Mercoledì mattina, in piazza Stesicoro a Catania, il comitati carovita del calatino ha fatto un sit-in per spiegare ciò che sta succedendo agli agricoltori con l’aumento del carovita, l’aumento del costo della benzina e conseguente rincaro dei prezzi nel mercato agricolo. A seguire hanno consegnato al Prefetto di Catania un documento con tutte le richieste e con le proposte di possibile soluzioni e inviate, per conoscenza, alle massime autorità politiche della città, della regione e del governo nazionale.
Tra gli altri era presente il titolare di un’azienda agricola a Ramacca, Sebastiano Calanni:
“Insieme i miei colleghi agricoltori, oggi siamo venuti qua a Catania perché ancora gli agricoltori, purtroppo, cercano di portare avanti il suo lavoro, ma questo è una preoccupazione per tutti, per il popolo. Questa non è una voce soltanto per l’agricoltura, è per tutto il popolo, perché siamo tutti da una barca. E quindi carrello della spesa sicuramente, se non reggiamo adesso, fra un po’ aumenterà sempre di più perché se si ferma la produzione della terra si ferma il cibo. Sì, lo portano da altri paesi, ma c’è il trasporto e aumenteranno sicuramente perché, giustamente, non sostenendo noi le spese che abbiamo, perché noi non ce la facciamo a combattere con le altre nazione perché il costo qua lo abbiamo di più. Abbiamo il clima che non funziona, abbiamo le spese che sono di più, parassitari, qualsiasi cosa costa di più, il carburante. Quindi non ce la facciamo a ricoprire le spese. Cosa facciamo? Ci dobbiamo fermare o fermare. Però se ancora possiamo fare qualcosa per andare avanti per noi stessi, per i vostri figli, cerchiamo di darci una mossa ora perché con le lamentele non si fa niente, bisogna reagire. Se il popolo ancora non lo vuole capire vuol dire che stiamo bene. Non so cosa spiegare, ragazzi, però non ci lamentiamo dopo perché oggi si può fare qualcosa, poi forse è troppo tardi.”
Si è parlato pure del fatto se, a livello istituzionale, siano stati ricevuti da qualcuno:
“Ma sì, ma vede, Anche se ci sono i sindaci, qualcuno che cerca di starci vicino. Però vede la nazione non vuole sapere niente e voi lo sapete che anche a livello notizie sta nascosta. Ma io dico al nostro governo, all’Europa, l’Europa sta sbagliando molto, moltissimo. La Meloni col silenzio non sta concludendo niente. Fa innervosire ancora il popolo. Il silenzio non porta niente, cara Meloni. L’unica cosa che ti dico a Zelensky fino all’altra volta, che ci sono i tuoi figli che prendono la fame in Italia, gli ha dato la mano e gli hai detto che li aiutavi. Ora in un momento molto delicato, hai fatto una cosa di questa. Cara Meloni, io non ti voglio usare brutte parole perché non è il mio caso, però vede, fai una riflessione perché guarda, non è bella la situazione. Ve lo dico sinceramente. Chi siete seduti avete tolto al popolo i soldi, ci siete voi multinazionali in qualsiasi parte e non si può continuare così perché poi se la corda si sta rompendo, la corda si sta rompendo, i centri commerciali. Ci siete voi in qualsiasi cosa ci siete voi. Il popolo non respira più, non dice niente perché è arreso, ma quando si ferma il popolo si ferma tutto e ci fermiamo che nemmeno ce ne accorgiamo. Questo è il vero sciopero secondo me, non perché questo momento avete vinto voi attraverso l’autorità, ma non avete vinto niente. Secondo me state perdendo ancora perché non ascoltate il popolo.”
E’ stato presente anche Emanuele Giuseppe Nigro, un commerciante agricolo:
“Uno dei punti essenziali secondo noi è uno di quelli più importanti, è quello di chiedere ai nostri politici di darci una corsia preferenziale che ci possa dare la possibilità e la tutela sulla vendita dei prodotti made in Italy. Ci sono altri punti: il caro carburante, il caro energia, il caro spese alimentare e quant’altro. Questo documento adesso i miei colleghi sono andati a presentarlo in prefettura, poi abbiamo la speranza che ci possono dare un la possibilità di avere un colloquio anche alla regione a Palermo e da lì iniziare il la trattativa. Certo, vogliamo arrivare anche anche al governo nazionale. La tutela non è solo per noi, ma soprattutto per i nostri compagni, per i cittadini, per la cittadinanza tutti. Ancora non abbiamo avuto nessuna risposta, ovviamente risposte che fanno parte del passato, non del momento attuale.”
Questo sit-in di protesta è avvenuto a seguito di un primo corteo mobile del lunedì.
Fanno sapere, poi, che in prefettura sono stati accolti e ascoltati. Un passaggio importante ma chiedono, adesso, i fatti: “Apprezziamo l’attenzione, l’ascolto e la solidarietà ricevuti.”
Tra le loro richieste:
- un tavolo istituzionale entro 15 giorni, per affrontare le istanze presentate;
- un piano operativo, con misure concrete, risorse individuate e tempi certi per trasformare le richieste in impegni verificabili e risultati concreti;
- interventi strutturali, in modo da affrontare le cause della crisi e produrre effetti duraturi;
“La nostra protesta continua con determinazione e responsabilità, fino a impegni verificabili e risultati concreti. Una battaglia che riguarda tutta la comunità. Non chiediamo privilegi. Chiediamo dignità. La dignità di chi lavora, produce e costruisce il proprio futuro nella propria terra.”
A seguito di queste proteste ieri sono stati ricevuti in un’audizione informale a Palermo dal Presidente della Regione, Renato Schifani, insieme al suo ufficio di gabinetto. Hanno depositato ufficialmente la loro Piattaforma Unitaria per la difesa del lavoro, delle imprese e dei cittadini.
“Un passo fondamentale per dare voce a chi non si arrende” – scrivono. “Un percorso che arriva da lontano, passando per il forte sostegno dei sindaci, dei consigli comunali e dai passaggi istituzionali nelle prefetture di Catania e Siracusa. Vogliamo ribadire con estrema chiarezza una realtà sotto gli occhi di tutti: noi siamo aziende, lavoratori e cittadini che, pur facendo parte delle rispettive associazioni di categoria, oggi non si sentono più rappresentati. Per questo lanciamo un appello netto: chiediamo ai presidenti provinciali e regionali delle associazioni di categoria di fare realmente il proprio ruolo, riavvicinandosi e ascoltando sul campo le imprese che lavorano e tutelano ogni giorno il territorio, per cominciare a combattere davvero per la loro difesa. Non basta più la facciata, servono i fatti. E lo stesso vale per la politica: continueremo a batterci affinché ci sia un cambio di rotta radicale, pretendendo una politica reale e lungimirante che creda davvero nello Statuto della Regione Siciliana e lo applichi concretamente, a partire dalla difesa dei nostri prodotti locali e dall’abbattimento del costo dei carburanti e del Carovita. La nostra battaglia è appena iniziata”
foto copertina di Antonino Schilirò



