Perché alcune morti suscitano indignazione e altre vengono accolte nell’indifferenza? Perché il dolore di un popolo dovrebbe valere meno di quello di un altro?
Sono gli interrogativi al centro dell’intervento di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, che torna a parlare di Palestina, Gaza, apartheid, diritto internazionale e resistenza civile, partendo dalle riflessioni contenute nel suo libro Quando il mondo dorme.
Il punto di partenza è il concetto di «vite degne di essere piante», sviluppato dalla filosofa Judith Butler. Albanese si interroga sul diverso valore attribuito alle vittime e sulla difficoltà, per molte famiglie palestinesi, di ottenere la restituzione dei corpi dei propri cari e garantire loro una degna sepoltura.
Un dolore che, secondo la giurista, si aggiunge alla devastazione della guerra e alla distruzione di cimiteri, abitazioni e luoghi della memoria. «Ci sono certe morti che sono più piangibili di altre», osserva Albanese, denunciando quello che considera un sistema di disuguaglianze capace di incidere persino sul riconoscimento della dignità dei morti.
Da qui il richiamo ad Antigone, simbolo del conflitto tra la legge imposta dal potere e una concezione superiore della giustizia. Per Albanese, il rispetto del diritto internazionale e della Costituzione italiana rappresenta un argine indispensabile contro gli arbitri del potere.
Ma l’intervento affronta anche un’altra questione: come trasformare l’indignazione in partecipazione collettiva?
Richiamando il precedente intervento di Roberto Scarpinato, Albanese sottolinea la necessità di unire le diverse esperienze di resistenza: dalla lotta contro le mafie alla difesa dei diritti del popolo palestinese, fino alle battaglie contro le discriminazioni e lo sfruttamento economico.
«Chi denuncia l’apartheid, chi denuncia la mafia, chi denuncia dei vizi di sistema nelle istituzioni, oggi camminano insieme».
Particolarmente significativo il riferimento a Sandro Pertini, alla Resistenza partigiana e al valore del boicottaggio economico come strumento di opposizione ai sistemi di oppressione. Albanese mette in relazione quell’esperienza storica con il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per i diritti dei palestinesi e con l’esperienza siciliana di Addiopizzo, sottolineando l’importanza di contrastare anche gli interessi economici che alimentano i sistemi di dominio.
È proprio nella Sicilia dell’antimafia che la Relatrice speciale individua un esempio concreto di resistenza civile e collettiva, capace di superare la paura e costruire percorsi di emancipazione.
Il messaggio conclusivo è un invito alla responsabilità individuale e collettiva: non bastano le manifestazioni occasionali, occorrono perseveranza, partecipazione e scelte quotidiane coerenti.
Perché, come ricorda Francesca Albanese, «il segreto non è soltanto essere, è perseverare».



