Il disagio attuale appare evidente con la enorme partecipazione che hanno avuto le diverse manifestazioni in tutta Italia. Come a Genova 2001 la risposta tende ad essere essenzialmente repressiva perchè non possono essere messe in discussione le politiche volute dall’assetto dominante neoliberista a favore della concentrazione del capitale in poche mani.
Non può criticarsi la scelta di investire in riarmo e non nello stato sociale, in sanità, nella scuola, nei beni comuni in generale e in retribuzioni medie più decenti.
Non si possono toccare le banche, le società energetiche e tecnologiche con le loro enormi plusvalenze, come pure non si può attuare una politica fiscale che combatta l’evasione , cosa che sarebbe facilissima attualmente con l’uso della IA.
Cosa è mancato dopo la sconfitta del movimento di Genova 2001 e cosa manca oggi?
Allora i partiti della sinistra con la terza via di Blair e la sintesi del PD furono riassorbiti in una logica neoliberista e completarono loro stessi il lavoro nella società per favorire le scelte a vantaggio delle elite finanziarie.
Quando il Conte 2 aveva portato 209 miliardi e cominciava debolmente a fare qualcosa di sinistra, fu subito defenestrato per sostituirlo con il guru neoliberista Draghi e poi, con la scelta eteroguidata di Letta, con la Meloni.
In pratica, dopo Genova 2001, non ci fu una presa di posizione della sinistra per elaborare e portare avanti una cultura, un sistema valoriale e politico capace di contrastare la centralizzazione del capitale con la progressiva destrutturazione delle democrazie ed il disprezzo per le politiche ambientali, sociali e redistributive della ricchezza.
Questo deficit culturale, valoriale e politico lo vediamo pure ora nelle formazioni politiche della sinistra che non riescono ad essere d’appoggio al movimento e non riescono a costruire una nuova cornice economica e valoriale per il futuro.
Pur nella crisi evidente del neoliberismo, che per sopravvivere spinge verso la guerra, il movimento non ha una cornice nuova che possa fare sintesi del disagio e prospettare un nuovo futuro.
La necessità di stati generali progressisti, promossi eventualmente anche dall’attuale movimento in assenza di partiti scheletrizzati ed imbalsamati nei loro equilibri interni, risulta fondamentale per la costruzione di una cornice diversa verso cui muoversi.
Lasciare che le cose vadano come successe a Genova 2001 sarebbe un vero suicidio per tutti e nulla ci porterebbe ad evitare un dramma enorme.



