La salute non dovrebbe mai dipendere dal luogo in cui nasci, dal reddito, dal livello di istruzione della tua famiglia, dal genere o dall’etnia. Eppure, oggi, milioni di bambini crescono senza accesso alle cure essenziali, a vaccini, a nutrizione adeguata, a strutture sanitarie minime. In questi luoghi accade che la disuguaglianza diventa una condanna, e questo non deve accadere.
Nonostante i numerosi impegni politici ad alto livello per raggiungere la Copertura Sanitaria Universale (CSU) entro il 2030, oltre metà della popolazione mondiale non ha ancora accesso ai servizi sanitari essenziali. Una persona su quattro si trova in difficoltà finanziarie quando paga di tasca propria l’assistenza sanitaria, spesso a scapito di beni di prima necessità come cibo, istruzione o alloggio.
La salute per tutti è un prerequisito per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). Popolazioni più sane favoriscono comunità più resilienti, produttive, pacifiche e prospere. Quando le persone ritardano o rinunciano all’assistenza sanitaria a causa dei costi, rischiano di peggiorare i risultati sanitari e di aggravare gli oneri sanitari e finanziari a lungo termine. Al contrario, quando i governi danno priorità a garantire alle persone l’accesso a un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili, gettano le basi per un progresso sostenibile in tutti i settori.
Oggi il mondo è attraversato da una contraddizione: da un lato, scienza e medicina hanno raggiunto livelli straordinari; dall’altro, vastissime popolazioni non riescono ad accedere nemmeno ai servizi più basilari.
Nel mondo 4,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi sanitari essenziali, e 2,1 miliardi sono in difficoltà finanziarie a causa delle cure mediche necessarie. Fra queste, 1,6 miliardi vivono in povertà proprio a causa delle spese mediche.
In occasione della Giornata mondiale della copertura sanitaria universale 2025 dello scorso 12 dicembre l’OMS ha chiesto un’azione urgente per attuare misure di protezione finanziaria ed eliminare i costi sanitari a carico dei più bisognosi, tra cui le persone con redditi bassi o con patologie croniche.
La negazione del diritto alla salute per i bambini è paradossale se si considera che il livello di istruzione dei genitori, in particolare della madre, incide in modo diretto sul tasso di mortalità infantile e sull’accesso alle cure: laddove non c’è istruzione, la salute diventa ancora più fragile.
È stata osservata una riduzione della mortalità sotto i 5 anni del 31% per i bambini nati da madri con 12 anni di istruzione (cioè, istruzione secondaria completata) e 17,3% per i figli nati da padri con 12 anni di istruzione, rispetto a quelli nati da un genitore senza istruzione (cfr: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)00534-1/fulltext).
Alle disuguaglianze economiche, alla povertà educativa, alle situazioni di vita in aree a rischio per conflitti si aggiungono i retaggi culturali e l’indifferenza politica segnatamente ai danni delle persone appartenenti a minoranze etniche o religiose, comunità indigene, famiglie migranti o sfollate che in molti sistemi sanitari vengono ignorati al punto di diventare invisibili nelle statistiche.
La fragilità dei sistemi sanitari e il prezzo dell’inefficienza
Paesi dove il sistema crolla
In molti Stati senza risorse per sostenere sistemi sanitari efficaci (le strutture sono poche e mal attrezzate e gli operatori sanitari sono insufficienti e sottopagati) le persone devono percorrere chilometri per raggiungere un ambulatorio e quando arrivano, trovano farmaci scaduti, macchinari guasti, file interminabili, costi insostenibili.
Per converso nei paesi più ricchi, a causa dell’invecchiamento della popolazione, dei costi crescenti e della domanda elevata di servizi medici, diventa sempre più difficile assicurare cure mediche accessibili a tutti senza lunghe liste d’attesa.
Un altro nodo inquietante è la privatizzazione crescente dei servizi sanitari. Laddove lo Stato non garantisce cure gratuite o accessibili, sono le logiche di mercato a determinare chi può curarsi e chi no. La salute diventa un bene acquistabile. E chi non può permetterselo resta indietro.
La negazione delle cure è una forma di violenza strutturale: una società che accetta che un malato non venga curato perché povero è una società che ha tradito i principi fondamentali dei diritti umani.
Infanzia e salute mentale: l’altra emergenza
Quando parliamo di diritto alla salute, non possiamo dimenticare la salute mentale, spesso ignorata ma centrale nello sviluppo del bambino.
Guerra, fame, abusi, violenza domestica, sfruttamento, migrazioni forzate: tutto questo si imprime nella mente dei bambini come ferite invisibili difficilissime da curare, soprattutto dove mancano psicologi e psicoterapeuti. Una tale situazione risente anche dello stigma sociale: in molte comunità chiedere aiuto psicologico è ancora visto come una vergogna. I bambini in particolare se affetti da disabilità cognitive o disturbi emotivi vengono isolati, nascosti, esclusi dai percorsi educativi assai spesso nel momento in cui avrebbero più bisogno di essere assistiti.
Le conseguenze sociali di un diritto negato
Quando il diritto alla salute viene meno le conseguenze vanno oltre la sofferenza individuale. Le comunità si indeboliscono. I paesi restano intrappolati in cicli di povertà. L’uguaglianza diventa un miraggio.
Difendere il diritto di tutti, ovunque, significa oggi più che mai richiamare i decisori politici a rispettare gli impegni internazionali presi, giuridicamente vincolanti e ad intraprendere azioni a livello globale, nazionale e locale per assicurare realmente che ogni essere umano possa avere il più alto livello raggiungibile di salute fisica e mentale.
Per realizzare davvero il diritto alla salute dei propri cittadini tutti governi dovrebbero investire sulla salute potenziando i sistemi sanitari attorno all’assistenza di base per rendere i servizi dedicati disponibili, accessibili, qualitativamente accettabili.
Dovrebbero altresì promuovere e vigilare sulla trasparenza contrastando la corruzione, rafforzando la governance al fine di approfondire la conoscenza dei bisogni sanitari della propria popolazione, raccogliendo ed analizzando i dati, per poter fornire servizi adeguati e per correggere le disuguaglianze sociali.
Dovrebbero salvaguardare il diritto alla salute anche in guerra e nei conflitti, proteggendo le infrastrutture e gli operatori sanitari e garantendo l’accesso ininterrotto ai servizi, nel rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.
I governi tutti dovrebbero tener presente che la salute è un diritto umano fondamentale, sancito dalla Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che deve essere riconosciuto ad ogni individuo indipendentemente dalla razza, dall’origine nazionale o sociale, dalla religione e da ogni altra differenza di opinione e colore che compone la variegata umanità.





