I molisani pretendono risposte. Le pretendono dalla giustizia, dalla politica e dalle istituzioni. Perché mentre le udienze slittano il tempo passa e le ombre restano.
Per la terza volta consecutiva l’udienza preliminare dell’inchiesta Memory si ferma prima ancora di entrare nel vivo. Il procedimento, uno dei più delicati e pesanti degli ultimi anni in Molise, ha subito un nuovo rinvio dopo che il Gup di Campobasso ha rilevato un problema di notifica nei confronti di uno degli imputati che si trova all’estero.
Il nuovo appuntamento è stato fissato per il 17 settembre.
Sulla decisione del giudice, l’avvocato Mariano Prencipe, in dichiarazioni rilasciate alla stampa locale, ha spiegato: «Il giudice ha preso atto che una notifica non è andata a buon fine, trattandosi di un cittadino residente all’estero. Per questo motivo ha disposto le ricerche da parte della polizia giudiziaria, così da poter procedere validamente alla notifica del provvedimento di citazione in giudizio. Di conseguenza, l’udienza è stata rinviata al 17 settembre. I tempi lunghi dipendono anche dalla natura molto complessa del fascicolo: si tratta di un procedimento ampio, articolato, dentro il quale c’è molto materiale. È una caratteristica quasi fisiologica di processi di questo tipo. Non ci sono però, allo stato, rischi di prescrizione».
Memory è una maxi inchiesta che coinvolge 44 imputati tra amministratori, professionisti e imprenditori, chiamati a rispondere, a vario titolo, di contestazioni che ruotano attorno alla gestione dei rifiuti, agli appalti e a presunti rapporti illeciti con la società Energia Pulita Srl, attiva nel nucleo industriale di Termoli.
L’indagine è una delle più rilevanti portate avanti negli ultimi anni dalla Dda di Campobasso. L’impianto investigativo guarda a presunti collegamenti con ambienti criminali attivi tra Molise e Puglia.
Nelle carte compare anche il nome del presidente della Regione Molise, Francesco Roberti. La posizione del governatore non si colloca nello stesso filone delle contestazioni di stampo mafioso rivolte ad altri imputati. Per Roberti l’accusa riguarda il segmento corruttivo dell’inchiesta, legato ai rapporti con Energia Pulita Srl e a fatti che risalirebbero al periodo in cui ricopriva contemporaneamente incarichi pubblici di rilievo: sindaco di Termoli, presidente della Provincia di Campobasso e componente del Consiglio generale del Cosib.
Sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, Roberti avrebbe sfruttato il peso del proprio ruolo istituzionale per favorire alcune pratiche amministrative nel settore dei rifiuti, ottenendo in cambio vantaggi personali e professionali. Nello stesso filone compare anche la posizione della moglie del presidente.
Il processo che non si avvia: inchiesta Memory, nuovo rinvio e udienza spostata al 21 maggio






