Si è tenuta mercoledì scorso una seduta straordinaria del consiglio comunale di Vasto. All’ordine del giorno un solo punto: lo stato della sanità nel vastese e l’ospedale cittadino.
Seduta a tratti infuocata e accesa, contrassegnata dalla protesta di Patrizia De Rosa, cittadina vastese che da anni protesta e fa sentire forte la propria voce su quel che accade e non accade, su ritardi e non solo della sanità e che ha portato in aula la voce di pazienti, malati, di chi soffre le conseguenze di determinate situazioni.
Sono intervenuti Nicoletta Verì, assessore regionale alla sanità, e Mauro Palmieri, direttore generale della Asl Chieti-Lanciano-Vasto. L’assessore Verì ha annunciato in aula che un’ora prima aveva avuto una interlocuzione telefonica con la struttura commissariale alla sanità molisana e l’emodinamica, attesa da vent’anni in città e protagonista in sei campagne elettorali in passato (entro la prossima primavera arriveremo a 8?), sarebbe arrivata in città. In serata è arrivata, meno di due ore dopo la fine dell’assise civica, una netta e incontrovertibile smentita dal Molise.
Al termine abbiamo provato a porre alcune domande a Verì e Palmieri, intervista interrotta con la motivazione che non si poteva «perder tempo a parlare di Patrizia De Rosa», qualcuna aveva fretta e si doveva tagliare. Alle proteste e al sottolineare che non si sapevano, come è ovvio che sia, quali domande successive stavano arrivando è stato ribadito che dovevano andarsene, che non potevano «perdere tempo».
La fretta era così fretta che diversi minuti dopo non ci si era allontanati dal perimetro di Palazzo di Città e l’intervista interrotta per domanda “sgradita” è giunta pochi giorni dopo il tentativo di avere informazioni e risposte sulle forniture dei sensori per pazienti diabetici e a poche settimane da analogo tentativo su ausili e protesi e ascensore del distretto sanitario (immobile rinnovato per ospitare la Casa di Comunità), tentativi vani perché, come riportato in precedenti articoli, non c’è stata nessuna risposta.
Riproponiamo oggi le domande già pubblicate il 24 settembre a cui ne abbiamo aggiunte altre.
- Perché l’assessore Verì ha dichiarato in aula che per l’emodinamica c’è accordo con il Molise, dopo una telefonata avvenuta un’ora prima della seduta del consiglio, e nella stessa serata è arrivata smentita dal Molise?
- La delegata regionale alla sanità mostra nel risponderci stupore che Patrizia De Rosa stia ancora protestando, possibile che in questi anni non ha mai letto notizie dei suoi ripetuti sit – in? Un amministratore non si sarebbe mai accorta che una cittadina protesta ripetutamente di fronte l’ospedale (che lei ha affermato di visitare spesso)?
- L’assessore Verì e il direttore Palmieri hanno dichiarato che le porte dei loro uffici è sempre aperta ai cittadini dopo che abbiamo chiesto una risposta alle proteste della signora De Rosa. Perché invece la cittadina vastese dice che sono cinque anni (dopo una sola prima e unica volta diversi anni fa) che non riesce ad essere ascoltata e ricevuta?
- l’assessore Verì nel suo intervento ha fatto riferimento ai pazienti diabetici, sono almeno due anni che nel vastese ci sono pazienti che protestano per ritardi nell’arrivo delle forniture dei sensori per il rilevamento del livello di glucosio, come mai questi ritardi ripetuti? Cosa è stato messo in campo, se qualcosa è stato messo in campo, per impedire si ripetano?
- Sono state inaugurate le Case di Comunità, quella di Vasto ha sede nel distretto sanitario in via Michetti. Ci sono cittadini che hanno protestato, come abbiamo riportato in un articolo, perché l’ascensore è troppo piccolo per le carrozzine. Tanti lavori sono stati effettuati, sull’ascensore perché no? Ci si è posti la questione della dimensione dell’ascensore? Se non ci si è posti il problema perché? Se ve lo siete posti cosa sarà fatto per risolvere il problema ed entro quando?
- Ci sono cittadini che protestano perché ci sarebbero ritardi nelle autorizzazioni per ausili e protesi e che ne vengono autorizzate di meno rispetto al passato. Quali sono i numeri? Perché i cittadini riscontrano questi ritardi e diminuzioni?
- Durante il consiglio si è fatto riferimento a verifiche sull’appropriatezza di urgenze fissate per esami e visite e negli accessi ai pronto soccorso? Appropriatezza parola che abbiamo già sentito, con riferimento ai farmaci, anni fa dall’allora direttore Schael. Quindi si pensa che ci sono cittadini, e che addirittura il numero sia così alto da creare “danni” alla sanità pubblica che per sport, divertimento o chissà cos’altro fanno visite, esami o assumo farmaci?
- Vi siete mai posti invece la domanda su quanti pazienti arrivano a condizioni gravi perché visite programmate arrivano troppo tardi, perché non sono stati diagnosticati in tempo peggioramenti o nuove patologie?
- Vi siete mai posto il problema di quanti caregiver familiari vedono le loro condizioni di vita e di salute peggiorare perché devono quotidianamente combattere con burocrazie, tempi, problemi, criticità e ansie di ogni tipo?
- Se la spesa farmaceutica pubblica sarebbe aumentata per voi è solo una questione di budget da far rientrare? È l’unica soluzione che prospettate? Non sarebbe da domandarsi come mai la domanda aumenta e se ci sono peggioramenti del livello generale della salute e aumento delle patologie?
- Ci sono farmaci carenti da anni, il Creon addirittura la prima volta dieci anni fa. Come si può definire emergenziale una situazione che dura da anni? Pare che la carenza sia stata più o meno risolta con farmaci equivalenti, perché rimane allora l’iter burocratico e l’obbligo di rivolgersi alle farmacie ospedaliere (in alcuni casi lontane anche decine e decine di chilometri) di “emergenza”? Sui farmaci carenti, oltre che restrizioni e iter reso più complesso, si è mai pensato di mettere in campo altro? Se non si è mai posta la questione perché?
- Vi siete mai posti la questione dello snellimento di alcune procedure, come i trasporti per pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (spesso anziani e soli), burocratiche? Non sarebbe il caso di porsi la questione?
- Se i numeri delle liste d’attesa stanno migliorando, come ripetuto anche in consiglio comunale, come mai continuano ad arrivare a sindaci e giornalisti segnalazioni di persone costrette ad andare fuori, a rivolgersi alla sanità privata (a pagamento) o che devono aspettare mesi e mesi?
- Abbiamo avuto notizia di recente che sono stati erogati alle famiglie i fondi a sostegno dei caregiver familiari. Sono stati poco più di 200? Quanti sono i pazienti oncologici in Abruzzo? E in provincia di Chieti? Il numero di beneficiari come mai è così basso? L’avviso pubblico fa riferimento solo al trasporto su ruote o ferrovia, secondo voi è l’unica esigenza? Non ci sono altri costi, dal lavoro che si può essere costretti anche a lasciare ad altro che si deve abbandonare, ridurre, porta ansia e stress, quantificabili? Un caregiver è solo un autista per voi? E un paziente così grave che si sposta solo in Adi ma ha bisogno di assistenza continua a casa, in questi casi il caregiver non è considerato tale?



