Il capomafia Giuseppe Graviano, boss stragista condannato per le stragi e dal quale lui si è sempre dichiarato innocente, è da un po’ di tempo che dice di voler riferire in aula, a Caltanissetta, sui rapporti con Silvio Berlusconi. Il GIP aveva preso tempo per decidere e lui, nel frattempo chiamato a deporre al processo a carico del gelataio di Omegna Salvatore Baiardo e suo ex favoreggiatore, ha parlato dei rapporti economici tra la sua famiglia e Silvio Berlusconi:
“Mio nonno e altre persone di Palermo investirono 20 miliardi di lire in una società con Silvio Berlusconi, era il 1969-1970, lui ne mise 4-5”.
E spunta una carta privata che regolava quegli investimenti. venuta a conoscenza nel 1982 quando suo padre venne ucciso e il nonno lo coinvolse.
A margine del processo il suo avvocato, interrogato dal Fatto Quotidiano, dice quella carta sugli affari con Berlusconi può recuperarla solo se libero.
Sostanzialmente, però, nulla di nuovo esce dalla bocca di Graviano che mai ha deciso di collaborare con la giustizia ma che aveva inviato una lettera a Caltanissetta dicendo di voler parlare. Successivamente, e il processo di Firenze lo dimostra, non ha più questa voglia infatti è stato fatto di tutto per parlare poco e dopo, in un’altra lettera inviata a Caltanissetta, afferma di star valutando di stare in silenzio.
- Perché questa frenata?
- A che gioco sta giocando?
Nel corso della deposizione, inoltre, Graviano ha raccontato che nel tempo ci sarebbero stati alcuni incontri con Silvio Berlusconi. “Uno ci fu prima di essere arrestato in un appartamento a Milano“. Graviano ha confermato che gli investigatori gli avrebbero mostrato un filmato relativo a un immobile individuato come possibile luogo dell’incontro. “C’era un residence con una piscina, era vicino a Milano. Il residence lo riconobbi ma l’appartamento no“, ha detto. Un altro incontro “può essere stato nel 1986, ero latitante. Berlusconi lo sapeva, ne parlavano tutti i giornali“.
Queste parole hanno fatto alzare l’ira di Marina Berlusconi che ha detto:
“La giustizia si è capovolta: un feroce boss si è travestito da pm per rilanciare le sue infami accuse senza il minimo contraddittorio, e gli si è permesso di trascinare sul banco degli imputati chi non può difendersi. Questo è il processo contro Baiardo: un monumento all’ipocrisia giudiziaria. Baiardo è solo un pretesto: i veri imputati sono Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, costretti a un processo surrettizio”
Interviene pure Antonio Tajani, leader di Forza Italia, che si dice “indignato” da accuse “infamanti” e “formulate senza contraddittorio“. Un segno “di un accanimento giudiziario che va oltre la morte e mina lo Stato di diritto“.
Forza Italia, inoltre, scrive all’Unione Europea chiedendo a Metsola di intervenire: “Stato di diritto violato“
Nel frattempo a Caltanissetta il GIP Santi Bologna archivia sia il filone su Mafia&Appalti sia il processo dove erano imputati i magistrati Natoli e Pignatone e il Generale Screpanti.



