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Sonia Alfano: «Nutro seri dubbi che Denise si sia suicidata»

Dalla solitudine di Lea Garofalo ai rapporti ristabiliti con Carlo Cosco, dai permessi concessi ai condannati all’ergastolo al funerale di Rosario Curcio: l’ex europarlamentare accusa lo Stato di avere abbandonato testimoni e familiari delle vittime. «L’antimafia istituzionalizzata offre pacche sulle spalle a tempo. Lo Stato ha ceduto territori all’antistato».

by Paolo De Chiara
24 Settembre 2026
in Interviste
Reading Time: 48 mins read
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La morte di Denise non può essere liquidata come il gesto estremo di una donna fragile. Dietro la figlia di Lea Garofalo c’è una storia segnata dalla ’ndrangheta, dalle pressioni, dall’isolamento, dalle responsabilità dello Stato, dalle associazioni (che parlano, parlano…) e, anche, dalla società civile (che dimentica…).

Sonia Alfano, già europarlamentare e presidente della Commissione speciale del Parlamento europeo contro la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio, conosce personalmente il dolore dei familiari delle vittime di mafia. Suo padre, il giornalista Beppe Alfano, fu assassinato dalla mafia l’8 gennaio 1993.

In questa intervista esclusiva rilasciata a WordNews.it, l’On. Sonia Alfano ricorda l’incontro con Denise, denuncia le carenze del sistema di protezione dei testimoni di giustizia e chiede che vengano riesaminati i rapporti con Carlo Cosco, le dichiarazioni rese da Venturino e tutti gli elementi che hanno preceduto la morte della giovane donna.

Alla domanda conclusiva risponde senza giri di parole: “Nutro seri dubbi che Denise si sia suicidata”.

Qual è stata la sua prima reazione davanti alla morte di Denise, la figlia di Lea Garofalo?

Chiaramente di stupore e di sconcerto, perché sembrava di rivivere quello che era già accaduto con Lea. Questa notizia, purtroppo, mi ha lasciato molto sconvolta. Sconvolta anche perché avevo conosciuto Denise e, quindi, questa notizia è stata un colpo al cuore.

Che cosa significa “avevo conosciuto Denise”?

Avevo conosciuto Denise poco dopo la morte della mamma. L’avevo conosciuta proprio nell’immediatezza, nel tentativo di poterla aiutare, di poter fare qualcosa. E’ stato come rivivere un dolore, rivivere un cortocircuito.

In quell’occasione chi si è trovata di fronte? 

Una ragazza a tratti impaurita, forse anche spaesata, però con uno sguardo forte. Penso a uno sguardo bello, quello di una persona che comunque aveva voglia di lottare. Ecco perché questa notizia mi ha colpito particolarmente: a distanza di anni mi risulta veramente difficile pensare che quegli stessi occhi, che non trasmettevano vendetta o voglia di vendetta, ma forza, abbiano potuto cedere il passo alla disperazione e alla voglia di farla finita, peraltro in un determinato modo.

Possiamo parlare soltanto del suicidio di una donna fragile oppure dobbiamo interrogarci sul peso esercitato da una storia familiare, mafiosa e istituzionale che non le ha mai consentito di vivere veramente libera?

Senza dubbio, propendo per la seconda ipotesi. Chi ha conosciuto Denise, chi ha conosciuto la storia di Lea Garofalo – e quando dico chi ha conosciuto quella storia non mi riferisco a chi l’ha letta o a chi l’ha sentita raccontare, ma a chi l’ha vista dall’interno, conoscendo Marisa e tutto quello che ruota ancora oggi attorno a questa vicenda – credo debba considerare molto più confacente la seconda pista, la seconda strada. È la storia di una donna che non è mai stata libera: né da ragazza, né da figlia, né successivamente da donna. Non è mai stata libera di poter vivere la propria vita, perché purtroppo il contesto familiare e la pressione familiare non sono mai scomparsi. Anzi, il tempo ha rafforzato sempre di più quella provenienza, quelle origini e quell’appartenenza attribuitale dagli altri.

Lea Garofalo entrò con Denise nel programma di protezione nel 2002. Dopo sette anni segnati da precarietà, trasferimenti e difficoltà economiche, ne uscì definitivamente perché stanca di quella vita. Lo Stato ha protetto Lea oppure l’ha consumata, isolata e infine lasciata sola davanti ai suoi assassini?

Dirò una cosa probabilmente poco condivisibile da parte di chi dovrebbe occuparsi della tutela dei testimoni di giustizia, ma credo che Lea e sua figlia, come tanti altri testimoni di giustizia, siano state lasciate sole. 

Ancora oggi non soltanto vengono lasciati soli, ma si ha la sensazione che queste persone paghino e che venga fatto pagare loro, lentamente e giorno dopo giorno, il coraggio di essersi schierate dalla parte dello Stato. Oggi molti arrivano a chiedersi: siamo sicuri che sia la parte giusta? Siamo sicuri di essere dalla parte giusta? Io mi sono sempre occupata dei testimoni di giustizia e ricordo le vicissitudini, per esempio, di Gennaro Ciliberto, che per andare dalla figlia, per partecipare al diciottesimo compleanno della figlia o per recarsi sulla tomba dei propri cari doveva affrontare determinate restrizioni e determinate situazioni, quasi fosse lui il delinquente. Allora ci si chiede: da che parte stiamo? Perché vengo trattato così? Ne è valsa la pena? Tornassi indietro, lo rifarei? Ma soprattutto: perché vengo trattato in questo modo? 

Uno Stato che non è capace di essere Stato, uno Stato che non è capace di proteggere, accogliere, tutelare e difendere, o è incapace oppure sta da un’altra parte.

Apro una piccola parentesi per riprendere le dichiarazioni della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, che ha affermato testualmente: «Lo Stato nella storia di Denise c’è stato, ma alcune ferite inferte dal padre ’ndranghetista non sono state curate». 

Non so in quale senso lo Stato sia stato presente con Denise e con Lea. Soprattutto, le cicatrici inferte dalla famiglia non possono costituire in alcun modo un alibi per farsi da parte. Io personalmente nutro seri dubbi su questa vicenda. 

Dobbiamo forse abdicare al ruolo delle istituzioni perché lì c’è un padre, c’è una famiglia che conosciamo perfettamente? Sappiamo che famiglia sia, di che pasta siano fatti e sappiamo di essere diametralmente agli opposti. Sappiamo perfettamente quanto quella famiglia abbia inciso, ma questo non significa che lo Stato debba abdicare al proprio ruolo. Non significa che debba farsi da parte. Ho trascorso veramente tanti anni cercando di tutelare queste persone e di far comprendere la situazione soprattutto alle istituzioni italiane. Questa vicenda l’ho portata anche all’interno del Parlamento europeo, cercando di darle solidità. Ho cercato di creare una forma di tutela e di assistenza da parte dell’Europa, affinché l’Italia si sensibilizzasse. Quando si arriva a mettere in campo determinate misure, evidentemente esiste una commissione o un nucleo un po’ sordo, che ascolta soltanto alcuni piuttosto che altri. 

