Una puntata intensa. A “30 minuti con…” l’avvocato Luigi Li Gotti ha attraversato alcuni dei capitoli più oscuri della storia repubblicana: mafia, stragi, servizi segreti, depistaggi, verità negate e responsabilità istituzionali mai del tutto chiarite.
Nel corso della ventinovesima puntata, condotta dal direttore Paolo De Chiara, con la partecipazione di Antonino Schilirò, il confronto si è aperto dalla memoria della strage di Capaci, a trentaquattro anni dall’attentato in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Ma, come ha sottolineato Li Gotti, la memoria non può restare prigioniera delle sole commemorazioni. Ricordare è giusto, ma non basta: serve continuare a cercare ciò che ancora resta coperto dal silenzio.
Li Gotti richiama il caso Moro, la pista Gladio, le ombre sul sequestro dello statista democristiano, la stagione dello stragismo italiano, la trattativa Stato-mafia e il peso delle cosiddette “menti raffinatissime”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla Commissione antimafia, alla pista del terrorismo nero, alle dichiarazioni e alle omissioni che, secondo Li Gotti, continuano a impedire una ricostruzione piena delle responsabilità storiche e giudiziarie. Senza verità sul passato, il presente diventa fragile, manipolabile, quasi senza radici.
Li Gotti distingue tra la sconfitta dell’ala militare e la permanenza di sistemi criminali ancora capaci di infiltrarsi nell’economia, nella politica e nei territori. Dalla ’ndrangheta alla camorra, da Cosa Nostra alle infiltrazioni nel Nord Italia, emerge il quadro di un Paese che non può permettersi distrazioni.
Non basta “resistere”: bisogna combattere con gli strumenti della democrazia, della conoscenza, della memoria attiva.
La video intervista con Luigi Li Gotti è disponibile su WordNews.it e sul canale YouTube della testata.




