Quando avviene un femminicidio i riflettori sono sempre, giustamente, puntati sulla vittima e sull’autore del reato. Ma ci sono altre vittime, che talvolta passano inosservate, sono i figli e le figlie delle donne uccise, bambini e bambine che diventano improvvisamente orfani nel più crudele dei modi.
Sono bambini, bambine, adolescenti e anche giovani adulti che si trovano ad affrontare contemporaneamente terribili sfide psicologiche, economiche e sociali: la perdita violenta della madre, il suicidio o l’allontanamento del padre, il trauma di aver assistito all’omicidio o alle violenze precedenti, la perdita della casa familiare e della propria sicurezza economica, un trauma psicologico profondissimo.
Gli “orfani speciali”, secondo la definizione di Costanza Baldry, autrice della prima ricerca sul fenomeno, sono bambini e bambine che improvvisamente perdono tutti i riferimenti; è la mamma che viene uccisa, ma il papà, nei casi in cui il reato si verifica all’interno della coppia, potrebbe finire in carcere o decidere di concludere in modi estremi il gesto. Secondo l’autrice questi minori sono infatti orfani due volte, perché oltre ai genitori perdono anche la loro capacità di sognare una vita normale e felice.
Poiché nella quasi totalità dei casi i crimini domestici riguardano l’uccisione della madre per mano del padre o compagno, si parla sempre più frequentemente di orfani di femminicidio.
Gli orfani dei femminicidi quanti sono?
Non esiste ancora un registro nazionale dei femminicidi o dei crimini domestici e non c’è un numero ufficiale aggiornato degli orfani. Le stime più recenti che riguardano il fenomeno complessivo nel tempo indicano oltre 3.500 orfani in Italia. Questa stima è stata riferita nel 2025 alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ed è stata successivamente richiamata anche in atti del Senato.
Ma è importante distinguere questo dato dalle rilevazioni annuali. Per esempio, nel 2024 l’Istat ha stimato 25 minori rimasti orfani a seguito di femminicidi all’interno della coppia; in 17 di questi casi era morto anche il padre, perché si era suicidato. L’assenza di un registro nazionale è uno degli elementi che rende difficile l’applicazione della legge e la presa in carico immediata degli orfani dopo la tragedia.
Le conseguenze psicologiche più frequenti
Le conseguenze psicologiche negli orfani di femminicidio sono molto profonde e non uguali per tutti. Dipendono dall’età, dal rapporto con la madre e con il padre, dal fatto di aver assistito o meno all’omicidio, dalla rete familiare e soprattutto dalla possibilità di ricevere un sostegno adeguato. In molti casi i bambini e le bambine orfani di femminicidio che hanno assistito per anni a violenze familiari, violenze verbali, violenze psicologiche vivono in uno stato di allerta costante.
Se hanno assistito all’uccisione della madre, il dolore si trasforma in lutto traumatico che può sviluppare diversi disturbi quali incubi e ricordi intrusivi, paura improvvisa e ipervigilanza, difficoltà a dormire, reazioni intense a rumori, litigi o separazioni. Il bambino può alternare disperazione, rabbia, incredulità e momenti in cui sembra non provare nulla. Quest’ultimo comportamento non significa necessariamente che “non soffra”: può essere un meccanismo di protezione. Talvolta i bambini e le bambine giungono persino a colpevolizzarsi per non essere riusciti a impedire l’omicidio. Quando l’assassino è il padre, la situazione diventa psicologicamente ancora più complessa. Affiorano sentimenti di odio che culminano nel desiderio di non vedere più il genitore
Nella totalità dei casi il lutto traumatico comporta un intreccio di perdita, paura, confusione e impotenza che contamina definitivamente la percezione del mondo come inaffidabile. Nei ragazzi e nelle ragazze più grandi la mancata elaborazione del lutto può portare anche a comportamenti autolesivi o altri comportamenti a rischio. Un aspetto particolarmente importante è che il trauma non necessariamente scompare con il passare degli anni. Bambini e bambine possono sembrare stare relativamente bene nei primi mesi e manifestare problemi molto più avanti, per
esempio durante l’adolescenza, quando acquisiscono una maggiore capacità di comprendere ciò che è successo.
