Nel Paese del giorno dopo, la risposta è arrivata. A scoppio ritardato. Dopo tre anni di letargo istituzionale è arrivato il documento di tre pagine del Viminale che si riferisce all’interrogazione 4-01471 presentata dall’On. Stefania Ascari. A firmarla è la sottosegretaria Wanda Ferro.
La risposta ricostruisce i fatti legati ai manifesti funebri e al funerale di Rosario Curcio (suicidio in carcere?), detenuto a Opera (Milano), dove scontava l’ergastolo per l’omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo (uccisa il 24 novembre 2009).
Per noi di WordNews.it non è una risposta soddisfacente: non chiarisce ciò che andava chiarito e sposta l’attenzione sul lato tecnico, lasciando intatto il nodo politico e istituzionale.
La linea è questa: la Questura di Crotone non avrebbe ricevuto comunicazioni preventive sull’evento e quindi non avrebbe potuto valutare misure di ordine pubblico o eventuali prescrizioni richiamando gli articoli 26 e 27 del TULPS. Dopo le notizie di stampa, la vicenda viene affrontata in Prefettura di Crotone: audizione del sindaco il 17 luglio 2023; il sindaco parla di “prassi” nata nel 2021 (periodo Covid) per esprimere cordoglio istituzionale per tutti i concittadini deceduti e afferma di averla interrotta. Sul secondo punto, la presenza di un assessore al funerale, la risposta richiama una nuova audizione il 26 luglio e le dimissioni dell’assessore il 27 luglio 2023.
Sul primo punto noi siamo stati molto duri: i manifesti che omaggiavano l’ergastolano potevano essere strappati e, quindi, rimossi. Sono rimasti per diversi giorni in bella mostra. Sulla seconda questione, oltre alla partecipazione dell’assessora ai funerali (che abbiamo fatto dimettere con i nostri articoli e la foto pubblicata in esclusiva), avevamo posto degli interrogativi sulle altre presenze istituzionali, come quella del vice-sindaco (impegnato solo a vomitarci addosso tutto il suo disprezzo). Era presente al funerale?
Potete ascoltare la sua voce cliccando nel video pubblicato in basso.
La dichiarazione di Ascari a WordNews.it: “La morte non cancella il male compiuto”
La versione di comodo “prassi uguale per tutti” si schianta contro la realtà.
In una dichiarazione esclusiva rilasciata a WordNews.it, l’On. Stefania Ascari è netta:
“Il fatto che ci fosse una prassi di rendere omaggio in occasione della morte a tutti i cittadini non può giustificare l’accaduto perché la morte non cancella il male compiuto e non ci rende tutti uguali. Omaggiare la morte di un mafioso offende la memoria di chi come Lea Garofalo da quelle mani sporche di sangue è stata uccisa e quindi è un atto che va necessariamente condannato”.
Non c’è altro da aggiungere.
Se un’amministrazione comunale firma un omaggio pubblico a un ergastolano, non è semplice “cordoglio”.
Questa risposta tardiva non ci soddisfa
La montagna ha partorito un topolino. Sordo e cecato. La risposta istituzionale che puzza di lunga attesa – tre anni di riflessione – ha trasformato il problema in una questione di carte: “non ci hanno avvisato”, “una prassi”, “iniziativa personale”. Ma la domanda resta: com’è possibile che un’istituzione comunale sia finita, con manifesti funebri e con presenze, dentro un contesto che oggettivamente legittima, normalizza, ammorbidisce l’orrore?
Ecco le nostre domande. Noi – dopo tre anni – ancora non riceviamo una risposta:
- Chi ha autorizzato e non ha controllato il “festoso” funerale?
- Perchè nessuno, ancora oggi, si assume le proprie responsabilità dopo un messaggio devastante che è passato su quel territorio?
- Sono bastate le dimissioni della ex assessora che ha partecipato al “festoso” funerale?
- Al “festoso” funerale era presente anche il vice-sindaco di Petilia Policastro Carmelo Garofalo?
- Al “festoso” funerale erano presenti anche due consiglieri comunali, uno della maggioranza e una dell’opposizione?
- Curcio, il protagonista di tutto questo “circo” dell’antimafia, si è suicidato, come sostiene la versione ufficiale, o è stato indotto al suicidio?
Questa maledetta storia non l’abbiamo “ripresa” a distanza. Siamo stati i primi a raccontarla.
Abbiamo seguito la vicenda Curcio da vicino con innumerevoli articoli. Abbiamo denunciato i manifesti funebri con il nome del sindaco e dell’amministrazione di Petilia Policastro. Abbiamo posto domande, pubblicamente, senza arretrare. Abbiamo intervistato tante persone (il prete, il portavoce del Prefetto di Crotone, famigliari di vittime di mafia, il sindaco, il vice- sindaco amante del rap). Abbiamo raccontato e documentato la presenza di un’assessora al funerale, fotografata tra la gente che rendeva omaggio a un ergastolano, e quella bufera ha portato alle dimissioni.
Abbiamo pubblicato in esclusiva il video del funerale. E siamo stati anche offesi dal vice-sindaco.


Per questo lavoro siamo stati minacciati dalla sorella di Curcio. Oggi, per quelle minacce legate ai nostri articoli, si sta celebrando un processo presso il Tribunale di Isernia.
Ecco una breve raccolta dei nostri articoli, utile per ricostruire il quadro complessivo:
Tre anni dopo, tra “prassi” e “mancate comunicazioni”, la politica chiude il fascicolo.
Ma il Comune di Petilia Policastro, dopo questo episodio, doveva essere sciolto?
La storia di Lea Garofalo ancora non è terminata:
La bestia Carlo Cosco, mafioso-assassino-ergastolano, è nuovamente rientrata al paesello

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