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Referendum sulla giustizia: una riforma in blocco, un voto al buio

L'OPINIONE DI FELICE LIMA- Carriere, CSM e Alta Corte disciplinare: cosa cambia davvero e perché il metodo è già sostanza.

by Redazione Web
3 Febbraio 2026
in Punti di vista
Reading Time: 8 mins read
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La riforma costituzionale della giustizia che viene sottoposta a referendum popolare è una riforma molto complessa e molto gravida di gravissime conseguenze.

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Questa non è una opinione. E’ una certezza per chi ha un minimo di competenze giuridiche e, peraltro, viene detto espressamente dai politici di governo, che la pubblicizzano come la riforma epocale che metterà le cose a posto, “ridarà alla politica il suo spazio” e impedirà, d’ora in poi, “invasioni di campo dei PM”.
Verrebbe da dire, con un espediente retorico, che non è “una” riforma, ma almeno quattro riforme tutte insieme: le carriere, “i” CSM, la composizione dei CSM, l’Alta Corte disciplinare.

La maggior parte dei “tifosi” – per il “si” o per il “no” – tende a battersi difendendo un aspetto della questione (per di più in una versione semplificata fino alla falsificazione). Chi il sorteggio per il CSM, chi la separazione delle carriere, chi l’Alta Corte.

Alcune “categorie” (tipo gli avvocati delle Camere Penali) vogliono una delle cose e per averla sono pronti a pagare qualsiasi prezzo.

Ma la riforma è un pacchetto completo, che siamo costretti a votare “in blocco”.
Non possiamo prendere una cosa e lasciare le altre.
Quindi, per accettarla dovremmo essere convinti che sia tutta buona.
E qui c’è un primo grandissimo problema di metodo.

La Costituzione prevede che le riforme costituzionali debbano essere approvate dal Parlamento con la maggioranza dei due terzi dei votanti.
Perché sono riforme molto “pesanti”.
In una democrazia parlamentare, il Parlamento discuterebbe in maniera adeguata e per un tempo adeguato una riforma costituzionale.
Così da “farla bene”, tenendo conto di tutte le questioni che pone.

Invece noi non siamo più da tantissimi anni una democrazia parlamentare, perché il Parlamento è una assemblea non di “eletti”, ma di “designati” dai capi dei partiti. E proprio perché si tratta di “designati”, di “miracolati”, spessissimo presi fra i nani e le ballerine, oltre che anche per altri motivi, questa assemblea fa la serva del governo.
Non solo di questo governo. Anche di quelli precedenti.
Secondo Montesquieu, la democrazia presuppone una separazione dei poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario.

In Italia il potere legislativo e quello esecutivo coincidono e per di più è il Parlamento a essere al servizio del governo (per questo è semplicemente demenziale l’aggressione al prof. Alessandro Barbero per avere detto “governo” invece di “parlamento”) e quel pochissimo residuo di separazione dei poteri che resta sta sull’asse politica/giustizia. Asse nella quale, ovviamente, la giustizia è un povero vaso di coccio.
Dunque, questa riforma epocale della Costituzione è stata predisposta dal governo e al Parlamento è stato imposto di approvarla in blocco, così com’è, senza discuterla e senza la possibilità di alcun emendamento.

E’ vero, ovviamente, che la Costituzione dà la possibilità al Parlamento di approvare la sua riforma anche con una maggioranza inferiore ai due terzi, prevedendo in questo caso, appunto, un referendum popolare confermativo.
Ma il problema è che il referendum è uno strumento con moltissimi limiti.

E’ facile, infatti, chiedere al popolo se vuole o no il divorzio, mentre è difficilissimo ottenere da lui risposte adeguate a quesiti che richiedono competenze che il popolo nel suo insieme non può avere.
Da qui discende il fatto che la campagna per questo referendum viene fatta disonestamente, offrendo argomenti palesemente falsi, come ho documentato nei miei ultimi post.
Ricondivido, per tutti, uno dei tanti poster di propaganda completamente falsi di Fratelli d’Italia. Uno che ha come protagonista il Capogruppo di Fratelli d’Italia che va alle feste vestito da nazista.

