Abbiamo un grande disagio sociale in questo momento che porta studenti, autotrasportatori, agricoltori, pescatori ed altri lavoratori a scendere in piazza per protestare non solo in Italia ma in diverse parti del mondo.
E’ questo un disagio vero e la scintilla che lo ha fatto scoppiare è stata sicuramente l’aumento dei prezzi dei carburanti che ha influenzato tutta l’economia e brucia sulla pelle viva delle persone.
Ma quanto sta avvenendo in economia è la conseguenza sempre più pervasiva della centralizzazione dei capitali. In pratica il neoliberismo tende a concentrare la gestione della ricchezza sempre in più poche mani riducendo la distribuzione della stessa a livello della popolazione. Questo meccanismo riassorbe a fine di profitto anche beni comuni come sanità, istruzione, casa, acqua, cibo ed energia. La favola del mercato che viene autoregolato da una mano invisibile non regge più. infatti, tre grandi fondi, BleackRock, Vanguard e State Street, intrecciati tra di loro, regolano un quarto del Pil mondiale e possono indirizzare i mercati e la politica. Quindi, le scelte di politica che vogliono portare verso il riarmo e la guerra ed il continuo aumento dei costi dell’energia non sono eventi casuali ma hanno una regia nella progressiva centralizzazione della ricchezza.
Se questo è vero, la protesta attuale ha la necessità di avere chiaro che la centralizzazione della ricchezza e la mancata distribuzione della stessa è la causa del disagio attuale che tende a colpire gran parte della popolazione.
La protesta limitata all’oggi senza creare prospettive economiche diverse da quelle che il neoliberismo ci ha fatto assorbire fin nei frame profondi del nostro cervello, diventa senza uno sbocco concreto.
Riuscire a sostituire un’economia basata sull’accumulo di ricchezza e potere, dove pesci piccoli sono sempre mangiati da pesci più grandi fino ad avere pochi individui dominanti, è fondamentale per uscire dalla crisi del neoliberismo che, per sopravvivere, ci vuol portare alla guerra.
La protesta deve sviluppare una visione economica dove i processi di produzione e consumo devono essere fatti per mantenere l’equilibrio del sistema Terra e per un’equa distribuzione delle ricchezze.
Questa protesta deve avere un riferimento culturale e politico molto più alto affinchè, dal momento contingente, si possa sviluppare un pensiero sociale ed economico diverso ed una politica diversa.
Non è possibile continuare ad avere una politica al servizio di ciò che decide l’economia ad impronta liberista.
E’ ora di cambiare.
C’è bisogno che la politica indirizzi l’economia e restituisca una vera libertà e non schiavitù, ai cittadini



