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Nazioni Unite chiedono processo contro la società proprietaria di PornHub

Le accuse sono di aver facilitato e lucrato sullo sfruttamento sessuale anche di minori, complicità nelle violazioni dei diritti umani e di aver fornito strumenti accessibili agli abusatori. Nessuna reazione sulla campagna elettorale sul portale pornografico e anche sui provvedimenti per la maglietta venduta per sostenere processati per apologia di terrorismo.

by Alessio Di Florio
22 Maggio 2026
in Il Guastafeste
Reading Time: 7 mins read
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Domenica e lunedì prossimo si terranno le consultazioni elettorali per il rinnovo di sindaci e consigli comunali in 882 comuni tra cui 20 capoluoghi, uno di questi sarà Chieti. Il campo largo ha designato come proprio candidato sindaco Giovanni Legnini, Partito Democratico, ex vicepresidente del Csm e sottosegretario nei governi Letta e Renzi.

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Il 2 maggio in città è giunta anche Schlein, presenti esponenti e dirigenti del PD e dei Giovani Democratici. Assurti al livello nazionale quelli locali, segnatamente del vastese, nel settembre scorso dopo la foto in cui un ragazzo – Lorenzo Antonellini, candidato alle scorse comunali a Vasto con Sinistra per Vasto, eletto nel direttivo del PD di Vasto e presidente dell’associazione Impatto – aveva indossato una maglietta che veniva venduta per sostenere le spese legali di una band accusata di apologia del terrorismo delle Brigate Rosse.

Vicenda di cui ci siamo ampiamente occupati nel settembre scorso, documentando i testi di tale band. La vicenda ha avuto un clamore così forte che ancora oggi cercando su google notizie del congresso dei GD si trovano abbondanti riferimenti. In una foto pubblicata sui social accanto a Schlein compare proprio il ragazzo.

La settimana scorsa, citando tale circostanza e ricordando la vicenda del settembre scorso, abbiamo riportato il comunicato stampa di due giovanissimi attivisti di destra – Nicholas Romano, candidato a sua volta alle comunali di Chieti, e Nicola Sacchetti, vastese – che hanno posto domande precise alla dirigenza nazionale e locale di PD e Giovani Democratici. Dopo il clamore suscitato dalla vicenda della maglietta indossata le dirigenze avevano annunciato provvedimenti, la domanda posta dopo il selfie con la segretaria nazionale è stata lineare: ci sono stati questi provvedimenti? Se, come fa pensare il selfie, no e il ragazzo è organico ai Democratici (al contrario di quanto fu dichiarato nel settembre scorso dagli stessi dirigenti) perché?

Settimane dopo non risultano esserci state risposte e reazioni.

L’inizio della campagna elettorale teatina è stato, invece, segnata anche dalla notizia che Paride Paci, capogruppo uscente del Partito Democratico e ricandidato nella lista dello stesso partito, aveva scelto di sponsorizzare la sua candidatura anche su PornHub. Vicenda che abbiamo già raccontato in vari articoli, riportando anche numerose testimonianze e inchieste sulla realtà reale dietro il portale pornografico.

Realtà su cui hanno preso posizione, nelle scorse settimane, anche le Nazioni Unite. La notizia, caduta nel totale silenzio in Italia, è stata resa nota da Pornoverità il 16 maggio.

«In giustizia della violenza estrema subita dalle menti dei nostri figli e di chiunque sia stato abusato nell’immenso mattatoio a luci rosse i cui stupri sono a disposizione di tutti continuando a traumatizzarne e distruggerne le vittime, gli esperti delle Nazioni Unite proprio ieri hanno chiesto un processo penale completo nei confronti di Aylo, la società madre di Pornhub e di tutte le altre piattaforme pornografiche, riconoscendo la loro responsabilità nell’aver facilitato e monetizzato lo sfruttamento sessuale soprattutto nei confronti di donne e ragazze. Si parla di “complicità nelle violazioni dei diritti umani e di aver fornito strumenti accessibili ai perpetratori diretti”.

“Gli esperti hanno inoltre espresso preoccupazione per l’onere imposto alla vittime per la rimozione dei loro contenuti non consensuali” si legge; “Questo crea un sistema in cui le vittime sono costrette a rincorrere il proprio stesso abuso venendo così costantemente ritraumatizzate mentre l’abuso continua a circolare.”

Gli esperti ritengono inoltre non credibile Aylo visto che ha rimosso ben 50 milioni di video illegali e non consensuali nella ben nota notte del 2020 solo a seguito di pesanti denunce e del relativo articolo apparso sul NY Times e non si era preoccupata delle precedenti disperate richieste delle vittime.

E non è tutto: gli esperti hanno espresso preoccupazione per la mancata determinazione del governo degli Stati Uniti “nel perseguire una piena responsabilità penale contro Aylo, avvertendo che ciò rischia di rafforzarne l’impunità per lo sfruttamento sessuale online su vasta scala. Nel dicembre 2023, i procuratori statunitensi hanno raggiunto un accordo di rinvio dell’azione penale con Aylo, in base al quale quest’ultima ha accettato di pagare sanzioni pecuniarie e risarcimenti a vittime selezionate e di accettare un monitoraggio esterno per tre anni. Se l’azienda si adeguerà, le accuse saranno archiviate nel 2026 e non verrà emessa alcuna condanna.