Diciamolo chiaramente, senza nasconderci dietro le parole: anche lì esistono testimoni di giustizia di serie A, testimoni di serie B e quelli mai pervenuti. Altrimenti non saremmo coerenti se nascondessimo questa triste verità.

Lea Garofalo fu considerata poco credibile mentre era viva. Soltanto dopo il suo omicidio le sue dichiarazioni furono rivalutate e riconosciute nella loro importanza. Perché in Italia una donna che denuncia la ’ndrangheta deve morire prima di essere ascoltata? Chi avrebbe dovuto chiederle scusa?

Credo che oggi tutte le istituzioni dovrebbero chiederle scusa. Tutte, indistintamente. Lea ha chiesto aiuto in ogni modo. Ha veramente cercato di attirare l’attenzione su ciò che diceva, non su se stessa: su ciò che diceva e su quello che avrebbe potuto raccontare. Ritengo che tutti, indistintamente, debbano chiedere scusa a lei e a Marisa, perché non dimentichiamo che in questa vicenda c’è ancora Marisa, che è una sorta di cuscinetto. Ritengo che oggi più che mai, davanti alla situazione che Marisa vive e, anzi, rivive, questa possa essere l’occasione giusta e doverosa per chiedere scusa a Lea per quello che lo Stato non è stato in grado di comprendere, capire e fare.

Marisa Garofalo non è stata nemmeno avvisata della morte della nipote.

Mi chiedo: è questo l’atteggiamento che si riserva a chi si ritrova in un determinato contesto e decide di tagliare quei rami e quelle radici? Quella persona compie una scelta che non è una scelta di convenienza. Vorrei che passasse questo messaggio: non è una scelta di convenienza, è una scelta di coraggio. È questo il trattamento che viene riservato? Tutto ciò stride quando leggiamo o ascoltiamo che, invece, lo Stato si mostra morbido con persone di tutt’altra estrazione. Provo a mettermi nei panni di Marisa, che ha perso sua sorella e sua nipote. Immagino che continui a chiedersi: dove abbiamo sbagliato? Perché? Credo che siano interrogativi che l’accompagnano giorno e notte.

Vorrei aggiungere un altro elemento. Sembrerebbe che oggi l’inchiesta sulla morte di Denise stia verificando i rapporti ristabiliti da qualche anno – e non da qualche mese, come qualcuno sta scrivendo – con il padre Carlo Cosco, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lea. Nel 2009 proprio il riavvicinamento familiare venne utilizzato per attirare Lea prima nella trappola di Campobasso e poi in quella mortale di Milano. Ritiene che gli investigatori debbano verificare se la stessa strategia di pressione e riavvicinamento sia stata riproposta nei confronti di Denise?

Assolutamente sì. Considerato che sono molto legata a Marisa, non voglio entrare in dinamiche familiari che però conosco, né smentire la ricostruzione degli ultimi mesi. Ma è una questione che forse non si è mai fermata. Potrebbe non essersi mai fermato questo atteggiamento di pressione su Denise. Conosco la vicenda dall’interno, però non mi permetto di entrare nel merito. Non devo essere io a raccontarla.


«Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco»: tornano di drammatica attualità le parole di Carmine Venturino


Quale peso possono avere le parole pronunciate all’interno di un’aula di tribunale? Ci troviamo nel giudizio di secondo grado, nel 2013, quando l’ex fidanzato di Denise, Carmine Venturino – colui che fece ritrovare i resti in un tombino e illustrò le dinamiche e la tecnica utilizzata per eliminare il corpo di Lea Garofalo – durante il suo interrogatorio disse chiaramente che Carlo Cosco aveva condannato a morte anche Denise. Non è agghiacciante tutto questo?

È terrificante. Lo è ancora di più se dimentichiamo che quelle dichiarazioni furono rese all’interno di un’aula di giustizia. Ed è ancora peggio se oggi non ricolleghiamo quelle dichiarazioni a ciò che è accaduto a Denise.

Proprio nei giorni scorsi, Angela Napoli ha dichiarato: «La ’ndrangheta non dimentica».

La ’ndrangheta non dimentica. Conosciamo perfettamente il suo patto, quello che prevede e il suo cosiddetto sigillo d’onore. Quando un padre o un marito arriva a compiere determinate azioni, possiamo davvero pensare che possa avere dei ripensamenti all’ultimo momento davanti a una figlia che ha già devastato psicologicamente? Io non lo credo. Non lo credo assolutamente. Non credo nemmeno a ciò che viene descritto, perché conosco i fatti dall’interno. Ritengo che oggi più che mai la magistratura debba percorrere e ripercorrere situazioni alle quali, forse, non è stata prestata la necessaria attenzione. Voglio credere che sia avvenuto per superficialità, anche se in casi come questi la superficialità ha un peso incredibile. Oggi più che mai sono doverosi una ricognizione e un riesame dell’intera vicenda.


Lea, Denise e Carlo Cosco: la strategia del “riavvicinamento”


Carlo e Vito Cosco, entrambi condannati all’ergastolo per l’omicidio di Lea, hanno usufruito di permessi. Carlo Cosco è tornato più volte nel territorio calabrese. È accettabile che benefici di questo tipo vengano concessi senza valutare anche il potere di condizionamento familiare, sociale e criminale che un condannato può continuare a esercitare fuori dal carcere?

Credo che basti la notizia della morte di Denise per rispondere a questa domanda. Credo che la morte – non il suicidio, ma la morte di Denise – sia la migliore risposta a questa domanda, a queste concessioni e a quello che è uno scempio compiuto sotto il nome della giustizia. Pensare che Lea non ci sia più – e sappiamo come e in quale modo non ci sia più – e pensare che questa persona, invece, sia uscita e sia tornata in libertà, seppure con non so quali limitazioni, è inaccettabile. Il semplice fatto di avergli consentito di mettere il naso fuori da una casa circondariale dimostra che il fine pena, oggi più che mai, viene scontato soltanto dalle vittime e dai loro familiari.

Il fine pena mai lo scontano sempre le vittime. Questa vicenda, purtroppo, lo dimostra chiaramente. Questa vicenda conferma il concetto che noi ribadiamo da sempre: il fine pena mai lo scontiamo noi, familiari delle vittime innocenti. Questa vicenda, questa situazione, questa libertà e questi permessi concessi a Cosco rappresentano la firma posta sotto questo pensiero.

Denise aveva denunciato suo padre, affrontato i processi, riconosciuto i resti e i gioielli della madre e scoperto di essere stata inserita nella lista delle persone da eliminare, come abbiamo detto in precedenza. Una tutela amministrativa a tempo può bastare per una persona che porta con sé traumi di questa portata? Lo Stato dovrebbe garantire per tutta la vita assistenza psicologica, sociale, economica e lavorativa ai testimoni di giustizia e ai loro familiari?

