Dicono che le manifestazioni non servono a nulla, dicono che il popolo diventa gregge perché lo vuole. Ma, nella notte appena trascorsa, più di 100 milioni di persone hanno detto di no: no al pericolo di regimi e finte democrazie.
In Brasile si contendevano la Presidenza della Repubblica Luiz Inácio Lula da Silva, Lula per tutti, e Flávio Bolsonaro.
Lula era il Presidente uscente e già aveva presenziato per altri 2 mandati dal 2003 al 2011. Lavoratore, ha perso un dito in fabbrica, politiche sociali, aiuti economici alla scuola, potenziamento infrastrutture. Nel 2016 fu coinvolto nella “Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio)” accusato di aver ricevuto denaro dalla Petrobras (compagnia petrolifera), un ranch e un appartamento; di sospette donazioni illegali dall’impresa di costruzioni Odebrecht, nell’ambito della più grande operazione anticorruzione in America Latina. Nel luglio 2017 fu condannato a nove anni e mezzo di prigione per corruzione passiva e riciclaggio. Nel gennaio 2018, il Tribunal Regional Federal de la Cuarta Región, aumentò a dodici anni la detenzione. Dopo la condanna in secondo grado scontò 580 giorni di carcere e venne liberato dopo l’annullamento delle tre condanne.
Dall’altra parte c’era Flávio Bolsonaro, figlio di Jair Bolsonaro. Bolsonaro senior ha segnato parte della vita politica e militare brasiliana. È stato il primo ex militare eletto dalla fine della dittatura militare, stando in carica dal 2019 al 2023. Con il suo mandato si è visto un aumento sostanziale del disboscamento della foresta amazzonica a scapito dei nativi della zona e dell’ecosistema. Durante il COVID-19 si è posizionato contro la scienza sulla malattia, sulla sua diffusione e protezione collettiva e individuale causando un altissimo numero di morti. Inoltre è stato condannato in via definitiva a 27 anni e 3 mesi di carcere per il golpe tentato dopo la sconfitta elettorale del 2022 proprio contr Lula
Il figlio, l’attuale candidato Flavio, è un nostalgico della dittatura militare, negazionista del cambiamento climatico. Sempre assolto per vizi di forma nei processi, intatte sono state le ricostruzioni effettuate sulla sua movimentazione economica, tra riciclaggio, assunzioni fittizie e la cosiddetta rachadinha. In Brasile voleva effettuale le politiche di Javier Milei in Argentina e quindi taglio della spesa pubblica a discapito dei più poveri, ridimensionamento del ruolo dello Stato, eliminazione dello stato sociale e a favore della politico economica che favorisce sempre di più la privatizzazione e, l’unico ruolo dello Stato, sarebbe quello di proteggere i cittadini dai reati, soprattutto quelli da strada.
Ebbene al secondo turno, quello decisivo, il 51,79% della popolazione ha scelto Lula.
Ci è voluta una persona di 80 anni per evitare di far arrivare la destra estrema al governo brasiliano.
Andiamo in Serbia.
Abbiamo un Presidente della Repubblica eletto nel 2017, Aleksandar Vučić, eletto dopo la sua esperienza da Primo Ministro. Fin dall’inizio della sua elezione sono nate proteste denunciando la deviazione verso l’autoritarismo. Politica segnata da sempre più privatizzazioni, scandali elettorali ed economici, proteste sempre più frequenti, contro lo stato sociale. Ogni protesta, le quali avvenivano spesso, venivano denigrate da Vucic definendo terroristi i manifestanti. Dopo anni di manifestazioni, soprattutto da parte dei giovani e degli studenti contro il clientelismo e corruzione, lo hanno costretto a dimettersi prima della fine del mandato.
Alle elezioni ha dichiarato la sconfitta in diretta tv. Il suo partito prenderà circa 105 seggi chiudendo, così, 14 anni di dominio politico, passato da vicepremier e premier a presidente dopo la fondazione, nel 2008, del Partito progressista serbo.
A vincere è stata la Lista Studentesca, che prenderà tra i 135 e i 140 seggi. Lista nata proprio per queste elezioni, a settembre 2026, e guidata dal docente Ilija Srdanović. Lista nata a seguito delle feroci proteste del 2024-2025 contro la corruzione e che riunisce 250 personalità selezionate da assemblee studentesche e che ha un programma contro la corruzione, controllo sui patrimoni dei pubblici funzionari con il recupero dei beni illeciti, indipendenza dalla procura, magistratura e media con l’intenzione di revisionare gli appalti e progetti pubblici; riforma della pubblica amministrazione e potenziamento del sistema educativo; proposte a sostegno della ricerca, dell’innovazione e dell’agricoltura e aiuto dello stato sociale.
I giovani sono la differenza e fanno paura (anche in Italia): questa ondata sembra travolgere il mondo intero.
Intanto aspettiamo il voto di domani in Israele e il 3 novembre quelle di midterm in America.
immagine copertina elaborata con IA
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