Il distruttivo ministro (con la “M” minuscola) della Giustizia Carlo Nordio – già sonoramente sconfitto da un referendum che, in parte, ha messo le cose in chiaro – ha affermato (dopo il solito drink pomeridiano) che il “libro più importante per la nostra giustizia”, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini, intervenendo nella polemica sulla dichiarazione antifascista richiesta agli editori per partecipare a Più libri più liberi.
Già questa cazzata meriterebbe un sonoro pernacchio alla Eduardo De Filippo.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito quella richiesta (“patentino antifascista”) una forma di “censura”. Da quale pulpito…
Altra sonora pernacchia.
Mettiamo le cose in chiaro. La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione (scritta con il sangue degli antifascisti) vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
Nordio ricorda quel delinquente di Mussolini. Non è la prima volta che questi governaticchi ripropongono la storiella di testa pelata. (“Ha fatto cose buone… L’unico errore è stata l’alleanza con Hitler… Ha fatto le bonifiche e i treni arrivavano in orario”. Propaganda becera fascista).
Il più importante libro scritto in questo Paese antifascista – lo ribadiamo con forza – si chiama Carta Costituzionale.
Le parole del peggior ministro della Giustizia Carlo Nordio sul Codice penale firmato da Mussolini non sono una mera uscita infelice. Anche se pronunciate dopo un aperitivo. Restano il pericoloso sintomo di un governo che si è sempre riconosciuto in questi disvalori fascisti.
Un governo formato da fascisti che soffrono maledettamente la parola antifascismo, cercando di reagire, in privato, con il braccio teso e urlando a squarciagola “eia eia, alalà”, sfogandosi con “faccetta nera”.
Ignoranza? Cretinaggine? Esaltazione?
Lo ripetiamo ancora una volta. Nordio sostiene (grassa risata) – come sosteneva il “Sì” fallimentare al referendum (per non parlare delle sue decisioni fallimentari per la Giustizia) – che il “libro più importante” per la giustizia italiana porta la firma dell’assassino Mussolini. Una frase oscena. Pronunciata non all’interno di un bar da un consumatore di alcool. Ma da un ministro della Repubblica che ha giurato proprio sulla Costituzione. L’avesse almeno letta. L’antifascismo, poco caro ministro e poco cara presidente del Consiglio, non è un semplice “patentino”. È la democrazia. Siete voi altri i depositari della censura (quella vera), dei manganelli, del confino, del carcere, dell’olio di ricino. Della propaganda razzista. Delle guerre, della soppressione delle libertà. E dei morti che avete sulla coscienza. Cerchiamo di evitare la querela: dei morti che la vostra brutale ideologia si porta sulla coscienza.
Non tutti i libri possono essere uguali. Ci sono libri che liberano e ci sono libri che addestrano all’odio. Ci sono editori che fanno cultura e ci sono editori che si occupano di propaganda nostalgica.
C’è il fascismo e c’è l’Antifascismo.
Il clima putrido si respira da troppi anni. L’antifascismo viene trattato come una fissazione della sinistra, la memoria come un fastidio, la Resistenza come una faccenda da cancellare, la Costituzione antifascista come un grosso ostacolo da piegare ad uso e consumo di chi vorrebbe riscrivere la storia di questo Paese. Arrendetevi. Non ne siete in grado. La cultura non vi appartiene.
Il ministro Nordio, invece di usare quel coglione di Mussolini come clava contro l’antifascismo, dovrebbe ricordare – ogni tanto – che il suo deretano siede in un governo della Repubblica italiana. Non della Repubblica di Salò.
Invece dei “patentini” pensate a Vannacci e alle stronzate che racconta. E tenetelo a bada.
Ricordatevelo una volta e per sempre: non c’è spazio per chi esalta il fascismo. Non c’è spazio per gli editori nostalgici. E non c’è spazio per chi vuole abbattere le fondamenta antifasciste che poggiano sul sacrificio e sulla lotta dei giovani partigiani. Parole a voi completamente sconosciute.
Viva la Costituzione.
Viva l’Antifascismo.
Il fascismo non ha fatto “cose buone”: smontiamo le bufale di Vannacci e dei nostalgici di regime





