Dialogo USA Iran in Oman senza una conclusione e risultati certi. Stallo. Ma uno stallo generale, per tutte le situazioni di Crisi in corso. Iran vs USA. Ma in una situazione che non è più riduttiva come quella del secolo scorso. Due paesi in crisi interna profonda.
L’America Maga di Trump alle prese con il problema costituito dal suo stesso leader. Promesse non mantenute, intervento militare nel profondo non voluto per la tattica di azione punitiva con raids estremi come la guerra dei 13 giorni o il Venezuela e i messaggi allusivi di Donald Trump, i paesi del Golfo che ritirano appoggi logistici agli USA, e su tutto questo l’incombere del mondo multipolare che ambisce ad avere i suoi spazi di potere.
Un’Iran, paese profondamente cambiato dalle origini della Rivoluzione del 1979, integrato ormai totalmente in tutte le sue componenti politiche e religiose nel sistema del neocapitalismo globale, compresa corruzione generalizzata. La nazione con uno dei più alti tassi numerici di laureati e ricercatori e scienziati del Medio Oriente, con un apparato militare impressionante, e in qualche modo già avviato, anche se non velocemente, verso la transizione e Regime Change, guidato anche da personaggi insospettabili e legati a forme di “sinistra radicale islamica” come l’ex presidente Ahmedjadinaed.
In una rivoluzione Islamica al potere, che non è stata mai attuata nel primo livello di teorizzazione, con il passaggio dalle istanze di teologia della liberazione in senso islamista del primo Khomeini e formazioni come mujahedeen-e-khalg/mujahedeen-e-shaab al radicalismo puro seguente. E il rinascere di un nuovo nazionalismo persiano sullo sfondo del ritorno del paese alla sua antica tradizione di apertura e interscambio con l’ esterno e altre aree culturali. Con trattati di pace in cui vi è la nuova presenza dei BRICS, in particolare la Turchia di Erdogan con il suo progetto panturanista di restaurare un impero ottomano dalla Tracia all’ Asia Centrale, influenzando la Federazione Russa CSE .In ogni caso, una situazione di stallo, di attesa nelle varie crisi. Come con la crisi di Gaza . Riapertura valichi Rafah e altri punti di accesso, ma alla fine cosa si attua realmente? Il Board of Peace.
Ovvero. Una riedizione degli accordi di Abramo in cui tutti decidono e partecipano tranne i palestinesi, fusa con il progetto della riviera e resort ma inseriti tutti nell’ urbanistica della ricostruzione, stavolta gestita dal flusso di capitali dei paesi del Golfo. E con la proposta di Hamas/Al Qassem Brigade di integrarsi nel nuovo stato ricostruito come servizio di ordine pubblico e security. Con Benjamin Netanyahu che tergiversa e cambia continuamente modalità di azione (antislamico, poi unitarista Medio orientale, filoattacco all’ Iran, contro attacco all’ Iran),secondo la convenienza del momento.
Una situazione di stallo e luci e ombre in queste crisi internazionali iniziate nel 2023.Con la speranza che si ascoltino le parole di attivisti come Marco Cappato di far ritornare il diritto internazionale, anzi il diritto in senso lato, al centro della modalità di azione globale, al posto della violenza generale che è la protagonista della situazione post 7 Ottobre in tutta l’area MENA.
Questo e altro in questo video di approfondimento delle news in corso.





