’ha portata fino ad una strada interrotta. Da una frana. Emergenza non di oggi le condizioni delle strade: c’è chi una delle alternative praticate in quelle ore drammatiche la definisce “mulattiera” non certo a caso.
Mercoledì mattina Luigi D’Ettorre ci ha segnalato che da Vasto per giungere a Termoli c’è voluto oltre un’ora e mezza di viaggio, tre volte quanto occorre in condizioni normali. Cinque ore, invece, per rientrare martedì sera a Vasto, partito che il sole non era ancora tramontato ha rivisto casa nel cuore della notte. Un tragitto lunghissimo, molto più ripido, attraversando anche strade interne ai limiti della percorribilità.
Era già molto tardi l’ora quando è giunto nei pressi di Lentella e Fresagrandinaria, due dei comuni colpiti dalla grave crisi idrica innescata una settimana fa da una frana in località Acquaviva a Roccaspinalveti. Nei pressi del tratto spazzato via nel giugno di due anni fa una frana aveva già colpito. La notizia in un primo momento è stata che era necessario ripristinare trecento metri di tubature, poi sono diventate oltre un chilometro per poi passare ad oscillare tra settecento e ottocento metri. Per la serie si naviga a vista. Tranne i cittadini dei quindici comuni che non hanno l’acqua nelle case da venerdì scorso, loro vorrebbero anche navigare ma senza l’oro blu è alquanto difficile …
Postilla finale. Le tre testimonianze che pubblichiamo in quest’articolo le troverete solo su WordNews.it e GiornalePopolare.it, firma identica non caso. Altre testimonianze sono state pubblicate da colleghi di testate giornalistiche vastesi che dall’inizio dell’emergenza maltempo stanno informando costantemente, recandosi sui posti e fornendo informazione puntuale onorando il giornalismo come i colleghi di ChiaroQuotidiano.it. Le prime due, che ci sono giunte già martedì, sono state proposte anche altrove. Ma Abruzzo e Molise sono considerate regioni piccole, non pesano sullo scacchiere nazionale.
E anche a livello locale mediocri padroni del vapore che si accaniscono su vicende che riguardano minori, anche violando la deontologia giornalistica ripetutamente, quando gli conviene per poi rifiutarsi per pavidità e vacuità – arroganti e incapaci capaci di tutto, soprattutto di piegare notizie a fake news comode per fare tossico clamore – di pubblicare la notizia del gruppo telegram pedopornografico da noi documentato ripetutamente, per esempio. E quindi su un’emergenza drammatica come quella di questi giorni si fa soffocare il lavoro sul territorio, la voce del territorio, per farsi pronisti messaggeri di veline e agenzie.





