In attesa che l’umanità si risvegli da una realtà che supera persino gli incubi peggiori, c’è ancora chi continua a lottare, anche attraverso gli strumenti della fantasia, per restituire a chi soffre un sogno che sembra ormai perduto. È questo lo spirito che anima Mi chiamo Handalino, il nuovo libro di Antonio Mazzeo, saggista, giornalista e attivista per i diritti umani, pubblicato da Miranda Editrice, disponibile nelle librerie dal 22 settembre e i cui proventi saranno destinati in beneficenza all’ospedale Al Awda di Gaza. Del libro e delle motivazioni che hanno portato alla sua realizzazione abbiamo parlato con l’autore, ancora una volta gradito ospite di Prima Linea News.
Handalino, una fiaba per raccontare la guerra ai bambini
Si tratta di un racconto rivolto ai bambini e ai ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, scritto nella forma della fiaba e impreziosito dalle illustrazioni del fumettista Lelio Bonaccorso. La storia trae liberamente ispirazione dall’esperienza vissuta in prima persona da Mazzeo durante la sua partecipazione alla missione umanitaria a bordo della nave Handala, il cui nome richiama un personaggio creato nel 1969 dal vignettista palestinese Naji al-Ali.
La trama ha per protagonista Handalino, un piccolo peluche rosso che la sua amica Greta affida all’equipaggio della nave Handala, in partenza dal porto di Gallipoli alla volta di Gaza. L’obiettivo è portare ai bambini della Striscia giocattoli e aiuti umanitari raccolti anche grazie alla solidarietà di altri bambini che vivono sull’altra sponda del Mediterraneo.
Il viaggio è ricco di avventure. Handalino avrà l’occasione di conoscere Handala, il bambino simbolo della resistenza palestinese, ma dovrà anche affrontare le proprie paure quando alcuni pirati assaliranno l’imbarcazione poco prima dell’arrivo a destinazione. A offrirgli conforto sarà il Vecchio Marinaio, altro personaggio chiave dell’opera di Mazzeo, che gli racconterà una fiaba ambientata a Conigliopoli.
In questa città fantastica, i piccoli conigli vivono serenamente tra i banchi di scuola e i giochi di prestigio dell’amico Coniglio Clown. La loro tranquillità viene però spezzata dal Generale Cattiven e dal suo esercito, che distruggono la città e costringono i conigli adulti ai lavori forzati per costruire un imponente edificio in acciaio e cemento.
La domanda dei bambini: «Come può il mondo degli adulti consentire quello che sta accadendo a Gaza?»
Mazzeo spiega che la fiaba nasce anche dai laboratori che ha condotto nelle scuole, durante i quali ha potuto constatare la particolare sensibilità dei bambini e la loro predisposizione all’ascolto. A questa attenzione si accompagnano, tuttavia, sentimenti di paura, dolore e preoccupazione per ciò che accade ai loro coetanei palestinesi. Le vicende di Gaza inducono molti alunni a rivolgere domande a genitori e insegnanti, che spesso non sanno come rispondere.
Secondo Mazzeo, la domanda più importante che gli è stata posta dai bambini è stata: «Come può il mondo degli adulti consentire quello che sta accadendo a Gaza?».
È una domanda che, a suo avviso, non può essere elusa da genitori, insegnanti ed educatori, pena il rischio di compromettere la fiducia delle nuove generazioni negli adulti. In questa prospettiva, la fiaba diventa uno strumento educativo che, come afferma lo stesso autore, serve «per comprendere quello che accade dall’altra parte del Mediterraneo, ma anche per suggerire al mondo della scuola strategie di educazione alla pace, alla convivenza e alla solidarietà tra i popoli».
Nel corso della conversazione, Mazzeo, anche nella sua veste di insegnante, esprime la propria rabbia e il proprio dolore per l’attacco israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio. In quell’occasione, venne infatti colpita una scuola primaria che aveva numeri simili a quelli dell’istituto in cui lavora: 180 persone, di cui 166 bambine di età compresa tra i cinque e i dieci anni, sarebbero state uccise da un missile lanciato dalle forze armate statunitensi.
Gaza, Libano e le responsabilità internazionali
La presentazione del libro è stata anche un’occasione per approfondire con Mazzeo la situazione a Gaza e le responsabilità politiche internazionali, in un contesto segnato da un numero crescente di conflitti, dall’Europa orientale al Corno d’Africa.
