Niente brucia più dell’amore. E la scrittrice e giornalista sportiva Valeria Ancione, siciliana ma romana d’adozione, accende fuoco e fiamme nel suo ultimo, eccellente lavoro, “L’amore brucia”, edito da Vallecchi Firenze (giugno 2026).
Lo fa a modo suo, attraverso le parole, con le quali ha un rapporto speciale e profondo. Il pensiero dell’autrice traspare in ogni paragrafo, mentre la narrazione trova un equilibrio tra chiarezza, autenticità e risonanza emotiva. Ciò che colpisce, infatti, oltre alla storia di Milo e Flora, è la connessione che si crea tra il lettore e l’autrice, un legame che non si interrompe durante le 216 pagine del romanzo, nemmeno per un attimo.
Valeria racconta il vissuto di Milo in prima persona, attraverso una prospettiva che fonde empatia e osservazione, esplorando l’essere umano nelle sue fragilità, contraddizioni e paure più profonde, restituendo un’intimità profonda e toccante.
È proprio attraverso la scrittura che i sentimenti dei personaggi diventano palpabili. Non occorre aver vissuto esperienze simili per riconoscere la forza del desiderio, la paura di perdere qualcuno, le contraddizioni e le fragilità che possono accompagnare l’amore.
Ed è proprio questa una delle grandi forze della scrittura di Valeria Ancione: riuscire a dare profondità e intensità all’altalena emotiva di una relazione che può essere amore, certo, ma anche dipendenza affettiva, ossessione, bisogno disperato di amare e di essere amati.
Talvolta imbocchiamo una strada che non conosciamo, convinti di sapere dove ci condurrà. Ma non è così. Non ne vediamo l’uscita, eppure continuiamo a percorrerla. Essere tutto e niente, e resistere, pur di esserci.
“Eravamo tutto, amici e amanti, il male e la cura, il danno e il risarcimento.”
In “L’amore brucia”, romanzo premiato con il primo posto al Catania Book Festival 2026, Valeria Ancione dà voce a un uomo che racconta le proprie debolezze emotive e le complessità interiori. Sentimenti che tende a reprimere, pensieri che fatica a esprimere, contraddizioni con le quali è costretto a confrontarsi.
È attraverso il viaggio introspettivo di Milo che conosciamo Flora e Gilda, ma soprattutto scopriamo le fragilità dello stesso protagonista, che si divide e si disperde tra due donne, incapace di sciogliere le contraddizioni che lo tengono prigioniero. E alla fine abbiamo la sensazione non soltanto di aver incontrato nuove persone, ma anche di conoscere un po’ meglio noi stessi. I personaggi, nelle loro differenze e contraddizioni, diventano specchi nei quali possiamo riconoscerci, anche quando crediamo di essere completamente diversi da loro oppure simili.
Spesso proiettiamo sugli altri ciò che non vogliamo riconoscere in noi stessi. Qui, invece, durante la lettura, diventiamo quasi complici di un meccanismo di riflessione e autoanalisi dal quale è difficile sottrarsi. È questo uno degli aspetti più sorprendenti del romanzo, reso possibile dalla sensibilità e dalle notevoli capacità narrative dell’autrice.
La lettura è scorrevole, stimolante e arricchente, perché ci invita a osservare da una prospettiva diversa un sentimento che crediamo tutti di conoscere: l’amore.
Un amore che può sembrare senza fine, oppure trovare proprio nella fine il suo significato. Un amore incalzante, contrastante, capace di consumare e di alimentarsi delle proprie incoerenze. Bruciante, come soltanto l’amore sa essere.
“Abbiamo la stessa entità di colpa, di torti e di ragioni, in ogni tipo di morso che ci siamo dati. Diversi e complementari, come sempre siamo stati in ogni cosa. Completarsi, è questa la nostra fregatura.”
“L’amore brucia” è disponibile in libreria e online