Il contrasto è stridente: i singoli individui vengono imprigionati per tratta, mentre l’entità aziendale che ha consentito e consapevolmente tratto profitto dall’impresa criminale su vasta scala evita la condanna” hanno affermato.

Un’altra categoria di persone però evita la condanna: coloro che continuano a cliccare su quei video continuando così ad aumentarne la richiesta e contribuendo allo stupro di tanti innocenti. Anche se i dirigenti di Aylo non venissero mai condannati ricordiamo che è già una condanna per i tanti utenti del porno vedere distrutta la propria vita e la propria famiglia dalla pornografia. Sapere di aver contribuito ad aver aumentato la richiesta di immagini che stuprano la mente dei propri figli è già di per sé una triste resa dei conti».

Abbiamo già in passato varie volte ripubblicato testimonianze di sopravvissute al porno pubblicate da Pornoverità. In quest’articolo ne riproponiamo altre.

«Tra i suicidi più sconvolgenti nel mondo della pornografia non c’è dubbio che negli ultimi anni siano stati quelli di Mercedes Gabrowsky e Kagney Lynn; trovata impiccata in un parco pubblico la prima, col viso distrutto da un colpo d’arma da fuoco autoinflitto la seconda».

«Il porno estremo è il più popolare ed è per questo che essendo la performer n.1 tutti volevano fare soldi con me, e molte mie esperienze sono state davvero degradanti e umilianti»

«Ho perso la mia famiglia; quando le persone mi chiedono se conviene fare porno rispondo NO! Rende la vita davvero difficile, il mondo ti giudica e devi accettare di essere umiliata ogni giorno della tua vita. Ho paura ad avere figli perché sono preoccupata del modo in cui la gente li tratterebbe. A mia madre facevo comodo fino a che le davo i soldi, ora non più. Mio padre si vergogna di me e a causa mia ha avuto problemi al lavoro».

«Ho difficoltà a farmi vedere tra le persone perché penso sempre che mi guardino attraverso i vestiti».

«Un giorno ho lasciato il set, ho parcheggiato l’auto dopo due isolati e sono scoppiato a piangere. Volevo così tanto uscire da quella giostra infernale. E non ci sono tornata più».

«Guadagnavo un sacco di soldi ma faticavo a pagare l’affitto perché spendevo migliaia di dollari ogni settimana in cocaina; combattevo contro gravi pensieri suicidi».

«Ingozzavo tutte le pillole e l’alcol su cui riuscivo a mettere le mani e poi bevevo sperando di farla finita. Odiavo chi ero diventata, odiavo i soldi e mi stavano uccidendo. Non valeva la vita che vivo adesso. Voglio che la verità sulla pornografia venga conosciuta».

«Schiaffi, sputi, insulti, bombardata di abusi fisici».

«Avevo 24 anni quando sono entrata nel porno, ero dipendente da alcol e droghe. I pornografi si approfittano di persone distrutte per distruggerle di più. Rassicurano che l’ambiente è controllato: ne sono uscita con 2 malattie sessualmente trasmissibili. Ho cercato di uccidermi. Tante persone nel porno si ammalano».

«Penso così spesso a ciò che accade alle persone che lavorano nel settore, finiscono per vedersi come oggetti loro stesse, e che valgono in rapporto a quello che fanno. Non vedono più la luce in fondo al tunnel. 30 persone che conoscevo alla fine si sono tolte la vita. Racconterò sempre la mia storia perché mentre la pornografia è così malefica e dannosa per le persone penso anche che il tuo passato non deve definirti, che non sei i tuoi errori e che tutti meritino una seconda possibilità».

Alexa James: «La prima scena che feci fu con un uomo che era probabilmente sulla quarantina (…) Quando ho iniziato a piangere e a gridare mi ha rigirata e ha continuato da dietro in modo che non si sarebbe visto nel film che piangevo. Mi tirava i capelli e mi strozzava quando gli dicevo che mi stava facendo male e riuscivo a malapena a respirare».

Linda Lovelace: «La mia iniziazione alla prostituzione fu uno stupro con 5 uomini combinato dal sig. Traynor. Mi ha minacciato con la pistola se non l’avessi fatto. Non avevo mai fatto sesso anale prima e mi ha ridotta a pezzi (…) Non ero mai stata così terrorizzata e umiliata nella mia vita. Mi sono sentita trattata come spazzatura. Ho compiuto atti sessuali contro la mia volontà per evitare di venire uccisa. (…)»

Andi Anderson: «Dopo un anno di questa “affascinante” vita ho tristemente scoperto che l’alcol e le droghe ne erano parte integrante. Cocaina, alcol ed ecstasy erano le mie preferite. In poco tempo divenni quel che non avrei mai voluto essere. Dopo aver fatto tante scene hardcore non ce la feci più ad andare avanti. Ricordo soltanto di essere stata in una condizione orrenda, sperimentando un’estrema depressione, sentendomi sola e triste»

Alexa Milano: «Nella mia prima scena venni rudemente trattata da tre tipi. (…) Rimasi dolorante, ferita e camminavo a malapena. Le mie intimità bruciavano e mi facevano tanto male. (…) Sono rimasta tremendamente ferita dalla violenza fisica e psichica subita da questi tre pornostar»

Jersey Jaxin: «Ci sono ragazzi che ti tirano pugni in faccia. Ti trovi il loro seme in ogni parte del tuo corpo. Ti senti distrutta. Il tuo corpo è a pezzi e sembra uscir fuori da te. E non finisce mai».

 

 

 

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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