Lo Stato dovrebbe farsi carico di queste situazioni, ritenendolo non soltanto un obbligo o un dovere, ma un onore. Dovrebbe farsi carico di qualsiasi esigenza e di qualsiasi forma di tutela, senza imporre una scadenza, quasi si trattasse di un pacco postale. Non può accadere che fino a oggi io sia sotto la tutela dello Stato perché lo Stato ritiene che possa correre un rischio e che da domani scada il mio tempo, scada la mia affidabilità o scada il debito che lo Stato ha nei miei confronti. Da domani divento potenzialmente un elemento di troppo, un elemento considerato un problema. 

Questa tipologia di misure e, soprattutto, una norma predisposta in questa maniera fanno sentire il testimone di giustizia come un peso. Sei una pratica, sei un numero che lo Stato non vede l’ora di liquidare. Quando scade la tua permanenza nel programma, lo Stato pensa di essersi tolto un problema di dosso. E tutte le volte in cui tu, testimone, torni a chiedermi tramite una e-mail di essere autorizzato ad andare a trovare i tuoi genitori, tua figlia o a occuparti di una questione che ti riguarda – perché non hai più radici in quel territorio, ma magari muore qualcuno della tua famiglia ed erediti dei beni – ogni volta che ricevo da te una e-mail o una PEC, per me sei nuovamente un problema. Un problema che si ripropone. Se non cambia questo approccio, non credo che possa essere considerato l’atteggiamento di uno Stato civile e riconoscente. Il concetto che dobbiamo far passare è proprio questo: lo Stato deve mostrare riconoscenza. Attenzione, non nei confronti di tutti, perché tra i testimoni di giustizia c’è stata anche qualche piccola macchia. Qualcuno ha ingannato un intero sistema e oggi è sotto processo.

Ma lo Stato deve dimostrare la massima riconoscenza nei confronti dei veri testimoni di giustizia. Non una riconoscenza travestita da dovere per un determinato periodo, al termine del quale vieni monetizzato e liquidato. Che cosa sono queste persone? È una pratica veramente squallida, per non dire altro, che nuoce innanzitutto all’immagine dello Stato.

Dopo la morte di Lea abbiamo assistito anche ai manifesti funebri e al funerale partecipato di Rosario Curcio, condannato per l’omicidio e per la distruzione del corpo della testimone di giustizia. Chi denunciò quella celebrazione ricevette offese e minacce. Quale messaggio viene trasmesso quando un territorio celebra un ergastolano e lascia soli coloro che raccontano pubblicamente quella vergogna?

Il messaggio è quello di uno Stato che ha volontariamente ceduto il controllo del proprio territorio all’antistato. Non credo che possa esserci un altro messaggio. È uno Stato che ha ceduto. Non si tratta nemmeno di uno Stato che non ha lottato: ha ceduto. 

Sappiamo tutti e sappiamo perfettamente che, all’interno del panorama internazionale – non nazionale, ma internazionale – della criminalità organizzata e delle mafie, il ruolo della ’ndrangheta è riconosciuto, riverito e temuto a livello internazionale. Non abbiamo mai potuto pensare, neppure lontanamente, che la ’ndrangheta fosse stata indebolita. Eppure quasi tutti tacciono su questo aspetto. Soltanto qualcuno ne parla. Ogni tanto ne parla Nicola Gratteri, quando può e quando riesce. Ma nessuno evidenzia con sufficiente forza il fatto che la ’ndrangheta continui ad assestare colpi su colpi proprio nel silenzio e costruisca, giorno dopo giorno, la propria credibilità in giro per il mondo, facendo affari con i cartelli internazionali del narcotraffico. 

Che cosa fa lo Stato italiano? Rimane in silenzio, le cede il passo e si gira dall’altra parte. Questa è una guerra. Non ci sono territori riconquistati o bandiere che lo Stato italiano possa piantare sui territori come segno di vittoria e di avanzamento. Continuiamo a perdere territori. Ne abbiamo già persi.

Lei conosce personalmente il dolore dei familiari delle vittime di mafia e la solitudine che arriva dopo le cerimonie. Perché l’antimafia italiana continua a essere quella del giorno dopo, capace di commemorare i morti ma incapace di ascoltare, sostenere e proteggere i vivi? Anche le associazioni e la società civile devono assumersi una parte di responsabilità?

Perché quando l’antimafia diventa istituzione entra in un circolo vizioso e viene fagocitata dalle istituzioni. I familiari delle vittime non possono non rendersi conto di quel dolore e non possono non immedesimarsi in esso. Ma quando anche l’antimafia dei familiari viene istituzionalizzata, inevitabilmente cambia qualcosa. Mi dispiace doverlo dire. So che sarò oggetto di critiche, perché è già accaduto in passato, ma non posso non dire ciò che penso e ciò che ho vissuto sulla mia pelle. 

Quando un familiare osa alzarsi e dire una triste verità viene immediatamente emarginato dagli stessi altri familiari, magari riuniti e istituzionalizzati in contesti differenti, perché in quel momento a qualcuno piace ricevere la pacca sulla spalla dal ministro, dal viceministro, dal presidente o da non so chi altro. La realtà dei fatti è che quella pacca sulla spalla è una pacca a tempo, esattamente come il trattamento riservato ai testimoni di giustizia. C’è chi si accontenta di quella pacca a tempo e di un piatto di misere briciole. E c’è chi, invece, continua a mantenere la barra dritta, preferisce essere emarginato e preferisce non fare parte di quell’antimafia che arriva il giorno dopo con la miseria della falsa pietà. Perché poi è di questo che si parla. 

È triste, perché tutto ciò si ricollega alle vittime di serie A e alle vittime di serie B. Esiste quella pletora di vittime e di familiari delle vittime che vengono invitati nei teatri. Si affittano e si noleggiano teatri per ricordare un anniversario o una strage. Adesso va di moda anche questo: si affittano i teatri, si organizzano grandi pranzi…

Si affittano le navi.

Non mi riconosco in tutto questo. Non mi ci ritrovo. Non contesto chi lo fa, perché ognuno decide liberamente che cosa fare, ma io non mi riconosco in questo modello. A mio parere, non è questo il modo di fare antimafia.

Se potesse rivolgersi direttamente al Governo, alla Commissione parlamentare antimafia, alla Commissione centrale e al Servizio centrale di protezione, quali atti chiederebbe immediatamente per accertare tutta la verità sulla morte di Denise e impedire che un’altra testimone o un altro testimone di giustizia venga prima abbandonato e successivamente trasformato in un simbolo?

Farei esattamente quello che ho fatto circa un anno e mezzo fa, quando ho chiesto che venisse ascoltato Gennaro Ciliberto.