Secondo quanto riferisce l’attivista, il 70% della Striscia di Gaza rimarrebbe sotto occupazione delle forze armate israeliane, mentre circa due milioni di gazawi sarebbero costretti a vivere in condizioni disumane nella parte restante del territorio. Qui, sostiene Mazzeo, continuerebbero gli attacchi militari provenienti dal mare, dalla terra e dall’aria.
A questa emergenza umanitaria si aggiungerebbe il fallimento del piano denominato «Board of Peace», promosso da Donald Trump per risolvere il conflitto in corso. A complicare ulteriormente il quadro sarebbe intervenuta l’invasione del Libano meridionale da parte dell’esercito israeliano, che avrebbe provocato lo sfollamento di circa un milione di persone e la distruzione di infrastrutture essenziali, tra cui ponti, autostrade, ospedali e reti idriche.
Le sanzioni contro Israele e il ruolo dell’Italia
Sul piano internazionale, Mazzeo individua un ulteriore problema nei veti politici che, a suo giudizio, avrebbero ostacolato l’adozione di misure sanzionatorie nei confronti di Israele da parte dell’Unione Europea, con particolare riferimento alle posizioni di Paesi come l’Italia e la Germania.
In controtendenza rispetto alle esitazioni europee, Mazzeo cita l’esempio della Spagna, che avrebbe deciso di adottare unilateralmente alcune misure contro Israele, tra cui il blocco delle esportazioni di armamenti. L’attivista descrive questa scelta come un tentativo di «pulirsi le mani sporche di sangue del popolo palestinese».
Da qui nasce il suo monito alle istituzioni italiane, affinché nessuno cerchi di sottrarsi alle proprie responsabilità dietro le decisioni assunte a livello europeo. «Attenzione che nessuno si nasconda a Roma dietro la foglia di fico di Bruxelles», avverte Mazzeo, sostenendo che l’Italia non debba necessariamente attendere l’avallo dell’Unione Europea per compiere i primi passi verso l’adozione di sanzioni.
A suo giudizio, tali iniziative sarebbero necessarie anche per rispettare la Costituzione e la normativa italiana in materia di esportazione di armamenti, con particolare riferimento alla legge 9 luglio 1990, n. 185, che disciplina il controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali di armamento.
Mazzeo sostiene inoltre la necessità di una mobilitazione civile dal basso, sul modello delle manifestazioni organizzate nel corso dell’anno precedente, per promuovere una grande iniziativa nazionale a sostegno del popolo palestinese. Tra gli strumenti da utilizzare indica anche il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, nell’ambito della campagna BDS, rivolti contro soggetti che, secondo l’attivista, contribuiscono alla violazione del diritto internazionale.
La sua posizione è netta: «Scendere in piazza non è soltanto un atto di solidarietà, ma anche un atto di autodifesa per la sopravvivenza dell’umanità intera».
Il futuro di Israele e il rispetto dei diritti umani
Per Mazzeo, l’unica speranza risiede in una trasformazione profonda della società e delle istituzioni israeliane, capace di sottrarre il Paese a politiche razziste, sovraniste, belliciste e genocide e di garantire a tutti i cittadini diritti fondamentali, nel rispetto delle rispettive identità e al di fuori di ogni discriminazione.
Il diritto dei bambini a vivere senza paura
Ritornando alla fiaba di Mazzeo, ritengo che l’autore abbia cercato, attraverso la propria sensibilità narrativa, di costruire un racconto capace di preservare l’innocenza dei giovani lettori senza rinunciare a trasmettere un messaggio che molti adulti dovrebbero ancora imparare ad ascoltare.
Non è possibile rimanere in silenzio davanti al grido di aiuto e al dolore dei bambini, soprattutto di quelli che vivono quotidianamente l’incubo delle bombe, della fame e dell’odio. Nessuno dovrebbe accettare che le conseguenze delle scelte e dei conflitti degli adulti ricadano su creature innocenti, costrette a portare negli occhi il ricordo di violenze che non avrebbero mai dovuto conoscere.
Come nella fiaba di Handalino, anche nella realtà c’è un enigma che siamo ancora chiamati a risolvere: come costruire un mondo in cui i bambini possano vivere senza paura e nel rispetto dei propri diritti?
La chiave della soluzione a questo enigma sta racchiusa nell’opera che Antonio Mazzeo ha voluto offrire in dono ai bambini palestinesi.



