A seguito della notizia della morte di Benedetto “Nitto” Santapaola, storico boss della criminalità organizzata catanese, l’associazione “Antimafia e Legalità” ha diffuso una dichiarazione che non ricostruisce soltanto un passato, ma osserva un presente: quello della reazione del Paese o della sua assenza.
Secondo il presidente dell’associazione, l’avvocato Enzo Guarnera, nei primi giorni si sono lette sulla stampa ampie ricostruzioni della parabola criminale di Santapaola e dell’albero genealogico della cosca. Sono intervenuti magistrati e voci qualificate per delineare la pericolosità del personaggio. Poi, però, “silenzio assoluto”: nessun partito o sindacato, nessuna amministrazione comunale, nessun esponente politico avrebbe rilasciato dichiarazioni.
La spiegazione proposta dall’associazione è netta e si concentra su un punto: la morte del capo non coincide con la fine del sistema mafioso. Guarnera sostiene che la struttura costruita da Santapaola e dai suoi uomini sarebbe stata “ampia e trasversalmente ramificata”, con relazioni anche in settori della media e alta borghesia, nelle istituzioni e nella politica. In questa lettura, con la scomparsa del boss il sistema “rimane in vita” e chi ne fa parte non ha interesse a esporsi: parlare significherebbe rompere un equilibrio, anche solo sul piano dell’immagine, e rischiare di essere richiamato “all’ordine”. È per questo che quel silenzio, se dovesse continuare, viene descritto come destinato a diventare “assordante come un tuono”.
In questo quadro si inserisce anche l’intervista esclusiva pubblicata su WordNews.it, realizzata dal nostro direttore Paolo De Chiara con l’avvocato Enzo Guarnera: “Dentro l’aula, davanti al boss: così Santapaola respinse la strada della giustizia”
La dichiarazione dell’Associazione Antimafia e Legalità non chiede commemorazioni e non invoca retoriche: registra un dato politico e sociale. Se la reazione collettiva si ferma dopo la cronaca, la domanda non riguarda il passato di un boss, ma il presente di un territorio e dei suoi rapporti di forza.
E, nel modo più semplice possibile, torna sempre lì: “È legittimo chiedersi perché”.
Dentro l’aula, davanti al boss: così Santapaola respinse la strada della giustizia





