L’eco delle “notti magiche” non si era ancora spento, i giovani sognavano nuovi e vecchi amori scoprendo Laura Pausini a Sanremo e gli 883 o scavava le profondità dell’animo e i suoi tormenti con le poesie in musica di Marco Masini, giovani e giovanissimi sognavano, cantavano e ballavano nelle piazze col Karaoke di Fiorello e le serate del Festivalbar, qualche mese dopo l’Italia intera si sarebbe fermata disperata e in lacrime per il pallone volato oltre le nuvole a Pasadena calciato dal Raffaello del dio Eupalla, Silvio Berlusconi scendeva in campo per fermare la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto e del Pds.
E la guerra era tornata nel cuore dell’Europa, a pochi passi da noi, nei Balcani insanguinati. Mentre a milioni di chilometri, nel cuore dell’Africa saccheggiata, depredata e devastata da sporchi interessi occidentali, venivano assassinati Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Le mafie seminavano terrore dalla Sicilia al continente, quel continente in cui il capitalismo criminale e mafioso stava sempre più avvelenando regioni intere. Tra le regioni in cui sono arrivati i rifiuti delle mafie l’Abruzzo. In quei mesi la relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia accendeva i riflettori anche sull’Abruzzo e su Vasto, meno di cinque anni dopo l’attentato sventato a Giovanni Falcone, in città per un interrogatorio. Attenzione ad un soggetto, scrissero i commissari, venuto dalla Campania: Michele Pasqualone. Dodici anni dopo, tra gambizzazioni, attentati, negozi saltati, auto bruciate, Pasqualone venne arrestato.
Tra l’allerta parlamentare e la prima operazione Histonium silenzio, omertà, complicità, disinteresse. Ci volle una seconda operazione Histonium l’anno dopo perché la rete di Pasqualone si fermasse. In quei mesi alla magistrata che stava indagando, Anna Maria Mantini, fu assegnata la scorta e la massima allerta di sicurezza possibile. Ma non bastò. E fu trasferita a Pescara. Dopo Pasqualone venne la famiglia Cozzolino. E poi altri ancora.
L’Operazione Tramonto, che coinvolse altre cinque regioni oltre l’Abruzzo (e segnatamente il vastese), scattò all’alba dell’11 gennaio 2012. Un mese prima, di fronte ad un nuovo ampio fronte di fuoco esploso nel vastese, si chiese per la seconda volta (la prima fu dicembre 2010) se sarebbe mai arrivata (o meglio, quando sarebbe arrivata) una “histonium 3”.
L’Operazione Tramonto e la rete dei Cozzolino fu la risposta. Gli anni passano e le cronache ci hanno raccontato di nuove maxi operazione, dell’arrivo delle mafie foggiane, del traffico di droga da Albania e Puglia al vastese, dei traffici di rifiuti (l’inchiesta della DDA di Campobasso è la seconda in pochi anni), negli stessi anni ci furono le prime maxi operazioni contro le mafie nigeriane (e quanto lo sfruttamento della tratta sia diffuso è sotto gli occhi di tutti) tra i cognomi del ventre oscuro autoctono che egemonizzano narcotraffico, usura, violenza, estorsione, racket delle case popolari, compare Casamonica (segno di un ritorno in Abruzzo?).
Di Histonium 1 e 2 e Pasqualone non si può parlare, ancora oggi appare tabù o quasi, Cozzolino non lo ricorda più nessuno (o almeno si fa finta). Cosa è accaduto nel vuoto lasciato da Michele Pasqualone e Lorenzo Cozzolino?

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È notizia dei giorni scorsi l’ennesima maxi operazione contro organizzazioni malavitose la cui testa è nella Roma dei Casamonica, nel Lazio degli Spada. Mentre don Max a Rancitelli un mese fa denunciò l’aumento del consumo di droghe, della presenza sempre più massiccia di «Giovani come zombie, che barcollano per strada, si accasciano con lo sguardo perso nel vuoto dopo essersi infilzati una siringa vicino alle parti intime», fonte Il Messaggero Abruzzo del 24 giugno.
In tutto questo negli ultimi mesi il vastese è tornato vittima di rapine e furti. Una gioielleria a Vasto rapinata da una banda organizzata, a Scerni in una sola notte saccheggiate attività economiche e case, a Casalbordino nell’ultima settimana ladri in azione 4 giorni su 7 (ultimi raid ieri sera), altri furti a Pollutri. Questo solo una parte dei tanti fatti di cronaca. Solo l’anno scorso sono stati 9 gli arresti tra San Severo e San Paolo Civitate (sempre in provincia di Foggia) per auto rubate tra Abruzzo e Molise e cannibalizzate. Stessa rotta, o comunque limitrofa, di traffici di droga dai Balcani (ma non solo) sgominati negli anni. È sempre la stessa? Le basi di questi tentacoli vecchi e nuovi della malavita che colpisce nel vastese è sempre quella?
Era la primavera 2020, l’Italia intera era in lockdown, quando denunciammo la spregiudicatezza del ventre oscuro, delle famiglie che da Rancitelli al vastese impongono la loro violenta presenza (quell’anno era iniziato con l’omicidio nel “Ferro di Cavallo” pescarese legato allo spaccio di droga), spacciano, sparano fuochi d’artificio inviando precisi segnali, taglieggiano, si considerano padroni assoluti con prepotenza volgare e ostentata.
I meccanismi del predominio criminale, fino ai botti a determinati orari e per ben precisi moventi, furono gli stessi descritti e documentati nell’operazione che contestò per la prima volta il 416bis a famiglie di Rancitelli. Meccanismi comuni a larga parte della costa abruzzese e i cui tentacoli arrivano fino al cuore del vastese.