Chiederei un approfondimento investigativo sulla morte di Denise e, soprattutto, che venissero nuovamente affrontate determinate questioni riguardanti il padre, a partire dalle dichiarazioni dell’ex fidanzato. Chiederei che questa volta si agisse in maniera assolutamente intransigente, ma anche chirurgica, senza tralasciare nulla e stabilendo tempi precisi. Le spiegazioni e, soprattutto, le azioni necessarie nei confronti di chi non c’è più non possono essere lasciate al tempo che scorre velocemente, nella speranza che gli altri dimentichino.

Durante questa intervista ha affermato “nutro seri dubbi su questa vicenda”. A che cosa si riferiva?

Ho seri dubbi che Denise si sia suicidata.


Denise, perdona loro: non sanno quel che fanno e quel che dicono



Dalla morte di Denise alle denunce sull’abbandono subito da Lea Garofalo, dal ritorno di Carlo Cosco alla vicenda dei funerali di Rosario Curcio: l’archivio completo degli articoli pubblicati da WordNews.it.

In chiusura, una sezione speciale dedicata alle cinque edizioni del Premio Nazionale Lea Garofalo, la cui prossima tappa si svolgerà a Padula (24-26 novembre 2026).

Gli articoli sono ordinati dal più recente al meno recente. I contenuti dedicati specificamente al Premio Nazionale Lea Garofalo sono raccolti nella sezione finale.

  • 22 settembre 2026 – Denise, lo Stato sotto accusa: Ascari interroga il Governo sui testimoni di giustizia
  • 21 settembre 2026 – Denise, perdona loro: non sanno quel che fanno e quel che dicono
  • 20 settembre 2026 – Lea e Denise, Lumia: «L’antimafia è ancora quella del giorno dopo»
  • 19 settembre 2026 – Denise, lo Stato conosceva il rischio: nel 2008 la Relazione denunciava solitudine, traumi e abbandono
  • 18 settembre 2026 – Morte di Denise, De Chiara: «Lasciata sola come sua madre Lea»
  • 18 settembre 2026 – Angela Napoli: «Lo Stato considera ancora i testimoni di giustizia un peso. Denise non doveva essere abbandonata»
  • 17 settembre 2026 – Lea e Denise, il Paese che commemora i morti e abbandona i vivi
  • 17 settembre 2026 – Denise, figlia di Lea Garofalo, è morta. Suicidio?
  • 16 settembre 2026 – Denise, l’ombra del silenzio e il prezzo del coraggio
  • 16 settembre 2026 – Denise, lo Stato sapeva: nel 2014 l’Antimafia parlava di «traumi irreversibili»
  • 15 settembre 2026 – Denise, Lea Garofalo e i testimoni di giustizia abbandonati da un Paese senza memoria
  • 15 settembre 2026 – Denise Cosco, l’accusa al sistema politico-istituzionale: «Solo responsabilità morale?»
  • 14 settembre 2026 – Marisa, la sorella di Lea Garofalo, non sapeva che sua nipote Denise stava morendo. Chi doveva chiamarla?
  • 13 settembre 2026 – Lea e Denise, la memoria contro il silenzio: tutti gli articoli di WordNews.it
  • 12 settembre 2026 – L’inchiostro degli ipocriti: tutti ricordano Denise, pochi l’hanno difesa quando era viva
  • 12 settembre 2026 – Denise Cosco, il dolore di Dioghenes APS
  • 11 settembre 2026 – «Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco»: tornano di drammatica attualità le parole di Carmine Venturino
  • 11 settembre 2026 – Denise, il cordoglio dell’Associazione Joe Petrosino: «Una giovane donna che ha portato una storia più grande di lei»
  • 10 settembre 2026 – Denise, il coraggio di una figlia contro la ’ndrangheta
  • 10 settembre 2026 – Denise è morta a 35 anni. Possiamo chiamarlo soltanto suicidio?
  • 6 luglio 2026 – “Donna del Sud”, la canzone per Lea Garofalo: quando la musica diventa memoria e denuncia
  • 5 maggio 2026 – Lea Garofalo, la donna che lo Stato non seppe salvare: a Campobasso la ’ndrangheta provò a rapirla
  • 5 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani, la verità che brucia ancora: Armando D’Alterio a WordNews.it
  • 4 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani: questa sera su WordNews.it la verità torna al centro
  • 3 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani, la verità che brucia ancora: WordNews.it ospita Armando D’Alterio
  • 24 aprile 2026 – Lea Garofalo non è una bandiera da sventolare
  • 27 febbraio 2026 – Lea Garofalo, il coraggio che la mafia non è riuscita a distruggere
  • 10 gennaio 2026 – Ergastolo e permessi, gli assassini saranno liberi tra poco? Lea Garofalo è morta due volte
  • 24 novembre 2025 – In memoria di Lea Garofalo: il giardino della vergogna
  • 19 novembre 2025 – Lea Garofalo, il coraggio che non muore
  • 5 settembre 2025 – Lea Garofalo e il coraggio dimenticato e ritrovato: a Petilia torna l’insegna della memoria
  • 17 luglio 2025 – “Una fimmina calabrese”: la storia di Lea Garofalo nell’intervista a Paolo De Chiara
  • 21 maggio 2025 – Lea Garofalo tradita due volte, dallo Stato e dall’indifferenza: la denuncia di sua sorella Marisa
  • 18 maggio 2025 – 30 minuti con Marisa Garofalo: la voce di Lea, la memoria che resiste
  • 15 maggio 2025 – Marisa Garofalo a “30 minuti con WordNews.it”: memoria, giustizia e verità
  • 22 marzo 2025 – “Una fimmina calabrese” a Palmi: la lezione di legalità di Paolo De Chiara e del procuratore Di Palma
  • 20 marzo 2025 – Paolo De Chiara a Stalettì: due incontri su Lea Garofalo e la lotta alla ’ndrangheta
  • 19 marzo 2025 – Lea Garofalo e la sfida alla ’ndrangheta: l’esempio di coraggio in “Una fimmina calabrese”
  • 1 dicembre 2024 – Nino Melito Petrosino
  • 30 novembre 2024 – Maurizio Caprino
  • 29 novembre 2024 – Giuseppe Tarantino
  • 24 novembre 2024 – Giovanni Impastato
  • 21 novembre 2024 – Uno schiaffo in faccia alla schifosa ’ndrangheta
  • 20 novembre 2024 – Lea si è ribellata a un sistema mafioso e ha pagato con la sua vita
  • 2 agosto 2024 – “Una fimmina calabrese” ritorna in Calabria
  • 23 febbraio 2024 – Lea Garofalo è viva
  • 1 dicembre 2023 – La “bestia” Carlo Cosco, mafioso, assassino ed ergastolano, è nuovamente rientrata al paesello
  • 27 novembre 2023 – Lea Garofalo: a Petilia non sanno da che parte stare
  • 25 novembre 2023 – In morte di Lea, 14 anni dopo
  • 5 maggio 2023 – Lea Garofalo: 14 anni fa il tentato sequestro di Campobasso
  • 7 aprile 2023 – Marisa Garofalo: «Non sono una mafiosa, denuncio la serie The Good Mothers»
  • 10 marzo 2023 – Quando verrà riposizionata la panchina dedicata a Lea?
  • 1 marzo 2023 – Una storia di Calabria, una storia di Milano
  • 3 febbraio 2023 – “Una fimmina calabrese”: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
  • 5 dicembre 2022 – A Lea
  • 4 dicembre 2022 – Gli occhi dell’innocenza
  • 3 dicembre 2022 – “Una fimmina calabrese”: l’intervista con Paolo De Chiara
  • 3 dicembre 2022 – Il silenzio urla il tuo nome, Lea
  • 27 novembre 2022 – Lettera a Lea
  • 26 novembre 2022 – Ingiustizia
  • 26 novembre 2022 – Il sindaco di Petilia Policastro: «Non abbiamo dimenticato Lea»
  • 24 novembre 2022 – Una canzone sulla storia di Lea
  • 23 novembre 2022 – Lettera a Denise 2
  • 22 novembre 2022 – Lettera a Denise
  • 18 novembre 2022 – “Una fimmina calabrese”, da oggi in tutte le librerie e online
  • 12 novembre 2022 – Lea Garofalo, 13 anni dopo: la presentazione del libro a Petilia Policastro
  • 11 novembre 2022 – Lea Garofalo è viva: nessun silenzio davanti alla sua storia
  • 2 ottobre 2022 – Scempio a Pagliarelle: colpita la pietra che ricorda Lea Garofalo
  • 6 settembre 2022 – Carlo Cosco, l’ergastolano parlante: non fate demagogia pietosa
  • 8 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo 2
  • 2 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo
  • 24 luglio 2022 – Tutti dovremmo prendere esempio dal coraggio di Lea Garofalo
  • 24 luglio 2022 – La rabbiosa reazione dei Cosco
  • 22 luglio 2022 – Carlo Cosco, la “bestia”, si sta riorganizzando sul territorio
  • 20 luglio 2022 – Una strada per Lea Garofalo a Pagliarelle
  • 16 luglio 2022 – Il ritorno della “bestia” Carlo Cosco
  • 10 luglio 2022 – Una montagna di sterco
  • 8 marzo 2022 – Il coraggio di dire no: la poesia
  • 6 marzo 2022 – Il coraggio di dire no a Taurianova
  • 24 novembre 2021 – Per non dimenticare la “fimmina calabrese” che sfidò la schifosa ’ndrangheta
  • 22 novembre 2021 – In ricordo di Lea Garofalo e Giusy Potenza
  • 19 novembre 2021 – Lea Garofalo, il coraggio di dire no
  • 3 novembre 2021 – Superate le 15 mila firme per la “fimmina” che sfidò la schifosa ’ndrangheta
  • 28 ottobre 2021 – Una strada per Lea Garofalo a Campobasso
  • 29 settembre 2021 – Lea Garofalo fa ancora paura
  • 30 luglio 2021 – Percorsi di lettura e di antimafia sociale: si parla di Lea Garofalo
  • 5 maggio 2021 – Lea Garofalo, 5 maggio 2009: il tentato sequestro di Campobasso
  • 24 novembre 2020 – Lea Garofalo, la testimone di giustizia abbandonata dallo Stato e bruciata dalla ’ndrangheta
  • 23 novembre 2020 – Lea Garofalo è una testimone di giustizia
  • 22 novembre 2020 – Il grido d’aiuto inascoltato di Lea Garofalo
  • 21 ottobre 2020 – Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello
  • 5 maggio 2020 – Undici anni dopo
  • 5 maggio 2020 – Lea Garofalo, il tentato sequestro di Campobasso
  • 5 maggio 2020 – Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili
  • 8 marzo 2020 – Una panchina rossa per Lea
  • 8 marzo 2020 – Lea, in vita, non è stata mai creduta
  • 26 gennaio 2020 – Canusia, tra cultura popolare e impegno civile
  • 13 gennaio 2020 – Lea Garofalo, il prete che nega l’evidenza: «Mai conosciuta»

