WordNews.it è sempre stata dalla parte dei testimoni di giustizia. Non a parole. Lo abbiamo fatto con articoli, domande, denunce pubbliche, richieste precise rivolte anche alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, rimaste però senza risposta.
Abbiamo chiesto conto del silenzio istituzionale, delle audizioni mancate, delle tutele negate, della condizione reale di chi ha denunciato mafie, camorra e corruzione credendo nello Stato. Ma alle nostre domande non è arrivata alcuna risposta. Zero. Come se i testimoni di giustizia fossero utili solo nelle celebrazioni, nei comunicati, nelle fotografie ufficiali.
Per questo pubblichiamo la lettera che segue. È una voce che non può essere archiviata come sfogo personale. È un atto d’accusa contro uno Stato che chiede coraggio ai cittadini e poi, troppo spesso, li lascia soli.
PDC
Egregio Direttore,
Le scrivo per lasciare una traccia, per gridare un dissenso che sembra non trovare ascolto nelle stanze del potere. Io sono un testimone di giustizia. Ho denunciato, ho testimoniato contro la camorra e la corruzione, credendo nello Stato. Oggi, quella scelta si è trasformata in una condanna quotidiana.
Mentre i camorristi continuano a godersi una vita nel lusso, noi testimoni di giustizia veniamo calpestati da uno Stato ingrato e indifferente. Tutto è diventato un ostacolo insormontabile: la vita di tutti i giorni, la ricerca di un lavoro, i rapporti sociali più semplici.
La politica delle passerelle e l’agenda dell’oblio
Le promesse della politica sul contrasto alle mafie si rivelano regolarmente per quello che sono: chiacchiere. Oltre le passerelle istituzionali, oltre le commemorazioni di facciata, la realtà è il vuoto assoluto. Anzi, avvertiamo una netta discriminazione da parte di questo governo.
Non una sola frase è mai stata pronunciata dal Presidente del Consiglio a favore dei testimoni di giustizia.
Il Ministro dell’Interno e il Ministro della Giustizia sembrano ignorare persino la nostra esistenza.
Sapevamo che la nostra figura sarebbe stata messa in secondo piano, ma non avremmo mai immaginato di essere completamente cancellati dall’agenda di governo. In questo contesto, la sicurezza di chi ha denunciato viene trattata come una mera pratica burocratica. A chi importa se i testimoni e i loro familiari vivono o muoiono? Se dovesse succedere qualcosa, la sensazione amara è che la colpa verrebbe comunque scaricata sul testimone stesso.
Un appello diretto alla Presidenza del Consiglio
Il Premier Meloni e la sua cordata politica sono evidentemente impegnati in altro. Ma non servono le lacrime tardive e le frasi fatte quando un Primo Ministro non ha il coraggio di guardare negli occhi quegli italiani che, con il proprio coraggio, hanno contrastato le mafie in ogni loro articolazione.
“Presidente Meloni, le auguro di vivere una sola settimana da testimone di giustizia. Solo allora potrà capire quanto abbiamo subito da chi avrebbe dovuto tutelare le nostre vite e invece ci ignora.”
Con questo comportamento, la politica sta infliggendo ai nostri figli e ai nostri parenti la sofferenza più grande che un essere umano possa provare: il senso di abbandono da parte delle istituzioni che abbiamo difeso.
Un testimone di giustizia
39 articoli, zero risposte: Colosimo celebra, i Testimoni di Giustizia aspettano






