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uesta mattina, per le strade di Isernia, una generazione ha deciso di uscire dalle aule scolastiche, occupare pacificamente lo spazio pubblico e ricordare agli adulti, agli sgovernanti e alle istituzioni che il futuro non è una concessione della politica. È un diritto.
Ragazze e ragazzi hanno attraversato la città con cartelli colorati, slogan, ironia e indignazione. Per pretendere quello che dovrebbe essere normale in un Paese civile: scuola pubblica dignitosa, no alle guerre, no ai costi per finanziare le guerre, sanità pubblica. Rappresentanti politici onesti e con una visione.
«La dignità non è un lusso».
È questo il messaggio scelto dai ragazzi. Una protesta che ha messo al centro il diritto allo studio, il carovita, i salari e gli investimenti nei servizi pubblici.
Una generazione che non chiede il permesso di pensare
Le immagini della manifestazione raccontano il punto di vista di questi ragazzi. C’è un cartello rosa che domanda, con un’ironia tagliente: «Ma è del mestiere questa?». Ci sono fotografie e riferimenti alla politica nazionale, messaggi sarcastici, disegni, provocazioni. Un altro cartello avverte: «Vi siete messi contro la Gen Z sbagliata!!!».
E ancora: «Ci avete lasciato a corto di benzina e di futuro».
Questa mattina, a Isernia, i ragazzi hanno fatto una lezione di educazione civica. Hanno esercitato un diritto costituzionale. Hanno dimostrato che partecipare significa assumersi una responsabilità.
Chi pensa che gli studenti debbano soltanto ascoltare dovrebbe ricordare che la scuola ha anche il compito di formare cittadini capaci di ragionare, discutere, dissentire. Non abbiamo certo bisogno di sudditi obbedienti.
Il Molise che perde i giovani e poi si stupisce se protestano
La protesta assume un significato ancora più importante in una regione come il Molise, dove il tema dello spopolamento, della fuga dei giovani e delle opportunità lavorative attraversa da (troppi) anni il dibattito pubblico. Nella regione in cui, per colpa degli adulti, abbiamo una classe dirigente indegna. A tutti i livelli.
La protesta di Isernia dovrebbe interrogare anche la classe politica regionale (sarà molto difficile avere risposte): oggi questi giovani – che vanno ascoltati e affiancati con rispetto – stanno chiedendo conto di tutto ciò che non è stato fatto, di quello che manca e di quello che rischia di continuare a mancare.
I ragazzi di Isernia hanno dato una lezione anche agli adulti
Secondo le prime stime, non ufficiali, alla manifestazione hanno partecipato circa mille persone, tra studenti e cittadini. Il rappresentante della Consulta studentesca, Cristian Rossi, ha aperto la mobilitazione chiedendo che la piazza diventasse il megafono di una generazione che vuole un futuro migliore. Il corteo si è svolto pacificamente, senza momenti di tensione.
A Isernia, questa mattina, il disagio sociale ha trovato una forma di espressione civile e democratica.
La scuola non può diventare una fabbrica di rassegnazione
La protesta di Isernia interroga anche il mondo della scuola. Insegnare significa offrire strumenti per interpretare la realtà, riconoscere le ingiustizie e sviluppare un pensiero autonomo e ferocemente critico. Gli studenti non sono contenitori da riempire, ma coscienze da formare.
E ora?
Sarebbe troppo facile applaudire questi ragazzi per qualche ora, condividere le fotografie della manifestazione, pubblicare dichiarazioni sulla bellezza della partecipazione giovanile e poi tornare alla consueta indifferenza. Il sostegno agli studenti non è una passerella.
Non servono pacche sulle spalle. Non servono lezioni paternalistiche. Servono risposte concrete. Ora è il momento di proseguire tutti insieme per aggiustare questo presente immaginando un futuro diverso. Un mondo più giusto.
WordNews.it sta dalla parte di questi studenti
Difendere il loro diritto a essere ascoltati significa difendere la democrazia stessa. Una generazione che trova il coraggio di alzare la testa non deve essere trattata come un problema da amministrare.
Il mondo è in fermento. Ora serve una seria mobilitazione. Questo è il momento per dimostrare il nostro impegno. Ora o mai più.
Foto e video realizzati da Lucia De Chiara