Anche alcuni eventi apparentemente normali — il primo fidanzamento, una separazione, la nascita di un figlio, una ricorrenza della morte della madre — possono riattivare il trauma rendendo di imprescindibile importanza una presenza sociale che lo Stato dovrebbe garantire senza pregiudizi procedurali.
La normativa sugli orfani di crimini familiari
Oggi in Italia esiste un sistema specifico di tutela per gli orfani di crimini familiari, che comprende gli orfani di femminicidio. Il riferimento principale è la legge 4/2018, poi attuata e integrata da provvedimenti successivi che prevede assistenza medico-psicologica attraverso il Servizio sanitario nazionale, per tutto il tempo necessario al recupero dell’equilibrio psicologico della vittima e un sostegno economico per le famiglie affidatarie.
Il sostegno economico viene gestito attraverso il Fondo Vittime Mafia Estorsione Usura Reati Violenti e Orfani per Crimini Domestici, gestito da CONSAP per conto dello Stato. Il regolamento del 2020 ha definito concretamente le misure per gli orfani e le famiglie affidatarie: studio, formazione, inserimento lavorativo, spese mediche e assistenziali. E il sistema è tuttora operativo: Consap indica l’ultimo aggiornamento della disciplina al 2026.
La legge ha modificato anche diverse norme del Codice civile, penale e di procedura penale per proteggere maggiormente i minori. Tra le finalità c’è anche quella di evitare che l’autore dell’omicidio possa continuare ad esercitare indebitamente poteri sul figlio e di proteggere il minore nelle questioni relative alla responsabilità genitoriale. Inoltre, in determinate condizioni, gli orfani possono beneficiare del patrocinio a spese dello Stato, cioè dell’assistenza legale senza dover sostenere personalmente i relativi costi.
Quali le criticità applicative
Le misure di sostegno sono purtroppo mal amministrate perché le procedure, lunghe e complesse, richiedono alle famiglie affidatarie il rispetto di tortuosi iter burocratici e competenze che non sempre posseggono senza contare che esse stesse sono travolte dal dolore prodotto dal trauma.
Basti considerare che è necessario presentare la sentenza del tribunale e spesso i tempi sono così lunghi che inficiano l’utilità di un intervento di sostegno psicologico e sociale che invece è fondamentale fin da subito dopo la tragedia. Inoltre, una parte dell’assistenza concreta — servizi sociali, presa in carico psicologica, affidamento, scuola — passa attraverso Regioni, Comuni e Servizio sanitario, e questo rende l’esperienza diversa da un territorio all’altro. La stessa legge prevede che Stato, Regioni ed enti locali sviluppino servizi gratuiti di informazione, orientamento e
assistenza che non sempre ci sono.
L’unica via sta spesso nell’affidarsi a istituzioni, se esistono. In sei regioni del Sud Italia (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna) Terre des Hommes, insieme ad altri 12 enti, opera con il progetto ReS.P.I.R.O , Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli Orfani speciali che provvede a presa in carico dei minori orfani, sostegno alle famiglie affidatarie, formazione degli operatori, prevenzione e sensibilizzazione e attivazione delle reti di prossimità volte intervenire nella prevenzione .
Allo stato sono operativi 400 laboratori nelle scuole con la specifica finalità di promuovere e attivare competenze sulla capacità di chiedere aiuto in situazioni di difficoltà, violenza, maltrattamento, abuso, nonché percorsi educativi, orientati a ragazzi/e e adolescenti per l’esplorazione, l’identificazione e alla messa in discussione degli stereotipi di genere e dei meccanismi socio-culturali di minimizzazione e razionalizzazione della violenza.
E nelle altre regioni? In attesa di uno svecchiamento delle farraginosità procedurale si lavora con interventi a macchia di leopardo attraverso progetti attivati da enti assistenziali quali la Fondazione Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, realizzato dalla cooperativa sociale Irene ‘95 (capofila), CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), Save The Children, Consorzio CO.RE., Azienda Ospedaliera Giovanni XXIII di Bari, APS Progetto Sirio, CENTRO FAMIGLIE Catania, Associazione THAMAIA, CIPM Sardegna, Coop. sociale KOINOS, APS SINAPSI.



