Le ragazze e i ragazzi francesi sono in rivolta per le disuguaglianze sociali che coinvolgono i ceti più deboli della società.
Auspico solo che mettano fine a ogni violenza e trovino forme pacifiche di protesta.
Ritorno con la memoria al maggio del ’68, che poi dilagò in molte nazioni, compresa l’Italia.
Ricordo alcuni graffiti sui muri della Sorbona, che da soli erano un manifesto e un programma.
- «Non vogliamo un mondo dove la garanzia di non morire di fame si compensi con la garanzia di morire di noia».
- «Vogliamo un ordine nuovo, dove la salvezza dal bisogno materiale sia compresa nella salvezza della persona integrale».
- «Questa non è una rivoluzione, è una mutazione».
Bellissimo!
C’è una nuova generazione che, finalmente, avverte la necessità del cambiamento.
Cambiamento che nasce dallo scoprire che esiste una rivoluzione più profonda da fare oltre a quella economica, che bisogna andare al fondo e scoprire dove risiede la vera alienazione della società e della persona.
L’ordine mondiale oggi esistente, in realtà, è disordine, perché non riesce a garantire libertà, democrazia, uguaglianza e giustizia sociale.
I giovani fremono, sono impazienti, osservano i piani degli adulti e non vi trovano dentro alcun progetto, alcuna speranza.
I graffiti di Parigi del ’68 risuonano ancora oggi e mi appaiono sovrapponibili ai temi del Vangelo.
- «La nuova società deve essere fondata sull’assenza di egoismo e di ogni egolatria. Il nostro cammino sarà una lunga marcia di fraternità».
- «Costruire una rivoluzione è rompere tutte le barriere interiori».
Bellissimo!
Mi rivolgo alle ragazze e ai ragazzi italiani: i problemi dei vostri coetanei francesi sono i vostri.
Attendo che anche voi scendiate, in modo pacifico e non violento, nelle strade e nelle piazze per rivendicare un futuro diverso.
Sarò sempre accanto a voi!



