La violenza verbale e fisica, la creazione di un nemico a qualsiasi costo, la difficoltà ad accettare il confronto e il dialogo con chi è diverso costituiscono la cifra del tempo presente.
La virtù del rispetto e della mitezza nei rapporti personali, sociali e politici non viene praticata perché appare segno di fragilità.
Sono giorni cattivi, nei quali prevalgono l’ottusa intransigenza e la supponente arroganza.
Siamo in una fase storica che registra l’emergenza del soggetto, dell’individuo, che si percepisce come autoreferenziale, unicamente teso a realizzare il proprio desiderio e incentrato sul proprio interesse.
È l’era del dilagante egoismo.
Non c’è il senso della comunità, ma la voglia di consumare beni e rapporti umani sull’altare di un imperante narcisismo.
È urgente invertire la direzione della vita sul fondamento dei valori di fraterna solidarietà e amicizia con tutti gli esseri umani.
Occorre riscoprire un’etica di vita condivisa, e ciò può realizzarsi in modo privilegiato praticando le virtù della MITEZZA E DELLA FRATERNITÀ.
“Beati i miti perché erediteranno la terra”, disse Gesù nel Discorso della Montagna.
È un’indicazione che non dev’essere considerata solo religiosa, ma di significato universale e laico.
Cominciamo a cambiare il nostro cuore, e se lo faremo in tanti cambieremo il mondo.
Non subito, ma con la dovuta pazienza storica, sono certo che lo cambieremo.



