CASTELLAMMARE DI STABIA – Un presunto sistema di scommesse illegali, gestito attraverso piattaforme telematiche e società intestate formalmente a terzi, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le attività sarebbero state riconducibili all’area d’influenza del clan D’Alessandro, organizzazione criminale radicata a Castellammare di Stabia.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha disposto cinque misure cautelari e il sequestro preventivo di quote societarie, complessi aziendali ed esercizi commerciali.
Complessivamente sono undici le persone indagate. Le contestazioni formulate nei loro confronti rappresentano, allo stato, ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
Cinque misure cautelari
Le Fiamme Gialle hanno eseguito: due misure di custodia cautelare in carcere e tre misure degli arresti domiciliari.
In carcere sono finiti Francesco Di Paola Avallone, 55 anni, e Paolo Carolei, 55 anni. Quest’ultimo, già detenuto al regime del 41-bis, è indicato dagli investigatori come un esponente di vertice del clan D’Alessandro.
Gli arresti domiciliari sono stati disposti per Simona Coppola, 55 anni, Antonio De Simone, 57 anni, e Maurizio Lopez, 61 anni. I provvedimenti e i sequestri sono stati eseguiti tra Castellammare di Stabia, Gragnano e Sorrento, territori nei quali erano operative le agenzie di scommesse finite al centro dell’indagine.
Il presunto sistema delle scommesse illegali
Secondo l’ipotesi investigativa, il sistema avrebbe consentito la raccolta abusiva di scommesse attraverso piattaforme telematiche e una rete di attività formalmente intestate a terzi.
Le società e le quote aziendali sarebbero state utilizzate come schermo per nascondere i reali beneficiari delle attività economiche e aggirare eventuali provvedimenti interdittivi o controlli previsti dalla normativa antimafia.
Al centro degli accertamenti figurano quattro società operanti nel settore delle scommesse. Secondo gli investigatori, sarebbero stati costituiti diversi centri scommesse collegati tra loro e intestati formalmente a prestanome. All’interno delle agenzie sarebbero state effettuate anche giocate di importo rilevante, successivamente frazionate per tentare di eludere gli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.
Le accuse contestate
Gli undici indagati sono accusati, a vario titolo, di:
- associazione per delinquere;
- trasferimento fraudolento di valori;
- esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse;
- autoriciclaggio;
- violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale;
- estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan D’Alessandro.
Non tutte le contestazioni riguardano indistintamente ciascun indagato. In particolare, il metodo mafioso non viene attribuito a tutti i soggetti coinvolti nell’inchiesta.
Il reinvestimento dei proventi
I guadagni provenienti dal presunto circuito illegale sarebbero stati successivamente reinvestiti in attività economiche, con l’obiettivo di immettere il denaro nel circuito apparentemente legale. Per interrompere questo meccanismo, il Gip ha disposto il sequestro preventivo di quote societarie, aziende ed esercizi commerciali ritenuti direttamente o indirettamente riconducibili agli indagati.
Non è stato reso noto il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro.
Gli undici indagati
Le persone coinvolte nell’inchiesta sono:
- Albino Amato, 22 anni;
- Francesco Di Paola Avallone, 55 anni – custodia cautelare in carcere;
- Paolo Carolei, 55 anni – custodia cautelare in carcere;
- Simona Coppola, 55 anni – arresti domiciliari;
- Alfonso De Simone, 26 anni;
- Antonio De Simone, 57 anni – arresti domiciliari;
- Alberto Flanulli, 27 anni;
- Giulio Lopez, 26 anni;
- Maurizio Lopez, 61 anni – arresti domiciliari;
- Raffaella Russo, 53 anni;
- Giovanni Cascone, 55 anni.
Il colpo agli interessi economici del clan
L’operazione colpisce un settore considerato particolarmente redditizio per la criminalità organizzata: quello del gioco e delle scommesse, capace di produrre ingenti movimenti di denaro e di offrire molteplici possibilità di schermare e reinvestire i proventi illeciti. L’inchiesta dovrà chiarire le singole responsabilità e accertare l’effettivo ruolo ricoperto dagli indagati nel presunto sistema economico collegato al clan D’Alessandro.





