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Scuola italiana, la controriforma permanente tra mercato e guerra

Luca Antonio Cangemi, ospite di Prima Linea News, analizza il progressivo ridimensionamento dell'istruzione pubblica, la perdita della libertà di insegnamento e il rischio di una scuola sempre più subordinata agli interessi economici e alle strategie militari.

by Danilo Gullotto
1 Novembre 2026
in Wn TV
Reading Time: 8 mins read
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In questi giorni, l’Italia attraversa il suo consueto «autunno caldo», una stagione in cui il malessere sociale torna a manifestarsi attraverso un crescente numero di proteste di piazza. Le mobilitazioni interessano diversi settori, dall’agricoltura ai trasporti, dalla pesca al mondo della scuola, coinvolgendo anche gli studenti.

Proprio questi ultimi, forse a discapito di altre categorie sociali, sembrano aver ricevuto maggiore attenzione da parte dei media tradizionali, non tanto per le rivendicazioni che animano le loro proteste, quanto per alcuni episodi isolati che, nel corso delle manifestazioni, sono degenerati in gravi disordini, scontri con le forze dell’ordine e saccheggi. Circostanze che hanno spinto il governo a rispondere con ulteriori misure a tutela dell’ordine pubblico, attraverso gli ormai sempre più inflazionati «decreti sicurezza».

Al netto di queste derive securitarie, sembra che il mondo della scuola continui a trascinarsi dietro un malessere che non trova sollievo nelle ricette politiche, nonostante il continuo susseguirsi di riforme o, sarebbe forse più corretto dire, «controriforme», approvate dai governi di centrodestra e di centrosinistra nell’arco di quasi quattro decenni. Un percorso che, secondo molti, ha determinato un progressivo peggioramento delle condizioni del sistema scolastico, con il rischio di pesanti ricadute sul futuro dell’intera società.

La Controriforma Permanente: la scuola italiana tra mercato e guerra

Una chiave di lettura delle cause alla base del progressivo deterioramento del sistema scolastico italiano viene offerta dal saggio collettivo La Controriforma Permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra, pubblicato nell’agosto del 2025 dalla casa editrice MarxVentuno Edizioni.

Al volume hanno contribuito firme come F. Dubla, L. Capuana, R. Latempa, M. Boscaino, A. Mazzeo, F. Cori e P. La Villa. Il saggio è curato dall’insegnante, saggista ed ex deputato alla Camera per due legislature Luca Antonio Cangemi, nostro ospite a Prima Linea News.

Il volume individua nelle diverse classi dirigenti, economiche e istituzionali, le responsabilità di un processo che ha progressivamente ridotto il sistema scolastico a uno «strumento del mercato». In questo modo, secondo Cangemi, viene compromessa quella funzione costituzionale dell’istruzione volta a garantire il progresso e l’uguaglianza, piegando la formazione agli interessi del sistema aziendale.

A gravare ulteriormente su questa condizione si aggiunge una nuova fase, nella quale la scuola viene resa funzionale a progetti legati alle strategie di guerra, come suggerisce anche il sottotitolo del volume. Si alimenta così una prospettiva bellicista che sembra conquistare uno spazio sempre più ampio nella società.

La normalizzazione della guerra nelle aule scolastiche

Soffermandosi su quest’ultimo aspetto, Cangemi precisa che si sta cercando di introdurre nelle aule scolastiche l’accettazione di una «normalizzazione della guerra», sovvertendo il sentimento di ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione e mettendo in discussione quella stessa impostazione antimilitarista che, secondo l’autore, ha storicamente caratterizzato la scuola italiana.

Cangemi ritiene inoltre che questo orientamento venga introdotto nel mondo scolastico anche attraverso strumenti specifici, come la Formazione Scuola-Lavoro, che prevederebbe, in determinati casi, la partecipazione degli studenti ad attività e conferenze presso le basi militari.

A ciò si aggiunge l’avallo di programmi didattici relativi a discipline che, secondo questa interpretazione, favorirebbero uno spirito di contrapposizione tra l’Occidente e le altre culture. Un clima che, sempre secondo Cangemi, rischia di inoculare negli studenti un vero e proprio sentimento razzista, minacciando ulteriormente i principi fondativi della scuola italiana.

Dalle «tre i» all’aziendalismo: il progressivo cambiamento della scuola

Nel corso della conversazione, Marco Giuseppe Toma introduce ulteriori elementi a sostegno delle tesi di Cangemi. Tra questi, il tentativo dei governi Berlusconi di imprimere alla scuola un orientamento improntato all’efficientismo aziendale, attraverso il celebre slogan delle «tre i» (internet, inglese, impresa).

Toma richiama inoltre il progressivo ridimensionamento della figura dell’insegnante, sempre meno riconosciuta sul piano retributivo e sempre più demotivata sotto il profilo vocazionale.

A ciò si aggiungerebbe una revisione dei libri di testo orientata dalle logiche di gestione imprenditoriale e volta a inculcare l’idea di un Occidente «elitario», che pretende di porsi al centro della storia e del mondo, finendo per alimentare un atteggiamento bellicista.

Toma esprime anche il timore di un ritorno a forme di classismo e discriminazione, tanto nei confronti delle persone con disabilità quanto degli extracomunitari, oltre che degli studenti che, più in generale, non si conformano a determinati «canoni di mediocrità».

Cangemi condivide le argomentazioni di Toma e aggiunge che la militarizzazione rappresenta l’ultimo passaggio di una controriforma nella quale la cultura della guerra e l’aziendalismo condividono lo stesso spirito competitivo.

