La vicenda della mensa scolastica di Isernia continua ad alimentare il confronto politico dopo la discussione avvenuta durante il Consiglio comunale del 29 ottobre 2026. Al centro della polemica c’è la deliberazione di Giunta numero 305 del 20 ottobre, che prevede il blocco della prenotazione dei pasti per gli utenti con morosità superiori a 100 euro, dopo un sollecito e fatte salve le situazioni di disagio economico accertate dai servizi sociali. Un provvedimento che ha provocato la dura reazione del consigliere comunale di opposizione Eugenio Kniahynicki, firmatario di un’interrogazione urgente e promotore di un’istanza politica per chiedere al sindaco Piero Castrataro la revoca della delega all’Istruzione all’assessore Angela Perpetua.
WordNews.it lo ha intervistato per approfondire le ragioni della sua iniziativa e le possibili azioni successive.
Consigliere, nella sua interrogazione ha richiamato la Costituzione, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e diversi orientamenti giurisprudenziali. La giurisprudenza amministrativa, tuttavia, non è univoca sulla natura del servizio mensa e sui poteri dei Comuni. Quali elementi specifici della delibera numero 305 ritiene giuridicamente contestabili?
Guardi, da un punto di vista giurisprudenziale esistono sentenze sia favorevoli a quella che è l’attuale interpretazione della Giunta comunale, ma ne esistono tante altre, un po’ più avanzate, perché promulgate dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione, che dicono l’esatto contrario di quella che è l’attuale linea della Giunta comunale di Isernia. Se è vero, come io ritengo sia vero, che il Comune debba in ogni modo andare a recuperare quelli che sono i crediti che ha nei confronti di utenti debitori, nel momento in cui si parla di servizio e l’utente è un minore ed è rappresentato dal suo tutore legale, genitore o tutore che sia, una mancanza del tutore non può ricadere direttamente sul bambino. E questo, checché ne dica la Giunta in nome dell’assessore competente, non può essere coperto dicendo che il bambino non saprà mai che il suo tutore è un utente moroso. Perché nel momento in cui accade questa cosa e la Giunta decide di sospendere il servizio, a quel bambino il pasto non viene erogato. Che poi si attivino delle iniziative personali da parte dei docenti piuttosto che degli altri genitori che intendono non far ricadere sul bimbo la cosa, è una questione a parte. Attualmente quella delibera di Giunta dice che se il tutore/genitore non versa il dovuto e raggiunge un debito di 100 euro, al bimbo viene tolto il pasto.
Sta valutando iniziative formali per sottoporre il provvedimento a una verifica di legittimità.
Assolutamente sì, questo è il passo successivo a quella che è stata l’interrogazione.
L’amministrazione dichiara di vantare oltre 60mila euro di crediti, una cifra significativa per un servizio comunale. Lei ha chiesto di non utilizzare il blocco della mensa come strumento di pressione sui genitori. Quale soluzione alternativa propone concretamente per recuperare le somme, distinguere le famiglie realmente indigenti da quelle che possono pagare e garantire contemporaneamente la sostenibilità economica del servizio?
Questo avviene normalmente attraverso l’ufficio legale del Comune, così come si fa per altri creditori di altri servizi. Allo stesso identico modo si possono adire le vie legali per poter riscuotere e avere diritti su quel credito senza farlo andare in prescrizione. Attualmente ci si limita a mandare un messaggio, piuttosto che una mail, per dire se è in debito di… Non è sufficiente. Esistono altri strumenti e il Comune ha i mezzi necessari per poter recuperare il credito o quantomeno per far sì che lo stesso non cada in prescrizione.
L’assessore Angela Perpetua ha assicurato che le comunicazioni resteranno riservate, che i servizi sociali interverranno a tutela delle famiglie fragili e che nessun bambino in stato di necessità sarà lasciato solo. Perché ritiene insufficienti queste garanzie?
