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Isernia, accuse al Pronto Soccorso: «Non sono state prestate le dovute cure a mio fratello». La risposta di Pastore: «Rigetto tutte le accuse. Mi sono attenuto al protocollo»

by Paolo De Chiara
1 Ottobre 2020
in Attualità
Reading Time: 9 mins read
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Un vero e proprio sfogo. Anzi, una pesante accusa. L’attacco è stato sferrato nei confronti del Pronto Soccorso di Isernia. Il post, di qualche ora fa, apparso sulla bacheca Facebook di una cittadina isernina non lascia dubbi. Ecco la sua versione. “Chi mi conosce – esordisce – sa che non amo molto parlare dei miei problemi personali o familiari ma in questo caso credo sia doveroso ringraziare voi tutti per i numerosi messaggi che ci stanno arrivando chiedendo notizie inerenti a mio fratello. Mi sembra quindi doveroso spiegarvi cosa sia accaduto al nostro Michele”.

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Ed ecco il racconto. “Lunedì (28 settembre 2020, nda) ha avuto un'ischemia che si è trasformata in un ictus con emorragia cerebrale, al momento è molto grave, sta lottando tra la vita e la morte! La cosa che fa più male è sapere che mio fratello non sarebbe dovuto arrivare in quel modo al Neuromed di Pozzilli. A Michele non sono state prestate le dovute e necessarie attenzioni al Pronto Soccorso dell'Ospedale d'Isernia dove lunedì pomeriggio si è recato accompagnato da sua moglie in stato confusionale e problematiche verbali”. L’accusa è grave. Per questo motivo abbiamo sentito telefonicamente il dott. Lucio Pastore, direttore dell’Uos del Pronto Soccorso di Isernia che, nel frattempo, aveva già pubblicato la sua risposta in un post. Sempre su Facebook.

Ma ritorniamo al racconto della signora.  

Cosa è accaduto, secondo la sua versione, presso la struttura ospedaliera isernina? “Ricevuto dopo un’ora e mezza, dopo aver minacciato di chiamare forze dell'ordine viene visitato ed effettuata la tac, ma non la risonanza magnetica che invece verrà effettuata il giorno dopo ed ora sappiamo che era quello l'esame che avrebbero dovuto fare subito, perché avrebbe rivelato le condizioni di salute dei tessuti molli. Quindi per i sanitari Michele stava bene, non aveva alcun problema, tampone covid negativo. Anzi la dottoressa chiede alla moglie se ha problemi di udito perché non risponde alle domande (e qua ci scappa la barzelletta!!). Come pure l'infermiera all'accettazione, rimprovera la moglie perché alle sue domande deve rispondere lui e non lei (roba da pazzi)!”

Il racconto continua: “Lunedì sera mio fratello esce fuori dal pronto soccorso e nessuno ci fa caso (fortunatamente erano lì presenti familiari che lo bloccano). Martedì, in tarda mattinata, viene finalmente fatta la risonanza magnetica che rivelerà un'ischemia in corso, sono le 14.00. A quel punto si decide di spostare mio fratello in altra struttura per intervenire, ma non può andare perché manca un'altra volta l'esito di un altro tampone covid ed essere trasportato alla Neuromed dato che in Pronto Soccorso, nel frattempo, era arrivato un indiano con presunto covid”.

“Michele non può essere trasferito ancora. Entra sua figlia e si accorge che il padre è abbandonato a sé stesso, senza acqua, senza letto, in un corridoio in piedi in stato confusionale.  Sua figlia viene rimproverata perché non può assolutamente stargli vicino e anche per il fatto che lo aveva fatto sedere su una sedia a rotelle. Ci chiediamo, come mai mio fratello non viene sedato e fatto sdraiare su un lettino? (che era la cosa più sensata da fare a detta dei medici del Neuromed). Alle 15.30 mio fratello esce dal pronto soccorso per la seconda volta e anche lì nessuno ci fa caso! Inizia ad avere una paralisi, si sente male mentre, fra grida di mia madre e della figlia piccola, un autista dell'ambulanza minaccia di chiamare i carabinieri”. La storia raccontata non è ancora terminata. “Dopo quest'episodio avvenuto alle 15.30, mio fratello parte per il nuovo ospedale ma troppo tardi, solo un'ora e 20 minuti dopo, perché il risultato del secondo tampone non arriva, ed era rimasto su una scrivania. Pazziiii. Allora mi chiedo, se mio fratello fosse stato positivo al covid cosa avrebbero fatto? Gli avrebbero dato il colpo di grazia con un colpo di pistola? Ma se una persona non muore di covid invece può morire d'ischemia? Ah, ma il covid è più importante e questa è la prassi. I medici del Neuromed sono sconcertati, pure loro non capiscono come mai un giovane di 54 anni sia potuto arrivare da loro in quelle condizioni dopo un giorno di degenza a Isernia e come terapia un'aspirina!!! Ci hanno detto che sarebbe bastato un semplice intervento (che però doveva, essere effettuato nel giro di 12 ore in caso d'ischemia) e mio fratello sarebbe stato bene”.