Manifesti, funerali e caso Rosario Curcio 

  • 26 febbraio 2026 – Due funerali, due Stati: a Torino lo stop al rito di potere, a Petilia lo Stato lasciò sfilare la vergogna
  • 10 febbraio 2026 – Tre anni dopo, una risposta che lava tutto? Il caso dei manifesti per Rosario Curcio
  • 21 novembre 2025 – Minacce alla stampa: il Tribunale di Isernia ammette Dioghenes APS come parte civile nel processo a Elisa Curcio
  • 31 luglio 2025 – Lea Garofalo due volte uccisa: insegna abbandonata a Petilia e silenzio del Governo sui manifesti per Curcio
  • 15 maggio 2025 – Curcio, funerali tra applausi e minacce: a processo chi ha minacciato
  • 2 settembre 2023 – Funerali del mafioso Curcio, la nota del Comitato: «Lo Stato deve intervenire»
  • 21 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, per la Prefettura i manifesti sono stati “inopportuni”
  • 19 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Traina: «Il prefetto deve intervenire per dare un segnale forte»
  • 18 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Luana Ilardo: «Un gesto penoso»
  • 17 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla don Algemiro: «Una persona che uccide va contro Dio»
  • 15 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Ravidà: «Il Comune di Petilia Policastro deve essere commissariato»
  • 11 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla il consigliere Fico: «Chi ha partecipato deve dimettersi»
  • 10 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, l’ODG Molise: «Una volgare aggressione per WordNews.it e il direttore Paolo De Chiara»
  • 8 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: «Vi dovevate dimettere già da tempo»
  • 7 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla il capogruppo della minoranza: «Hanno combinato un pasticcio»
  • 6 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, interviene Salvatore Borsellino: «C’è soltanto da vomitare»
  • 5 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Pino Cassata: «Un cattivo esempio per i giovani»
  • 4 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: non potevano mancare le inutili minacce
  • 3 agosto 2023 – Il caso in Parlamento: ci sarà una risposta del Governo per i manifesti e i festosi funerali dell’assassino Curcio?
  • 2 agosto 2023 – È la stampa, bellezza… fatevene una ragione
  • 1 agosto 2023 – CARTA CANTA. Il rap del vice-sindaco di Petilia Policastro: «Già sta sciacallando abbastanza…»
  • 31 luglio 2023 – Funerale del mafioso Curcio: restiamo in attesa delle risposte del vicesindaco di Petilia
  • 30 luglio 2023 – Funerali del mafioso Curcio: era presente anche il vicesindaco di Petilia?
  • 29 luglio 2023 – Funerali del mafioso Curcio, per Gennaro Ciliberto «un segnale di potenza»
  • 28 luglio 2023 – Funerali del mafioso Curcio: le reazioni social dopo le dimissioni dell’assessora Berardi
  • 27 luglio 2023 – Funerali Curcio: è caduta la prima testa
  • 27 luglio 2023 – Funerali Curcio, parla il sindaco in Consiglio comunale: «Una enorme bufera mediatica»
  • 26 luglio 2023 – Vicenda Curcio, parla Brugnano: «Se il sindaco non vuole dimettersi, rimuova l’assessora»
  • 23 luglio 2023 – Petilia, la presenza dell’assessora al funerale del killer Curcio approda in Consiglio comunale
  • 22 luglio 2023 – Funerale festoso per il killer, Piera Aiello: «Vergognatevi e andatevene a casa»
  • 21 luglio 2023 – E se Curcio, ergastolano ’ndranghetista, non si fosse suicidato?
  • 20 luglio 2023 – Funerali Curcio, Stefania Ascari: «Una vergogna, presenterò un’interrogazione parlamentare»
  • 19 luglio 2023 – Parla il prete che ha celebrato il funerale di Curcio: «Nessun divieto da parte della diocesi»
  • 17 luglio 2023 – Manifesti funebri per il massacratore di Lea Garofalo, Angela Napoli: «Sono indignata»
  • 16 luglio 2023 – Manifesto per il killer di Lea Garofalo, l’intervento delle Agende Rosse di Bisignano: «Il Comune da che parte sta?»
  • 16 luglio 2023 – Manifesto per il killer di Lea Garofalo, il risveglio dell’opposizione
  • 16 luglio 2023 – Il video del funerale di Curcio, l’ergastolano condannato per la distruzione del cadavere di Lea
  • 15 luglio 2023 – Manifesto per il killer di Lea Garofalo, irrompe l’ex sindaco: «Solo sciacallaggio politico»
  • 15 luglio 2023 – Lea Garofalo: i manifesti per il killer hanno aperto una voragine. Ma chi ha autorizzato il «festoso» funerale?
  • 14 luglio 2023 – Manifesto per la morte del killer Curcio: dopo la tempesta arrivano le scuse del sindaco
  • 13 luglio 2023 – Omicidio Lea Garofalo: i festosi funerali per l’ergastolano Curcio
  • 3 luglio 2023 – Dopo il suicidio di Curcio parla l’ex legale: «Non si è potuto rifiutare»
  • 30 giugno 2023 – Omicidio Lea Garofalo: si è impiccato nel carcere di Opera l’ergastolano Rosario Curcio
  • 30 giugno 2023 – Il filo rosso che collega gli infarti e i suicidi

