Disse Gesù: “Quando fai un convito, chiama poveri, storpi, zoppi,ciechi, e sarai beato, perché non hanno modo di contraccambiare”. (Luca, 14. – 13/14). Fuori di metafora, è un esplicito invito a privilegiare i poveri, gli ultimi, gli esclusi, coloro che vivono ai margini della vita sociale e che il “potere” non degna di alcuna attenzione.
Nei conviti dei potenti vi sono unicamente loro: politici, imprenditori, banchieri, professionisti di grido.
Li accomuna un obiettivo fondamentale, restare tutti assieme al comando e progettare affari nel loro esclusivo interesse, secondo il principio del “do ut des”.
Poi il popolo viene illuso con promesse fallaci, con slogan demagogici e ripetitivi, nella certezza che il grande inganno, come spesso accade, risulterà vincente.
Qualche speranza la ripongo nei giovani che protestano in Spagna, in Francia e adesso anche in Italia.
Ovviamente di questi ultimi, ai quali si sono aggiunte alcune categorie di lavoratori, il “potere” impedisce che si parli, complice una informazione composta da servi della gleba e giornalisti senza spina dorsale.
Infine, poiché sono partito da un brano del Vangelo, è lecito chiedersi cosa faccia la Chiesa Istituzionale nelle sue varie diramazioni, dal Vaticano alle Curie locali, per mettere in pratica tale indicazione, con scelte concrete non solo con proclami dai pulpiti.
Rimango in attesa di risposte convincenti, che temo non arriveranno.