Questo, come si legge nel post, non è l’unico episodio legato alla sanità locale. “Non è la prima volta che abbiamo brutte sorprese con l'Ospedale d'Isernia. Personalmente sono andata a partorire a Roma dopo la brutta esperienza di ricovero in ostetricia dove avrei dovuto partorire, ma sono letteralmente scappata… Mio padre ha parcheggiato la sua macchina, è andato con le sue gambe lì, ma ne è uscito morto 8 anni fa. Non voglio criticare l'incompetenza (che è tanta! Naturalmente non per tutti, sia ben chiaro) ma rilevo una grande indifferenza. Pochi fanno bene il proprio lavoro e questo vale per tutti i campi. Il medico di turno volse le spalle a mio padre (che era febbricitante e dolori forti al torace) e non lo visitò, dicendogli che in quel reparto (medicina) tutti avevano la febbre. Mio padre morì dopo qualche ora”.

«Rigetto le accuse. Abbiamo applicato il protocollo». Per dovere di cronaca, oltre ad aver sentito telefonicamente il responsabile del Pronto Soccorso (che ha ribadito sostanzialmente il pensiero espresso su Facebook), pubblichiamo integralmente la sua replica.

Questa è la risposta del deotto Lucio Pastore (nella foto in alto), direttore dell’UOS. “Vorrei cercare di rispondere a tutti i rilievi fatti in questo post. In primo luogo mi dispiace per le condizioni del paziente e spero che possa aversi una evoluzione positiva. Quando il paziente è entrato in PS è stato subito sospettata una lesione ischemica. Infatti si sono fatti dei prelievi per escludere altre possibili cause e si è proceduto a Tac cerebrale risultata negativa. Da premettere che i parenti avevano detto che la comparsa della disartria risaliva a più di 5 ore prima e che alcuni sintomi li avevano notati dal giorno prima. Questo è un dato importante perché dopo questo intervallo di tempo non è possibile procedere a fibrinolisi. La Tac cerebrale è l'esame che sempre facciamo da ripetere dopo 24 ore se il primo esame è negativo. La risonanza magnetica, non solo ad Isernia, di routine non viene effettuata. Se si vuole modificare giustamente l'iter diagnostico bisogna che tutti gli ospedali siano messi in condizione di effettuare sempre le risonanze magnetiche a qualsiasi ora del giorno e della notte. Poiché il paziente era agitato durante la notte fu consentito ad un familiare di essere presente in reparto.

Il giorno seguente in mattinata ho chiesto di effettuare una risonanza non ritenendo opportuno di attendere le 24 ore per ripetere la Tac. Dalla risonanza si è evidenziata l'area ischemica e per questo si è contattata la Neuromed che dopo circa un’ora ci ha dato la disponibilità del posto letto previo tampone covid.

 

Era stato effettuato il tampone molecolare classico già prima di chiamare la Neuromed ma sarebbero state necessarie ancora molte ore prima di avere la risposta. Per questo motivo ho fatto effettuare un tampone rapido. Quando abbiamo avuto il risultato si è proceduto al trasferimento.
Tutto questo è avvenuto mentre erano presenti molti altri casi complicati in PS.

 

Il tempo di latenza per un trattamento di fibrinolisi è di 4 ore e mezzo dall'insorgenza dei sintomi e quando il paziente è arrivato si era fuori range ed il trattamento fibrinolitico poteva peggiorare la situazione.
Cmq vorrei far rilevare che in Regione ci sono 166 posti letto riservati a pazienti neurologici. Perché non si organizzano percorsi diretti per quelle strutture?

Come mai siamo costretti a trattenere per giorni nel PS pazienti neurologici perché non ci sono strutture che li accettano?
 

Spero che il paziente possa migliorare ma la gestione dei percorsi spetta alla Asrem e fino ad ora queste sono le nostre possibilità di azione.

Spero in un confronto proficuo che ci permetta di migliorare la gestione di questi pazienti.
Noi ci atteniamo ai protocolli e ci muoviamo in situazioni estremamente delicate con carenza di personale e mezzi.”

 

Dottor Pastore, ma le accuse della signora sono state pesanti. Lei cosa può aggiungere? «Ho dato la mia risposta su quello che abbiamo fatto. Posso pensare che ci sia stata emotività, però io mi sono attenuto ai protocolli. Se qualcuno mi viene a contestare questi protocolli mi dovrà dire cosa altro avrei potuto fare.»  

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2020-10-01 17:40:22

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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