A cosa stiamo assistendo oggi? All’effetto del processo neoliberista di concentrazione della ricchezza in poche mani. Questo è iniziato da oltre 50 anni, sotto l’influenza della scuola di Chicago che ha sostituito il keynesismo. La libertà di movimento dei capitali, con la globalizzazione, ha favorito la ricerca dei siti a più basso costo di materie prime e del lavoro che, associato alla produzione di denaro dal denaro come succede nei giochi di borsa, ha determinato la tendenza a concentrare sempre più ricchezza in poche mani.
Il controllo della ricchezza da parte dell’1% della popolazione tende a determinare gli squilibri a cui assistiamo. Come osserva il professore Brancaccio, per la centralizzazione del capitale non occorre che questo sia in possesso reale di pochi individui. Ognuno di noi, infatti, può anche detenere delle risorse economiche, ma con l’attuale sistema bancario e dei fondi, l’1% della popolazione, pur non essendo proprietaria di quelle ricchezze, può gestirle secondo propri criteri. In un simile sistema diventa sempre meno importante la democrazia, perchè non bisogna distribuire ricchezza per migliorare la qualità di vita di molti.
Quindi la democrazia va destrutturata per favorire le oligarchie. La competitività per accrescere ricchezza è l’elemento portante di tutto l’agire umano per cui diventa importante la solitudine dell’individuo che deve competere con tutti. La rottura delle comunità, favorita anche dal sorgere di comunità virtuali sempre più facilmente controllabili, è un elemento fondamentale della centralizzazione del capitale. Come effetto collaterale abbiamo la concentrazione sempre maggiore delle popolazioni in megalopoli ed il progressivo svuotarsi di popolazione e di motivazione economica per l’esistenza dei piccoli centri e delle realtà montane.
Tuttavia, in questo processo di concentrazione della ricchezza si è toccato il nervo vitale del costo dell’energia che si ripercuote in modo violento su tutta la popolazione già privata di risorse a causa della diminuzione del valore del lavoro e per la sua precarietà. Vengono tutelati gli interessi degli enormi profitti delle banche, delle industrie energetiche e di quelle degli armamenti ed i costi di queste scelte ricadono in modo evidente sulla massa della popolazione. Fa impazzire l’idea che si trovino soldi per le armi e per le guerre ma che non ce ne siano per lo stato sociale, per la casa, per la sanità, per la scuola, ecc. Le persone avvertono sulla propria pelle e vedono chiaramente il disagio prodotto dalle scelte politiche. A poco serve il controllo dei media che cercano di rivolgere l’attenzione su altro perchè il disagio colpisce la carne viva delle persone.
Questa è la vera origine degli attuali movimenti delle masse che si cerca di reprimere, senza comprenderne le motivazioni, probabilmente per arrivare più facilmente a completare la destrutturazione delle democrazie a favore di regimi oligarchici per l’1% della popolazione.
Se queste osservazioni sono vere, allora la ragione dell’attuale sfascio va individuata nell’organizzazione economica neoliberista ed occorre prospettare e proporre una visione economica alternativa che rompa con l’idea di concentrazione del capitale e miri al benessere collettivo.
La politica dovrebbe farsi carico di questo sforzo nuovo e finirla di essere alla dipendenza delle oligarchie economiche.
Quando c’è una crisi di sistema come quella attuale si è portati ad arrivare alle guerre come è sempre successo in passato.
Oggi una guerra significherebbe la fine dell’umanità a causa degli armamenti nucleari. Auspico che si abbia questa coscienza e che si cominci a lavorare per una nuova realtà abbandonando l’idea della ineluttabilità della guerra come risolutrice dell’attuale crisi.
L’idea di stati generali progressisti è sempre più urgente.



