A Isernia la solidarietà non resta uno slogan astratto, ma diventa gesto concreto.
DOMANI, sabato 13 dicembre, all’ex lavatoio “Ru Puzz” di corso Garibaldi 11, andrà in scena un appuntamento che unisce memoria, diritti e impegno: un benefit per i prigionieri palestinesi, una serata di informazione e sostegno reale a chi oggi vive la detenzione lontano dalla propria terra.
Alle ore 19:00 è previsto un documentario seguito da un dibattito pubblico.
L’ingresso è fissato a 5 euro e l’intero ricavato sarà destinato alle spese legali di un prigioniero palestinese rinchiuso nelle carceri italiane. Nessun simbolismo vuoto, quindi: ogni biglietto diventa un pezzo di difesa, un’ora di lavoro in più per un avvocato, un diritto in meno calpestato nel silenzio.
Un benefit per dare un nome ai prigionieri palestinesi
Dietro le cifre e le statistiche ci sono volti, famiglie, storie interrotte. L’obiettivo della serata è proprio questo: spezzare l’anonimato, restituire umanità a chi viene raccontato solo come numero di matricola.
Il benefit per i prigionieri palestinesi nasce dalla consapevolezza che le carceri, soprattutto quando attraversate da conflitti e tensioni internazionali, possono diventare luoghi opachi dove il diritto alla difesa è spesso un lusso. In questo quadro, il caso del prigioniero palestinese detenuto in Italia diventa simbolo e monito: ciò che accade lontano da noi si riflette anche nelle nostre istituzioni, nelle nostre aule di tribunale, nelle nostre prigioni.
Documentario e dibattito: la Palestina raccontata senza filtri
La serata all’ex lavatoio “Ru Puzz” non sarà solo raccolta fondi. Il cuore dell’evento sarà la proiezione di un documentario sulla Palestina e sulla condizione dei prigionieri palestinesi, pensato per offrire al pubblico strumenti concreti di comprensione: immagini, testimonianze, analisi, voci che raramente trovano spazio nel mainstream.
A seguire, un dibattito aperto permetterà di confrontarsi su:
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il significato politico e umano della detenzione dei palestinesi;
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il ruolo dell’Europa e dell’Italia;
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le conseguenze psicologiche e sociali della reclusione;
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l’importanza della solidarietà internazionale e delle campagne di sostegno legale.
Non una conferenza accademica, ma un momento di confronto diretto, dove chi partecipa può fare domande, portare dubbi, condividere esperienze e riflessioni.
Isernia, ex lavatoio “Ru Puzz”: uno spazio che resiste
La scelta dell’ex lavatoio “Ru Puzz” non è casuale. Uno spazio popolare, situato in corso Garibaldi 11 a Isernia, che da tempo ospita iniziative culturali, sociali, politiche. Un luogo che porta addosso la memoria del lavoro e della vita quotidiana e che oggi si trasforma in piazza simbolica dei diritti.
Qui, il 13 dicembre, la città avrà la possibilità di guardare oltre i propri confini, di collegare il tessuto urbano di Isernia alle strade di Gaza, Cisgiordania, ai campi profughi e alle celle dove molti palestinesi stanno pagando, spesso senza processo equo, il prezzo di un conflitto infinito.
Parlare di benefit per le spese legali può sembrare tecnico, ma è proprio lì che passa il confine tra diritto e arbitrio. Avere un avvocato che segue il caso, che controlla gli atti, che impugna i provvedimenti, che fa valere i diritti fondamentali, significa impedire che una persona venga inghiottita dal buio burocratico della detenzione.
Ogni euro raccolto durante la serata servirà a:
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sostenere i costi di difesa del prigioniero palestinese detenuto in Italia;
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garantire la presenza di professionisti che seguano il suo percorso giudiziario;
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tenere accesi i riflettori mediatici e sociali sul suo caso e, per estensione, su quello di tanti altri.
In un tempo in cui la Palestina viene spesso ridotta a slogan contrapposti, qui si sceglie una strada diversa: trasformare l’indignazione in un aiuto concreto.
Come partecipare all’evento
L’appuntamento è per sabato 13 dicembre, ore 19:00, all’ex lavatoio “Ru Puzz”, corso Garibaldi 11, Isernia.
L’ingresso è di 5 euro e rappresenta una vera e propria adesione a una campagna di giustizia e dignità.
Chi partecipa non sarà solo spettatore di un documentario, ma parte attiva di una battaglia civile: quella per i diritti dei prigionieri palestinesi, per una Palestina libera dalle catene dell’occupazione e delle celle, e per un’Italia che non volti lo sguardo dall’altra parte quando i diritti vengono calpestati anche dentro le proprie mura.