Si tratta di un percorso che si allontana dal «sentiero della cooperazione» indicato dalla moderna pedagogia e che, secondo l’autore, rispecchierebbe l’interesse delle classi dominanti ad alimentare una cultura bellicista, tanto per ragioni geopolitiche quanto economiche.

Il significato della scuola: tempo, libertà e formazione del pensiero critico

La conversazione con Cangemi diventa anche l’occasione per ricordare l’origine della parola «scuola»: un termine che deriva dal greco classico scholè, il cui significato è «tempo libero».

Un’etimologia che richiama il privilegio di cui godevano i cittadini ateniesi, i quali potevano riservare parte del proprio tempo alla riflessione e alla formazione, mentre tale possibilità era preclusa ai servi e agli schiavi.

Un privilegio che oggi la Repubblica italiana riconosce a tutti i suoi cittadini attraverso il diritto all’istruzione, anche allo scopo di fornire quegli strumenti di discernimento necessari per orientarsi nella complessità del mondo che ci circonda e per adempiere consapevolmente al dovere costituzionale di partecipare alla vita politica del Paese.

Riprendendo queste considerazioni, Cangemi individua proprio nei concetti di tempo e libertà i due elementi fondamentali che la cosiddetta controriforma finisce per sottrarre agli studenti.

Secondo l’autore, tutte le riforme che si sono succedute nel corso degli anni, promosse da governi e ministri, da Moratti e Gelmini a Renzi e Bianchi, fino ad arrivare a Valditara, sono accomunate da un «filo rosso»: la progressiva riduzione del tempo scuola, che limita le possibilità degli studenti di stare in classe, confrontarsi e apprendere.

Una condizione riconducibile al taglio delle ore dedicate all’insegnamento di alcune discipline. Secondo i calcoli di Cangemi, prendendo come riferimento l’ultima riforma degli istituti tecnici voluta dal ministro Valditara e confrontandola con l’assetto scolastico di vent’anni fa, emerge una differenza di circa ottocento ore di lezione in meno nell’arco di un percorso quinquennale.

Tutto questo, secondo Cangemi, incide principalmente sulla «formazione della personalità e della capacità critica nel costruire un proprio punto di vista sulla vita e sul mondo».

A ciò si aggiunge una progressiva riduzione degli spazi di libertà all’interno della scuola, dovuta a un crescente autoritarismo e a una maggiore gerarchizzazione dei rapporti. Ne deriva un ruolo sempre più impositivo dei dirigenti scolastici, a discapito della libertà di insegnamento e della possibilità di costruire un pensiero critico.

Gli insegnanti e il progressivo impoverimento della scuola pubblica

Nell’ultima parte dell’intervista, Giuseppe Notaro richiama il ruolo centrale degli insegnanti all’interno della scuola e della società, esprimendo la preoccupazione che la loro figura sia stata progressivamente sminuita, insieme al valore stesso dell’educazione delle nuove generazioni.

Cangemi condivide questa preoccupazione, sostenendo che la controriforma abbia rappresentato innanzitutto un attacco agli insegnanti, colpiti sul piano materiale e, al tempo stesso, indeboliti negli strumenti e nell’autorevolezza necessari per aprire nuovi spazi nella società.

Secondo l’autore del saggio, infatti, «l’idea della controriforma è quella di una società funzionale agli interessi dell’industria e ai progetti bellici». Una prospettiva che, a suo giudizio, ostacola la costruzione di una società capace di dare spazio allo spirito critico, allontanandosi progressivamente dall’orizzonte costituzionale.

Riprendendo la riflessione di Notaro, Cangemi sottolinea inoltre che, storicamente, il corpo docente ha rappresentato «un tessuto comune di vite che ha reso l’Italia anche più unita».

Il riferimento è alla possibilità che insegnanti provenienti da regioni diverse si ritrovassero a lavorare nello stesso istituto scolastico, condividendo il bagaglio delle proprie esperienze.

Una possibilità che oggi appare sempre più difficile da realizzare, soprattutto per gli insegnanti meridionali, in un contesto nel quale il Sud Italia continua a fare i conti con scuole che cadono a pezzi e fondi che non vengono erogati.

Tutto questo rappresenta, per Cangemi, «un disastro umano e culturale devastante», sul quale sarebbe necessario riflettere.

La difesa della scuola pubblica e democratica

Infine, Cangemi tiene a sottolineare che il suo saggio non intende limitarsi a offrire un’analisi del declino verso cui la controriforma permanente avrebbe trascinato la scuola italiana, ma vuole anche stimolare una riflessione sulla possibilità di organizzare una resistenza a difesa dell’istituzione scolastica e della libertà di insegnamento.

Una prospettiva che trova già riscontro nelle grandi mobilitazioni di piazza, passate e recenti.

L’autore lancia inoltre un messaggio di fiducia nella capacità degli insegnanti di continuare a svolgere un ruolo significativo, invitando studenti, lavoratori e l’intera società a partecipare a una battaglia in difesa di quell’idea di scuola pubblica e democratica sancita dalla nostra Costituzione.

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Danilo Gullotto

Ricercatore nel campo bioinformatico, biomolecolare evoluzionistico, biofisico computazionale e genetico molecolare. Divulgatore di temi scientifici legati all'ambiente e al cambiamento climatico, attivista e opinionista politico, debunker di temi pseudoscientifici.

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