“Vi dico brevemente due parole e grazie per essere qua.Qualche giorno fa avete persino saputo che Geppi Cucciari ci ha raccontato che non tornerà a Un Giorno da Pecora su Rai 1, dopo undici anni.Io sono malizioso ma sospetto che non ci sia solo un motivo organizzativo dietro questa decisione della Rai.
Geppi è troppo brava, troppo acuta, troppo simpatica, troppo critica. Insomma, è sembrata a tutti troppo. “
“Sul caso Report io penso che abbiamo perso un po’ tutti. Ha scritto una giornalista del manifesto Ida Dominijanni, la Rai che ha silurato Ranucci su una base giuridica poco consistente, almeno quel che ci è dato sapere oggi, e che potrebbe uscire sconfitta nella causa che Ranucci e che Sigfrido, presumibilmente, deciderà di farlo. Ne è uscito colpito il giornalismo d’inchiesta e non solo noi che abbiamo avuto la forza di resistere, ma i piccoli giornalisti che lavorano nelle piccole redazioni del paese.Siamo diventati ancora di più il target preferito di chi non tollera critica e intrusioni. E nei prossimi mesi sarà sempre così, perché non crediate che il caso Report sia chiuso. E’ una sconfitta per il giornalismo a libro paga che ha accerchiato noi e Ranucci, con una prova che a mio parere è indegna.
I carnefici di verità che facevano passare noi per quelli del metodo Report, giustizialisti pagati fin troppo hanno scritto di noi. Fandonie a manetta per settimane sui giornali della destra.”
“E’ una sconfitta per il giornalismo cosiddetto indipendente, che a commento del caldo ci ha regalato due perle indimenticabili a firma di Paolo Mieli e di Stefano Cappellini, neodirettore di Repubblica.E’ una sconfitta per la politica di governo che non sa rispettare la libertà di stampa. E’ una sconfitta persino per il campo largo, che si rivela così fragile da essere contendibile da un pregiudicato come Lavitola che prepara un attentato per favorire la discesa in campo di un amico inconsapevole. Infine, è una sconfitta per noi tutti che sull’orlo della catastrofe climatica e della guerra atomica ce la siamo spassata un mese e mezzo a parlare di questa storia.”
“E ancora non parliamo abbastanza di quello che è successo in Sassonia, perché forse non è chiaro. Ma quello che è successo in Sassonia pochi giorni fa è frutto anche di un cattivo lavoro di noi giornalisti, di un insufficiente lavoro di noi giornalisti, di giornalisti che vengono presumibilmente intimiditi e pressati e non riescono a fare fino in fondo il loro dovere, o giornalisti che accettano l’autocensura e non dicono quello che è evidente. Da mesi in Sassonia, e non solo in Sassonia, le fake news di Putin, di Trump, di Netanyahu devastano la discussione pubblica. Nella polemica dei giorni che abbiamo alle spalle, voi sapete che siamo arrivati ad un negoziato e per ora abbiamo portato a caso un discreto risultato.
C’è addirittura chi pensava che occorresse sostituire un Report di sinistra con un Report di destra o con un Report di centro, magari un po’ equidistante dai fatti, barzotto sulla politica, graffiante ma non pungente. Noi invece vogliamo liberarci da questa caricatura del giornalismo. Non vogliamo un Report schierato politicamente, e men che meno vorremmo un Report che galleggia sui fatti.”
“Io sono quello della pista nera, ma sono anche quello che ha messo in crisi il Monte dei Paschi di Siena. Era la forza, diciamo così, dei democratici di sinistra, di una certa sinistra. Abbiamo fatto perché crediamo nella forza del giornalismo, nella forza delle notizie.
Non vogliamo un Report che galleggia sui fatti, vogliamo un Report militante dei fatti. Abbiamo portato a casa un risultato, dicevo, assai lusinghiero. Avevamo minacciato di andarcene tutti, di andarsene anche gli interni della trasmissione, persino i montatori e i filmmaker.
E questa battaglia qui vorrei finirla. Dimostra ancora una volta quello che una volta avremmo detto sorridendo. Siamo stati uniti e quindi vuol dire che uniti si vince.”