Premio nazionale Lea Garofalo 

  • I edizione – Petilia Policastro (Crotone), 22-24 novembre 2022.
  • II edizione – Casoli (Chieti), 21-24 novembre 2023.
  • III edizione – Cittanova (Reggio Calabria), 21-24 novembre 2024.
  • IV edizione – Cremona, 24-26 novembre 2025.
  • V edizione – Padula (Salerno), 24-26 novembre 2026 (in programma).

 

Quinta edizione – Padula, 24-26 novembre 2026 

  • 24 luglio 2026 – “Testimoni del nostro tempo”: quattro edizioni di coraggio, la quinta tappa sarà a Padula
  • 11 luglio 2026 – Patrizia Rodi Morabito: «Colpiscono la terra e il lavoro, ma io non ho paura e non me ne vado»
  • 6 luglio 2026 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2026, aperto il bando della V edizione: studenti chiamati a raccontare la lotta alle mafie
  • 5 luglio 2026 – Lea Garofalo e Joe Petrosino, due vite contro le mafie: a Padula la V edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 3 luglio 2026 – Premio Nazionale Lea Garofalo, la quinta edizione a Padula: tre giorni di memoria, scuola e impegno contro le mafie

Quarta edizione – Cremona, 24-26 novembre 2025 

  • 11 gennaio 2026 – Quando la memoria diventa azione: la lezione di Giancarlo Costabile al Premio Lea Garofalo
  • 10 gennaio 2026 – Quando il silenzio diventa servizio: la premiazione di Pellegrino Passariello al Premio Lea Garofalo
  • 5 gennaio 2026 – Antimafia a parole, affari nei fatti: la politica non vuole davvero vincere contro le mafie
  • 3 gennaio 2026 – Appalti, mafie e lavoro: la “semplificazione” che apre la porta al peggio
  • 2 gennaio 2026 – Quando il coraggio ha la divisa: Corrada Pomillo e quel “no” che salva le vite
  • 1 gennaio 2026 – Premio Lea Garofalo a Cremona, Leopoldo Di Filippo: “La scuola è l’ultimo luogo dove si costruisce coscienza critica”
  • 1 gennaio 2026 – La mafia non fa rumore: entra nei bilanci, nei cantieri e nel consenso
  • 30 dicembre 2025 – Rosato: “Senza conoscenza è difficile per un giovane comprendere il valore delle istituzioni”
  • 29 dicembre 2025 – Cremona, l’“isola felice” è una favola finita: “qui la mafia non infiltra più, qui governa”
  • 26 dicembre 2025 – La libertà che uccide: dal Premio Lea Garofalo l’accusa di Di Filippo contro sfruttamento, morti sul lavoro e mafie
  • 23 dicembre 2025 – Non sono “solo auguri”: è una promessa di presenza
  • 23 dicembre 2025 – Esposito: “La vita del Testimone di Giustizia è davvero dura e in continua salita”
  • 21 dicembre 2025 – Barba: “Servirebbero percorsi di reinserimento anche per quelle donne che non possono dimostrare di essere state costrette a prostituirsi”
  • 18 dicembre 2025 – Ferraro: “La ‘ndrangheta ha affondando i propri tentacoli anche nei piani alti della economia”
  • 16 dicembre 2025 – Angela Napoli: “Mi sembra di capire che la figura del Testimone di Giustizia viene considerata un “peso” sia per il mondo politico sia per gli organismi preposti alla loro tutela”
  • 15 dicembre 2025 – Ciliberto: “Non è cambiato nulla, è tutto peggiorato”
  • 14 dicembre 2025 – Claudia Pinelli: “Pino è diventato un simbolo dell’iniquità e della violenza del sistema”
  • 13 dicembre 2025 – “In un mondo segnato da conflitti, migrazioni e disuguaglianze, sensibilizzare le nuove generazioni è cruciale per promuovere solidarietà e inclusione”
  • 12 dicembre 2025 – Silvia Pinelli: “La strage di Piazza Fontana, la morte in questura di un innocente sono e restano vicende che non trovano spazio nei libri di storia”.
  • 11 dicembre 2025 – «Basta santini, scegliete persone per bene»: la scossa di Paolo De Chiara agli studenti di Cremona
  • 10 dicembre 2025 – La verità dei numeri: così il procuratore Bonfigli racconta la violenza a Cremona
  • 9 dicembre 2025 – “Io sono Lea”: il monologo di Paolo De Chiara squarcia il silenzio nella Sala dei Quadri di Cremona
  • 8 dicembre 2025 – Marisa Garofalo al Cimitero Monumentale: “La vera condanna la stiamo scontando noi”. Milano ascolta il dolore che accusa
  • 6 dicembre 2025 – “Quando una donna rompe il silenzio, lo Stato deve esserci”: il sindaco Virgilio e la lezione di Lea Garofalo a Cremona
  • 5 dicembre 2025 – “La lezione di Lea Garofalo è un faro per i giovani”: l’intervento vibrante dell’On. Angela Napoli alla 4ª edizione del Premio nazionale a Cremona
  • 5 dicembre 2025 – L’Italia che non vuole vedere. Perché il Premio Lea Garofalo è una necessità civile
  • 4 dicembre 2025 – Marisa Garofalo rompe il silenzio: la verità negata su Lea e lo Stato che non l’ha protetta
  • 3 dicembre 2025 – “Se Lea Garofalo è morta è perché qualcosa non ha funzionato. E noi abbiamo il dovere di capire cosa”: la lezione civile della Procuratrice Alessandra Dolci
  • 2 dicembre 2025 – “Il silenzio degli altri”: la lezione scomoda di Gennaro Ciliberto che ha travolto il Premio Lea Garofalo
  • 1 dicembre 2025 – Sconfitta la mafia? No, Procuratore: questa è una favola pericolosa
  • 30 novembre 2025 – Quando le parole non bastano: il cortocircuito al Premio Lea Garofalo
  • 29 novembre 2025 – Quando la memoria viene ignorata: a Cremona le istituzioni voltano la faccia
  • 28 novembre 2025 – Un minuto di silenzio per Fabio Perri: il Premio Lea Garofalo ricorda una vita spezzata troppo presto
  • 27 novembre 2025 – Mafie, economia e lavoro: l’ultimo appuntamento della IV edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 26 novembre 2025 – Premiati i “Testimoni del nostro Tempo”
  • 25 novembre 2025 – Tavola rotonda in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: “DONNA, VIOLENZA e MAFIA”
  • 25 novembre 2025 – IV Edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo, il programma della terza giornata
  • 25 novembre 2025 – IV EDIZIONE PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO: la giornata dedicata alle opere degli Studenti
  • 24 novembre 2025 – “UNA FIMMINA CALABRESE. Così Lea Garofalo sfidò la ‘ndrangheta”
  • 24 novembre 2025 – Quando la memoria diventa voce: Silvia e Claudia Pinelli al Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 24 novembre 2025 – Marisa Garofalo: “Non c’è stata giustizia per mia sorella”
  • 24 novembre 2025 – IV Edizione Premio Nazionale Lea Garofalo, il programma della seconda giornata
  • 17 maggio 2025 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2025: al via la quarta edizione dedicata alle donne e alla violenza mafiosa
  • 16 aprile 2025 – Premio Nazionale Lea Garofalo: il podcast su Spotify e la IV edizione a Cremona

