MAFIA è un termine che descrive una grave e antica metastasi della nostra società.
Sintetico riassunto.
È MAFIA quella delle cosche criminali che dalle regioni del meridione d’Italia si sono riversate su tutto il territorio del nostro Paese, non solo per le attività nel mercato della droga, delle estorsioni, dell’usura, ma anche per impadronirsi di attività economiche ed imprenditoriali apparentemente lecite nelle quali investono i guadagni illeciti.
È MAFIA quella che trucca le gare di appalto per i lavori pubblici e per le forniture alla pubblica amministrazione, con la complicità di politici e funzionari corrotti.
È MAFIA quella che opera il voto di scambio con i politici collusi.
È MAFIA quella che inquina le istituzioni dello Stato.
È MAFIA quella dei “baroni” universitari che truccano i concorsi per favorire amici, parenti, amici degli amici.
È MAFIA quella che ha fatto il “salto di qualità”,
e con l’aiuto di professionisti mafiosi si è insediata stabilmente nell’alta finanza.
È MAFIA la cultura del favore, del privilegio, della sopraffazione, della negazione dei diritti fondamentali della persona.
È MAFIA quella dei mandanti occulti delle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.
È MAFIA quella di coloro che fanno finta di non vedere e di non sentire, che sono omertosi, che, per convenienza, preferiscono voltarsi dall’altra parte, che popolano la vasta “zona grigia” della nostra società.
Il ceto politico di questo Paese, in larga parte, ha DOLOSAMENTE archiviato il tema della mafia, anzi ha depotenziato alcuni strumenti necessari al suo contrasto.
Occorre avviare un serio e deciso percorso di cambiamento cominciando dalle prossime elezioni.
In contemporanea moltiplicare l’impegno per una diffusa presa di coscienza, a cominciare dalla scuola.
Infine, è opportuno che ciascuno di noi si ponga una domanda: c’è un mafioso o una cultura mafiosa che si annida dentro di me?