Dire che viene tutelata la privacy significa ribadire l’ovvio, perché credo e spero che nessuno mai si permetta di andare oltre il rispetto della privacy degli utenti. E questo credo che sia univoco, nessuno credo possa e voglia intraprendere strade differenti. Non è sufficiente e non serve a giustificare, come dice l’assessore Perpetua, il fatto che il bambino viene tutelato. Nel momento stesso in cui la delibera va a vessare direttamente il bambino per un debito che ha materialmente contratto il genitore/tutore, il bambino non è più tutelato.
Durante il Consiglio comunale ha annunciato un’istanza politica per chiedere al sindaco Piero Castrataro la revoca della delega all’assessore Perpetua. Quali responsabilità politiche specifiche attribuisce all’assessore e perché ritiene che questa vicenda abbia compromesso il rapporto di fiducia istituzionale?
Partiamo dal primo punto. L’istanza è una conseguenza diretta della risposta che ha dato in Aula. L’assessore Perpetua si è limitata a rafforzare quella che era la posizione della delibera di Giunta, senza tra l’altro rispondere in maniera precisa e puntuale a quelle che erano le interrogazioni, e ha continuato a ribadire che il recupero del credito contratto dal genitore è prioritario rispetto al bambino. Questa cosa è inammissibile per un assessore all’Istruzione che dovrebbe avere come prioritario l’interesse e il diritto del bambino, non dell’utente, non del Comune, ma del bambino. Almeno secondo il mio punto di vista, avendo anche ricoperto il ruolo, il mio obiettivo era esattamente questo: cercare di fare qualsiasi cosa per tutelare e garantire servizi migliori, un’istruzione migliore al bambino e a nessun altro.
La richiesta è stata formalmente depositata? E quali iniziative intende intraprendere dopo il voto che ha respinto la sospensione della seduta?
L’istanza è stata depositata in Consiglio contestualmente al momento in cui è stata presentata. È stata sottoscritta da me e dal consigliere Di Perna. La sospensione era più che altro per rendere dotta l’aula consiliare dei motivi iscritti all’istanza. Non si è voluto procedere in tal senso, probabilmente perché la linea della maggioranza è coincidente con quella politica della Giunta e me ne rammarico, perché sono convinto che almeno buona parte dei consiglieri di maggioranza non la pensano in questo modo. Probabilmente solo il fatto di doversi esporre politicamente e pubblicamente li ha indotti a votare contro una sospensione, ma non ci sono conseguenze su questo. È stato un voto più politico e di principio. Non me la prendo, non c’era bisogno neanche di avere il voto del Consiglio, era una prova politica da parte di un consigliere di opposizione per vedere fino a che punto i consiglieri di maggioranza siano così liberi come vantano in molte occasioni di dire.
Mentre per le famiglie viene prevista una misura restrittiva già oltre i 100 euro di debito, è stata sollevata anche la questione delle possibili morosità delle società sportive che utilizzano immobili comunali. Qual è la sua posizione?
No, attualmente non era quello l’ordine del giorno, ma è un argomento di interesse sicuramente. Ma a prescindere dall’origine dell’utente/azienda, chiunque sia debitore nei confronti del Comune va perseguito legalmente dall’Ente stesso.
Esiste una delibera, anche per queste problematiche che riguardano i crediti vantati dal Comune, analoga a quella che lei conosce molto bene e sulla quale ha presentato un’interrogazione?
Ad oggi no.
Lei è a conoscenza di situazioni debitorie attuali e documentabili, con riferimento alle società sportive?
Non avendo documentazione in mano non posso esprimermi sull’argomento.
Intende presentare un accesso agli atti per verificare quali somme siano dovute, quali procedure di recupero siano state avviate e se, in presenza di eventuali inadempienze, siano state applicate limitazioni all’uso degli impianti pubblici?
È un dovere del consigliere comunale fare questo.
DOMANI L’INTERVISTA ALL’ASSESSORE:
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