Vedendo il film Naza mi è ritornato alla mente un altro film, La zona d’interesse. Questo parla della famiglia di un comandante nazista che vive accanto al campo di concentramento che dirige. Appare una famiglia tranquilla e felice fuori dal campo, dove si commettono le cose più atroci per distruggere, con un vero e proprio genocidio, gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali e tutti i dissidenti del regime nazista.
In Naza abbiamo, in una Tel Aviv apparentemente tranquilla, dei soldati che raccontano come viene programmato e attuato il genocidio dei palestinesi. Dicono cose tremende sulle azioni che hanno compiuto, discutendone con un distacco a volte glaciale, come se si trattasse di operazioni semplicemente tecniche alle quali devono obbedire.
È evidente qualcosa che viene descritto da Hannah Arendt ne La banalità del male: come le coscienze vengano messe a tacere perché si compiono soltanto azioni tecniche previste dal sistema.
I sionisti sono stati capaci di riprodurre l’esperienza nazista.
Non so se il popolo di Israele, nato con la violenza programmata di distruggere chi abitava in Palestina da centinaia di anni e che ora sembra indirizzato verso la soluzione finale, potrà sopravvivere a questa esperienza.
Sicuramente dovrà inserirsi in una realtà di profondo cambiamento planetario, a cui stiamo assistendo, dove è fondamentale distruggere le democrazie per forme oligarchiche, con un cambiamento profondo degli assetti valoriali delle popolazioni.
Sicuramente i sionisti, con la loro potenza finanziaria, sono stati in grado di selezionare classi politiche, specie in Occidente, che ci stanno portando in una realtà caotica e pericolosa.
Se non ci sarà un riassetto multipolare, con una nuova Yalta, in questo gioco di un neoliberismo decadente che non vuole cedere spazio, con dei sionisti criminali disposti a tutto, potremmo trovarci coinvolti in un’immensa tragedia.
La banalità del male sta producendo i suoi frutti a Gaza, in Cisgiordania e, forse, nel resto del Pianeta, se non viene fermata.



