Viviamo in un mondo sempre più ingiusto. La voce dei poveri e dei diseredati, di coloro che non hanno ancora conquistato il diritto di essere persona, può diventare collera.
L’ iniqua distribuzione della ricchezza collettiva, che fa i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, rappresenta un potenziale di rabbia e di violenza che non tarderà ad esplodere in forme virulente e incontrollabili.
Che senso ha, per esempio, continuare, da parte della Chiesa Cattolica, ad enfatizzare le varie feste religiose con celebrazioni talora pagane e consumistiche, se non pone, a se stessa e ai cristiani, la domanda su quali valori riscoprire per dare un senso alla vita e all’impegno di ciascuno di noi?
Oggi, più che mai, occorre una politica di liberazione degli esseri umani, e di tutto l’uomo nella sua interezza.
La Pace non può essere considerata la tranquillità di un ordine già stabilito o una benevola concessione dei detentori del potere politico ed economico mondiale.
La Pace è il risultato di un impegno duro e lungo per eliminare, innanzitutto, la violenza dei potenti della Terra.
Vi è un “ordine” mondiale che in realtà è violenza coperta, e che diventa esplicita quando i privilegi, di cui pochi godono, rischiano di essere compromessi.
Viviamo una stagione nella quale le coscienze dei più appaiono come narcotizzate da coloro che hanno interesse di conservare questa “pace”.
Solo mettendoci tutti, credenti e non credenti, dalla parte dei collera dei poveri possiamo diventare uomini di Pace.
La Pace è il frutto di un nuovo ordine mondiale cercato attraverso un processo di liberazione.
La stragrande maggioranza dei popoli del mondo è schiava perché dipende da un centro di potere economico soffocante.
Essa non è padrona dei propri beni e delle proprie decisioni, con la conseguenza che è oppressa da strutture ingiuste che negano i diritti delle persone.
Questa ingiustizia, talora, è stata anche denunciata da qualche Papa, per esempio nella Enciclica “Populorum Progressio” di Paolo VI, e nella “Sollecitudo Rei Socialis” di Giovanni Paolo II, ma molti governanti che si proclamano “cristiani”, da perfetti farisei, non ne tengono conto.
Non vi sarà veramente Pace se non si cambia profondamente il sistema economico che mette il profitto in quel centro che invece è della persona.
Dove vi sono ineguaglianze sociali, politiche, economiche, culturali, c’è un rifiuto della Pace.
La giustizia sociale, la libertà e la democrazia sono condizioni ineludibili per un vera Pace.
Non più beni materiali superflui, ma più esseri umani; non più produzione senza limiti, ma più libertà; non più mercati, ma più comunità; non più soldati, ma più persone.
È sogno, è utopia?
Forse è PROFEZIA.
E va ricordato che essa fu sempre accompagnata dallo stupore e, talora, dalla persecuzione.
Ma solo la Profezia, in attesa che divenga progetto di cambiamento, può strappare l’uomo alla selva e liberarlo dal deserto.
Si chiedeva Nietzsche: “C’è ancora del caos dentro di voi, c’è ancora una stella danzante?”



