Quindi, per scrivere un programma non serve un confronto di idee per analizzare la realtà e per vedere quale sia la possibile soluzione migliore. Non interessa che il 75% dell’elettorato sia contrario al riarmo e all’invio di armi in Ucraina, perché questo alimenta semplicemente i venti di guerra e aiuta a completare la distruzione di un popolo che è stato scelto per una guerra per procura.
Forse si confonde il metodo Cencelli, che era usato nella distribuzione delle poltrone e non nello stilare un programma. In una situazione così critica ci sarebbe voluto un tavolo di trattative ampio e lontano dalla luce mediatica, per trovare soluzioni nuove.
Conte, con il suo movimento, nell’inerzia degli altri partiti, ha consultato un’ampia base, non solo del M5S, da cui sono scaturite proposte. Molti di noi, pur non appartenendo al M5S, si ritrovano in quelle posizioni davvero progressiste, ma questo non sta bene alla Schlein.
Già una volta il PD, non facendo muro su Conte dopo la crisi del suo secondo governo, accettando Draghi e la sua fantomatica agenda ed evitando un’alleanza con il M5S, così come aveva deciso un Letta eterodiretto, ci ha portato per cinque anni nella tragedia del governo Meloni, di cui stiamo assaporando i magnifici risultati.
Ora una classe neoliberista ha deciso che bisogna fare profitto su armi e idrocarburi per cercare di mantenere un primato occidentale che si sta perdendo e scatena guerre e genocidi per fare questo. Gli uomini che ha posizionato all’interno delle istituzioni e dei partiti si muovono come marionette per rispondere agli ordini del padrone.
Così è a livello delle istituzioni europee e così è all’interno dei partiti come il PD.
La Schlein, che era stata votata nelle primarie aperte per riformare questo partito e fargli assumere una posizione di sinistra, ha fallito e ormai il PD è una Forza Italia con il marchio di sinistra.
In questo momento particolarmente delicato c’è la necessità di essere radicali in scelte che possano fermare la deriva bellicista voluta dal capitale per aumentare la redditività dei propri profitti, per evitare di sacrificare Stato sociale, scuola, sanità, reddito da lavoro, ecc., per quegli interessi.
Si spera in un miracolo interno al PD e che si possa ritornare alla ragione. Che la possibilità di formare un’area davvero progressista non venga fermata da sedicenti riformatori. Che l’elettorato si liberi la mente dalle sigle e cominci a scegliere con spirito critico sulla base dei reali contenuti.