La maggior parte degli elettori non è in grado – senza propria colpa – di comprendere cosa VERAMENTE cambierà con la riforma.
Prego di credere che anche un enorme numero di addetti ai lavori come gli avvocati non ha la più pallida idea delle reali dinamiche del potere giudiziario (nelle prossime puntate cercherò di offrire degli scoop su alcune di esse) e addirittura un gran numero di magistrati non lo sa e crede che i posti direttivi, le nomine e i processi disciplinari li porti la cicogna.

Dunque, io considero violentemente antidemocratico varare “di forza” e senza un vero confronto parlamentare una riforma molto rilevante della Costituzione affidandola al giudizio di un popolo che non può capirne in alcun modo le implicazioni e che, quindi, viene imbonito a suon di “basta con i giudici comunisti”, “si alla certezza della pena”, ecc.

Ma c’è ancora di peggio, perché in realtà cosa voteremo non è possibile saperlo veramente, dato che parti decisive della riforma saranno fatte in seguito, con leggi ordinarie a maggioranza semplice e come saranno queste leggi non si può sapere perché non viene detto.
E anche per questo fa tantissima paura che Carlo Nordio e i suoi dicano che il loro obiettivo è modificare profondamente i rapporti della politica con la giustizia. In altre parole, sottoporre la giustizia a un ulteriore controllo da parte della politica.
Quello che ho appena scritto non è una mia opinione.

E’ scritto chiaro e tondo nella presentazione della proposta di legge, fatta da Nordio e Giorgia Meloni, che si può leggere nel sito della Camera dei deputati, qui: https://documenti.camera.it/…/leg.19.pdl.camera.1917…
Dice testualmente la proposta di legge (con riferimento all’Alta Corte disciplinare) che “L’intervento di riforma attribuisce, infine, alla legge ordinaria il compito di determinare gli illeciti disciplinari, le relative sanzioni, la composizione dei collegi e le forme del procedimento disciplinare nonché di stabilire le norme necessarie per il funzionamento dell’Alta Corte» (riporto in allegato una foto di questo testo).

E queste leggi attuative potranno essere le migliori o le peggiori e potranno fare uno sfacelo ulteriore.
Ma altri interventi ancora saranno necessari per attuare la riforma.
Per esempio, i promotori dell’azione disciplinare sono attualmente il Procuratore Generale della Cassazione e il Ministro della Giustizia.

Nel nuovo sistema con giudici separati dai PM, l’azione disciplinare contro i giudici la promuoverà ancora il Procuratore Generale (che è un PM) o resterà solo il Ministro?
E ancora, quanti saranno i Consiglieri di nomina politica destinati al sorteggio “temperato”? Perché se saranno dieci volte il numero dei Consiglieri da sorteggiare il sorteggio avrà un qualche senso, ma, se saranno solo il doppio, il sorteggio dei consiglieri di nomina politica sarà una farsa.

Dunque, noi siamo chiamati a votare “in bianco” e “in blocco” una riforma epocale della Costituzione, scritta interamente dal Governo, rispetto alla quale il Parlamento ha fatto solo da “passacarte”, il cui contenuto reale e le cui conseguenze sono in grande parte ignoti, perché futuri e, per la restante parte, comprensibili solo da addetti ai lavori molto molto addentro.
Le conseguenze, fra le tante, sono due.
La prima che moltissimi sono tentati dalla astensione.

Ma questo referendum non è come quelli abrogativi. Qui non c’è “quorum”.
Qui chi pensa all’astensione dovrebbe votare “no”, secondo un ragionamento per il quale non ti posso autorizzare a fare una modifica costituzionale se non riesci a convincermi che è buona.
La seconda è che la “campagna elettorale” è tutta giocata su semplificazioni (che è già una forma di falsificazione) moltissime delle quali incontrovertibilmente false (tanto per dire, praticamente tutte quelle dei manifesti pubblicati sul Facebook di Fratelli d’Italia, alcune delle quali ho riportato nei miei post precedenti).

Dunque, moltissimi voteranno si o no sostanzialmente sulla base di “umori di pancia”: “i magistrati fanno schifo”, “il governo fa schifo”, “basta con tutti questi immigrati”, “la certezza della pena”, “la devono pagare”, “zecche comuniste”, “fascisti schifosi”, e altre cose che con la riforma costituzionale non hanno niente a che fare.
Mi fermo perché questa puntata è già troppo lunga e il resto nelle prossime puntate.

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