Uno degli assiomi principali del liberismo è che il mercato regoli tutti gli squilibri sociali, per cui bisogna essere liberi da lacci e lacciuoli nell’azione di chi si muove in campo economico.
Il mercato sarebbe un soggetto neutro, indefinito, che agisce per opera e virtù di qualche spirito santo. Ma il mercato è fatto di soggetti reali, in carne e ossa, come chi comanda i grandi fondi come BlackRock, Vanguard e State Street, che sono intrecciati tra loro a livello azionario e che riescono a muovere e gestire un quarto del PIL mondiale. Un simile soggetto indirizza i mercati e condiziona la politica mondiale.
La concentrazione della ricchezza e la corsa al riarmo
La crisi di sistema che stiamo vivendo è stata determinata da questi colossi economici, che guidano il mercato essenzialmente per aumentare i loro profitti.
Proprio questi soggetti hanno portato a concentrare la ricchezza in poche mani, a precarizzare il lavoro e a diminuirne il valore, ad aumentare la povertà assoluta e relativa e ora ci stanno portando verso il riarmo e la guerra, per far fare profitti ai signori della guerra.
La necessità di espandere la NATO verso est, il genocidio in Medio Oriente, oltre alle altre decine di guerre, nascono dall’idea che la competitività debba essere il motore dell’economia e che in questo momento sia indispensabile investire nella guerra. L’Occidente è in un continuo stato di belligeranza.
In Occidente, l’economia guida e indirizza le scelte politiche.
Le proteste sociali contro la guerra e le disuguaglianze
Ora, però, sta avvenendo qualcosa di nuovo. Si muovono gli studenti, che reclamano investimenti nello studio, nella casa e non in armi, e non vogliono diventare carne da macello per gli interessi dei soliti signori.
Si muovono gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori e altri lavoratori che non riescono più a comprendere gli investimenti in armi, mentre si trovano in condizioni di estrema difficoltà per le scelte guerrafondaie e per gli effetti della guerra sui prezzi delle fonti energetiche.
Comincia a manifestarsi un disagio diffuso nella popolazione e le diverse proteste tendono a coagularsi per cercare di far cambiare rotta alla politica.
Quello che manca in questo momento è un soggetto istituzionale che possa prospettare una vera alternativa economica e valoriale di sistema e che sia in grado di fare sintesi, a livello internazionale, di tutti i movimenti.
La politica deve governare l’economia, non viceversa
Si sta giocando una partita epocale e bisogna evitare di cadere nel baratro dove ci vogliono portare il capitale e il sistema di comunicazione sotto il suo dominio.
Parlano come se la guerra fosse qualcosa di scontato e inevitabile, ma non è vero. È solo una costruzione che portano avanti ossessivamente per condizionare l’opinione pubblica.
Che i progressisti si liberino delle quinte colonne di cui sono disseminati e si mettano a disposizione dei movimenti, prima che succeda qualcosa di irreparabile.
La politica deve governare l’economia e non viceversa.