Terza edizione – Cittanova, 21-24 novembre 2024 

  • 8 gennaio 2025 – L’eredità di Joe Petrosino arriva a Venafro
  • 28 dicembre 2024 – «Quattro giornate intense che hanno lasciato un segno molto forte a tutti coloro che hanno partecipato»
  • 25 dicembre 2024 – «E’ stato un onore per la mia città ospitare il Premio e mi auguro che l’esperienza possa ripetersi in futuro»
  • 24 dicembre 2024 – «Il futuro lo costruiranno i nostri ragazzi! Noi abbiamo il dovere di formarli come persone e come cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri»
  • 20 dicembre 2024 – «Anche il Presidente della Repubblica ha scelto il silenzio»
  • 17 dicembre 2024 – «L’attività dell’attuale Commissione Parlamentare è molto distante da quella dei miei tempi»
  • 17 dicembre 2024 – Premio Nazionale Lea Garofalo, il secondo contributo da Cremona
  • 16 dicembre 2024 – Premio Nazionale Lea Garofalo, il contributo da Cremona
  • 15 dicembre 2024 – «Stiamo vivendo un periodo storico particolare»
  • 14 dicembre 2024 – «Questo Premio costituisce un grande stimolo per continuare la lotta al malaffare»
  • 13 dicembre 2024 – «La partecipazione dal vivo è un valore aggiunto»
  • 13 dicembre 2024 – «Ho conosciuto Gennaro dopo che sono morte 40 persone, che nessuno si ricorda più»
  • 12 dicembre 2024 – «Proprio per il luogo dove ci troviamo voglio condividere il Premio che ricevo con i miei fratelli»
  • 11 dicembre 2024 – «Sono convinto che questo mondo lo salveranno i bambini»
  • 11 dicembre 2024 – «Nonostante Gelli sia morto possiamo dire che oggi quel Piano di Rinascita è praticamente attuato»
  • 10 dicembre 2024 – «Sono tornata a vivere in Calabria perché lo volevo»
  • 9 dicembre 2024 – Vincenzo Chindamo: «Ho conosciuto il silenzio e la solitudine dopo la scomparsa di mia sorella Maria»
  • 8 dicembre 2024 – «La Giustizia Sociale e quella dello Stato mi vedranno sempre impegnato»
  • 8 dicembre 2024 – Giuseppe Tarantino: «Purtroppo la malavita e la politica giocano sulla precarietà di tutti i lavoratori e i cittadini»
  • 7 dicembre 2024 – Stefano Mormile: «La storia Umberto ha almeno due assonanze con la storia di Lea Garofalo»
  • 7 dicembre 2024 – Luciano Tigani: «Donare una delle mie opere per contribuire alla riuscita di un evento così toccante non ha fatto altro che riempirmi di gioia»
  • 6 dicembre 2024 – Simona Dalla Chiesa: «A Palermo mio padre da subito ha avvertito la solitudine in cui era stato lasciato dalle Istituzioni»
  • 6 dicembre 2024 – Paolo De Chiara: «Grazie a tutti per la bellissima riuscita di questo Premio»
  • 5 dicembre 2024 – «La pedofilia online rappresenta una gamma di delitti tra i più efferati»
  • 5 dicembre 2024 – Giovanni Impastato: «Ci sono tanti punti in comune tra la storia di mio fratello e quella di Lea Garofalo»
  • 1 dicembre 2024 – Premio Nazionale Lea Garofalo, il contributo dal Molise
  • 30 novembre 2024 – L’Auser Venafro Aps partecipa alla III edizione del Premio Nazionale “Lea Garofalo”
  • 29 novembre 2024 – La chiusura della III Edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 22 novembre 2024 – Premio Nazionale Lea Garofalo: domani la terza giornata
  • 21 novembre 2024 – Premio Nazionale Lea Garofalo: domani la seconda giornata
  • 21 novembre 2024 – Ecco i Premiati della III Edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 20 novembre 2024 – Al via la III Edizione Premio Nazionale Lea Garofalo: domani la prima giornata
  • 13 novembre 2024 – «Il Premio Lea Garofalo è un’opportunità per guardare il mondo che ci circonda»
  • 6 novembre 2024 – Al via la III Edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 16 agosto 2024 – Premio Nazionale LEA GAROFALO, aiutaci con una donazione
  • 14 agosto 2024 – Contribuisci anche tu per la 3^ edizione del PREMIO NAZIONALE Lea Garofalo
  • 26 maggio 2024 – Tutto pronto per la 3^ edizione del Premio Nazionale LEA GAROFALO
  • 21 maggio 2024 – PREMIO LEA GAROFALO, il BANDO della Terza Edizione

