Sto attraversando uno di quei periodi, questa volta più lungo e più complicato di altri, in cui il tuo fisico ti costringe a una fase di pausa nella quale puoi trovare il tempo di riflettere sulla tua vita, gli eventi che l’hanno segnata e le strade che hai scelto di percorrere.
Sono contento che ciò sia avvenuto dopo una lotta – quella del referendum sulla magistratura – in cui ho impegnato tutte le mie poche forze residue e il cui esito mi ha fatto capire che i giovani, nei quali ho sempre tanto creduto, sono capaci di ribellarsi e di cambiare questo mondo in rovina che gli stiamo lasciando in eredità.
In questa battaglia fondamentale, non una banale competizione politica ma la difesa della nostra Costituzione, sono stati loro a permettere di ribaltare il risultato di una partita che sembrava ormai perduta. E non ci poteva essere presagio più bello per me mentre percorro le ultime tappe del mio cammino.
La tragedia che ha segnato la seconda parte della mia vita, l’assassinio di mio fratello e la strage via D’Amelio, ha portato me, spirito fondamentalmente anarchico, a combattere per tenere viva la memoria del suo sacrificio per prestare fede sino all’ultimo ad uno Stato che lo ha tradito e ne ha poi usato, mistificandola e travisandola, la memoria.
Dallo Stato, che è comunque espressione del potere, non posso aspettarmi Giustizia ed essendo agnostico non posso confidare neppure nella Giustizia divina, che so non esistere, ma credo nelle Giustizia della Memoria degli uomini e per questa, finché avrò forza, continuerò a combattere.
Per questo ho impiegato le mie ultime forze nella difesa di una Costituzione che custodisce dentro di sé la memoria e i valori della reazione e del sacrificio per riscattare la nostra terra dall’oppressione e dagli orrori del dominio fascista.
Quando anche la mia foglia si staccherà dall’albero della vita vorrei che, se qualcosa resterà di me, fosse legata alle due parole che rappresentano i venti dai quali ho sempre cercato di fare spingere le mie vele: AMORE e ANARCHIA.