Seconda edizione – Casoli, 21-24 novembre 2023 

  • 18 marzo 2024 – Angelica Fazari, vincitrice del premio Lea Garofalo: «Ho provato una grande emozione e soddisfazione»
  • 2 febbraio 2024 – PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO: straordinario successo per la 2^ edizione
  • 3 gennaio 2024 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Marisa Garofalo
  • 31 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Raimondo Semprevivo
  • 28 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Roberto Di Bella
  • 26 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Giuseppe Lombardo
  • 20 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Sonia Alfano
  • 18 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Pino Finocchiaro
  • 16 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Gennaro Ciliberto
  • 14 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Michelangelo Di Stefano
  • 12 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Tonino Braccia
  • 10 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Fortunato Zinni
  • 8 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Luigi de Magistris
  • 6 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Lina Calandra
  • 4 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Brizio Montinaro
  • 2 dicembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2023 a Piera Aiello
  • 30 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, la mattina della quarta giornata
  • 29 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, il pomeriggio della terza giornata con Luigi de Magistris
  • 28 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, la mattina della terza giornata
  • 27 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, il pomeriggio della seconda giornata
  • 24 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo: oggi la quarta giornata
  • 24 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, la mattina della seconda giornata
  • 23 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo: oggi la terza giornata
  • 23 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, la mattina della prima giornata
  • 23 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, il pomeriggio della prima giornata
  • 21 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo: domani la seconda giornata
  • 21 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, i PREMIATI della 2^ edizione
  • 20 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla Pino Cassata: «I giovani studenti sono i protagonisti della nostra azione»
  • 20 novembre 2023 – Al via il Premio Nazionale Lea Garofalo: domani la prima giornata
  • 19 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla Anna Di Marino: «Dobbiamo impegnarci tutti»
  • 17 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla Veronica Conti: «Bisogna tenere viva la memoria nei confronti di Lea Garofalo»
  • 15 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla Costanza Cavaliere: «Bisogna perseguire la conoscenza della realtà dei fatti»
  • 13 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, parla Angela Napoli: «La mafia oggi è molto più pericolosa di prima»
  • 11 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla Marisa Garofalo: «I giovani sono fondamentali per la memoria delle vittime delle mafie»
  • 9 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla Ciliberto: «La denuncia dovrebbe essere un atto normale, ma in Italia non è così»
  • 7 novembre 2023 – Premio Lea Garofalo, parla De Chiara: «Dobbiamo continuare ad impegnarci sempre di più»
  • 3 novembre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, ecco il PROGRAMMA ufficiale degli eventi
  • 21 ottobre 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo, a breve il Programma ufficiale della 2^ edizione
  • 12 settembre 2023 – Ecco la seconda edizione del Premio Nazionale LEA GAROFALO
  • 9 agosto 2023 – Premio Nazionale Lea Garofalo. Aiutaci con una donazione
  • 16 marzo 2023 – A Casoli la seconda edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 8 marzo 2023 – Tutto pronto per la 2^ edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 17 febbraio 2023 – II edizione PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO

Prima edizione – Petilia Policastro, 22-24 novembre 2022 

  • 19 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022
  • 18 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo, parla Catia Silvia: «Mai abbassare la testa»
  • 12 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022, il video integrale dell’evento di Petilia Policastro
  • 11 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Marisa Garofalo
  • 10 dicembre 2022 – Premio Nazionale Speciale Lea Garofalo 2022 a Salvatore Borsellino
  • 9 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Renato Cortese
  • 8 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Dario Vassallo
  • 7 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Mario Ravidà
  • 7 dicembre 2022 – F I M M I N A: Premio Nazionale Lea Garofalo 2022
  • 6 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Francesco Coco
  • 5 dicembre 2022 – Premio Nazionale Speciale Lea Garofalo 2022 a Luciano Traina
  • 5 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo, parla il presidente onorario Ciliberto: «Una giornata importante e emozionante»
  • 4 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo, le riflessioni del dott. Ferdinando Bianchini
  • 4 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a due carabinieri di Petilia Policastro
  • 3 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Luana Ilardo
  • 2 dicembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Giuseppe Cassata
  • 2 dicembre 2022 – Dopo il Premio Nazionale Lea Garofalo arrivano le intimidazioni al Sindaco di Roccabernarda: «La ‘ndrangheta è una zavorra»
  • 1 dicembre 2022 – Premio Nazionale Speciale Lea Garofalo 2022 ad Angela Napoli
  • 30 novembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 a Giuseppe Antoci
  • 28 novembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 all’appuntato scelto, già campione del mondo, Rosario Conti
  • 27 novembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2022 al magistrato Sebastiano Ardita
  • 26 novembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo: «C’erano tutti ma mancava l’Arma dei carabinieri»
  • 25 novembre 2022 – Ecco i vincitori della prima edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
  • 23 novembre 2022 – PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO: un successo per la prima giornata
  • 10 novembre 2022 – Al via il PREMIO NAZIONALE Lea Garofalo
  • 4 novembre 2022 – PREMIO NAZIONALE Lea Garofalo, il programma ufficiale
  • 28 ottobre 2022 – Contribuisci anche tu per la prima edizione del PREMIO NAZIONALE Lea Garofalo
  • 4 ottobre 2022 – LEA GAROFALO, ecco il Bando della 1^ edizione del Premio Nazionale
  • 23 settembre 2022 – Premio Nazionale Lea Garofalo, tutto pronto per la tre giorni di eventi in Calabria
  • 14 agosto 2022 – PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO
  • 11 agosto 2022 – Al via la prima edizione del PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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Testata giornalistica indipendente e irriverente di informazione ed inchieste. Tribunale di Roma (Aut. n. 11/2023 del 19/01/23) - ROC: 39938 - Organo Antifascista, Antirazzista e Laico (Tutti i diritti sono Riservati) - EDITORE: Dioghenes APS® - Ass. Antimafie e Antiusura - Cod. Fisc./P. Iva: 16847951007 - dioghenesaps@gmail.com - dioghenesaps@pec.it - ​​DIRETTORE: Paolo De Chiara (giornalista professionista, OdG Molise - direttore@wordnews.it - ​​375.6684391). AVVERTENZA: Le collaborazioni esterne si intendono esclusivamente a titolo Volontario e Gratuito. © Copyleft, Se copiato, citare la fonte "WordNews.it"

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